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Il Sociale
Lavoro, la crisi colpisce gli stranieri. Raddoppiano i disoccupati

Arrivano in Italia per lavorare, ma molte volte si ritrovano a svolgere mansioni inferiori rispetto alla loro educazione o al profilo professionale che hanno costruito con la loro esperienza. Hanno sofferto la crisi economica più degli italiani, tanto da veder raddoppiare il tasso di disoccupazione. E' la fotografia che l'Istat fa degli stranieri e del loro rapporto con il mondo del lavoro in Italia. In 57 casi su 100, gli stranieri arrivano in Italia proprio per lavorare, ma in quasi un terzo dei casi (29,9%) ritengono di svolgere un lavoro poco qualificato rispetto al titolo di studio conseguito e alle competenze professionali acquisite, percentuale che scende al 23,6% tra i naturalizzati (stranieri che hanno acquisito la cittadinanza) e all'11,5% tra gli italiani.

I dati Istat, aggiornati al secondo trimestre del 2014, dicono che gli stranieri rappresentano l'8,6% della popolazione residente tra 15 e 74 anni, i naturalizzati italiani l'1,3%. La ricerca di un lavoro è il motivo della migrazione in Italia per il 57% degli stranieri nati all'estero e per un terzo dei naturalizzati; seguono le ragioni legate ad aspetti familiari (39%), che rappresentano la spinta principale tra le donne (si può spiegare questa tendenza con il "ri-congiungimento" con familiari già partiti).

La crisi ha lasciato segni pesanti: dal 2008 al 2014 il tasso di occupazione degli stranieri ha subìto una contrazione di 6,3 punti, molto più accentuata rispetto a quella dei naturalizzati e degli italiani dalla nascita (-3,0 e -3,3 punti, rispettivamente). Al contempo, il tasso di disoccupazione degli stranieri è quasi raddoppiato rispetto a sei anni prima (+7,1 punti rispetto a +5,2 per gli italiani dalla nascita). Ancora l'Istat fa notare che la rete di conoscenze e rapporti già stabilizzati in Italia è fondamentale: più della metà (59,5%) degli stranieri ha trovato lavoro grazie al sostegno della rete informale di parenti, conoscenti e amici (38,1% i naturalizzati, 25% gli italiani).

Quanto alla soddisfazione sull'impiego, come accennato nel 29,9% dei casi gli stranieri si sentono 'sovraqualificati' per la professione che svolgono. Le donne vivono una maggiore frustrazione: in quattro casi su dieci dichiarano di percepire di svolgere un lavoro poco adatto al proprio titolo di studio e alle competenze maturate. Le comunità polacca (46,1%), ucraina (45,3%), filippina (41,5%), moldava (36,1%) e peruviana (35%) sono quelle dove è maggiore la quota di occupati che ritengono di avere un impiego poco qualificato; una maggiore corrispondenza è dichiarata da cinesi e indiani. L'overqualification è percepita soprattutto da polacche, ucraine e filippine; solo per la comunità indiana la percezione è molto più elevata tra gli uomini. Il gap tra aspirazioni e realtà aumenta quanto più è alto il titolo di studio dei migranti: il 54,5% degli stranieri laureati non è soddisfatto del suo lavoro, contro il 14,6% degli italiani.

Altre difficoltà rintracciate: non essere italiano dalla nascita rappresenta un ostacolo per trovare un lavoro, o un lavoro adeguato, per il 36,2% degli stranieri e il 22% dei naturalizzati. La scarsa conoscenza della lingua italiana (33,8%), il mancato riconoscimento del titolo di studio conseguito all'estero (22,3%) e i motivi socio-culturali (21,1%) sono i tre ostacoli maggiormente indicati dal campione intervistato.

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