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“Foodsharing”, un sito per condividere il cibo che finirebbe nella spazzatura

Undici milioni di alimenti buttati ogni anno. Questa la fotografia dello spreco di cibo nella virtuosa Germania, a cui vanno sommati gli alimenti perfetti scartati dalla grande distribuzione solo perché non delle misure standardizzate. Tonnellate di cibo fresco – circa la metà degli alimenti prodotti – cestinati prima di arrivare al supermercato. E in Italia? Come siamo messi in vista di Expo 2015, che proprio su questi temi verterà? In Italia gettiamo 12,3 miliardi di euro di cibo ogni anno: cibo che è costato molti euro per essere prodotto e distribuito, e che ne chiederà altri per essere smaltito. Tutto questo mentre un miliardo di persone ogni giorno soffre la fame.

Per provare a cambiare, si può cominciare accendendo il pc o scaricando l’app Foodsharing sullo smartphone. Foodsharing (www.foodsharing.de) è un’idea nata a Colonia all’inizio del 2012 e già diffusa in molte altre città tedesche: Berlino, Amburgo, Ludwigsburg (Wurttemberg), Osnabruck, Monaco, Steinfurt e Chemnitz sul Sachsen, con oltre 2.500 cittadini coinvolti in media ogni settimana. Sei in partenza e hai il frigo ancora pieno? Hai troppi prodotti con una data di scadenza vicina? Con Foodsharing puoi comunicare a chi ti abita vicino che, se vuole, può passare da casa tua e prendere il tuo cibo ‘in eccesso’. Magari non se la sta passando bene, e qualche prodotto regalato potrebbe essere fondamentale. In un paio d’anni Foodsharing dichiara di avere tolto dalla spazzatura 28 mila chili di buon cibo.

L’obiettivo è sensibilizzare le persone sull’importanza dei loro “piccoli” gesti, e permettere loro anche di incontrarsi, scambiarsi ricette, mangiare insieme. Non serve mettere a disposizione grandi quantità: basta un cespo di insalata o una confezione di pollo. Poi si inserisce l’indirizzo e la data di scadenza: ogni prodotto inserito va a finire in un ‘cesto alimentare’ virtuale (www.youtube.com/watch?v=PTGxpzpCBE0#t=21). “Il progetto punta sicuramente a coinvolgere anche la grande distribuzione, rivenditori e produttori di generi alimentari che possono contribuire a ridurre gli sprechi, aiutare chi ha bisogno e minimizzare l’impatto degli avanzi sulla massa dei rifiuti”, hanno spiegato gli ideatori, Valentin Thurn (autore del documentario ‘Taste the waste’) e Stefan Kreutzberger (autore del libro ‘The Essensvernichter’, Gli annienta-cibo), che hanno sostenuto il progetto grazie al crowdfunding. Alla prima conferenza stampa, Thurn ha detto: “Non vogliamo solo salvare il destino di una lattuga, ma anche cambiare la mente delle persone, affinché il cibo torni ad avere l’importanza e il rispetto che aveva un tempo”.

In Italia 4 ragazzi siciliani hanno provato a seguire l’esempio e hanno creato la piattaforma www.ifoodshare.org. Al momento, però, non ha raggiunto il successo tedesco, ma la strada è lunga e – forse – gli italiani sono più lenti a carburare. Il sito, come spiega l’homepage, raccoglie cibo da chiunque lo voglia donare e lo regala a bisognosi, enti di assistenza, parrocchie e associazioni benefiche. Per dimostrare che si ha davvero bisogno del cibo offerto, i comuni cittadini devono firmare un’autocertificazione online del proprio stato di necessità. Come ulteriore sistema di controllo ci sono poi le informazioni tracciate sul sito: se la frequenza dei prelievi di qualcuno è sospetta, gli altri utenti hanno il potere di segnalarlo e di bloccarne il profilo ( da redattoresociale.it)