Si è aperta la seconda edizione de Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale, il più importante evento in Italia dedicato all’evoluzione della responsabilità d’impresa verso scenari sempre più innovativi e sostenibili. La manifestazione si tiene all’Università Bocconi di Milano fino all’8 ottobre.
L’evento ha visto la partecipazione di Andrea Sironi, Rettore dell’Università Bocconi, che ha dato l’avvio ai lavori della due giorni dedicata quest’anno al tema dei processi collaborativi. “Sono orgoglioso che questa manifestazione si tenga in Bocconi che contribuisce con i suoi docenti all’ideazione dei contenuti. La responsabilità sociale – ha detto Sironi – è sempre più un imperativo per tutti: cittadini, imprese e istituzioni. Come università abbiamo la responsabilità di educare, e non solo di “istruire”, le giovani generazioni, ed è questa la nostra responsabilità più grande. Per farlo non basta la buona didattica ma servono l’esempio, valori e azioni concrete: tutte linee d’azione su cui la Bocconi è fortemente impegnata”.
Gli scenari di come sta cambiando il modello economico e del ruolo che sta avendo l’innovazione sociale sono stati disegnati da Tito Boeri, professore di economia e Prorettore alla ricerca presso l’Università Bocconi, e da Francesco Morace, sociologo, Presidente dell’Istituto di ricerca e consulenza strategica Future Concept Lab, che hanno condiviso le loro riflessioni con un pubblico numeroso e ricco di giovani, in un dibattito aperto e partecipato, moderato dal giornalista RAI.
Alle riflessioni degli esperti è seguita la presentazione dei risultati della ricerca sui nuovi stili di vita e di consumo, realizzata dall’istituto CE&Co per Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale.
La ricerca, condotta nel mese di luglio 2014 su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta (18-65 anni), ha testato 11 esempi di innovazione sociale, ovvero nuovi stili di vita e di consumo basati sui processi collaborativi e di condivisione: gruppi di acquisto solidale, car sharing / bike sharing, acquisti a chilometro zero, acquisto di prodotti sfusi o alla spina, banca del tempo, car pooling, co-working, orti urbani, investimenti etici, crowdsourcing, compravendita dell’usato sul web. La conoscenza di tali esperienze è molto alta: il 90% del campione conosce ad esempio gli acquisti sfusi alla spina, che sono stati sperimentati dal 44% degli intervistati mentre il 49% dichiara che vi aderirebbe senz’altro; l’87% del campione conosce gli acquisti a chilometro zero il 48% li ha sperimentati e il 60% lo farebbe; l’85% del campione sa cos’è il car o bike sharing, il 9% ne ha fatto uso e il 28% è disposto a sperimentarlo. Meno noti il crowdsourcing, conosciuto dal 38% del campione e sperimentato dal 4%, o il coworking, noto al 41% degli intervistati e sperimentato dal 2%.
L’interesse verso i concetti analizzati è pressoché unanime: il 90% del campione li considera importanti perché legati alla promessa di nuove esperienze, fondata sull’affermazione di nuovi valori. Ma quali benefit spingono ad aderire alle esperienze di innovazione sociale e qual è il loro peso? Sono cinque, in ordine di importanza: queste esperienze “danno fiducia nella qualità dei prodotti / servizi acquistati”, “sono attività pratiche e funzionali, si risparmia tempo e si fa meno fatica”, “consentono a volte di fare buoni affari”, “fanno davvero risparmiare denaro”, “riducono gli sprechi e aiutano a preservare l’ambiente”.
“La rivoluzione dei consumi è sotto i nostri occhi – ha sottolineato Carlo Erminero, Presidente di CE&Co, presentando la ricerca – La crisi economica, in Europa, e la facilità delle interconnessioni di rete, nel mondo, sono condizioni abilitanti. Ma il motore della rivoluzione sta nella diffusione di una tendenza a riconoscere che le soluzioni dei nostri problemi, e anche delle nostre paure, sta nella capacità di immaginare e realizzare forme di innovazione sociale. Gli attori del cambiamento sociale sono tanti, chiunque lo può diventare – prosegue Erminero – Ma il successo delle nuove idee, se si creano le condizioni abilitanti, dipenderà dalla risposta di una nuova categoria di cittadini/consumatori: i “promotori” dell’innovazione sociale”.
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I promotori dell’innovazione sociale sono circa il 25% del campione analizzato ed il loro profilo sociodemografico non mostra forti concentrazioni. Li troviamo in ugual misura al Nord come al Sud, fra gli uomini e le donne. Un po’ più presenti (piccole differenze nell’ordine di 5 punti percentuali) nei grandi centri e fra i laureati. Qualche differenza anche per età, sebbene i più forti innovatori si trovino nella fascia di età fra 30 e 40 anni. Anche l’appartenenza politica non spiega molto. In tutti i partiti troviamo proporzioni molto simili di innovatori. Questa apparente indeterminatezza si spiega con la varietà dei valori e degli atteggiamenti che sostengono la propensione all’innovazione sociale “bottom-up”. Fra i fattori considerati quattro sono risultati importanti: tenacia, opinion leadership, creatività, cittadinanza.
I “promotori dell’innovazione sociale” possono diventare un nuovo importante target per le imprese che puntano a creare una nuova offerta facendo leva sulla disponibilità degli utenti a condividerne produzione e fruizione con i loro pari e con l’impresa stessa. Ma il marketing della sharing economy dovrà adottare nuove pratiche. E la molteplicità dei fattori che determinano la propensione ad aderire a proposte di consumo solidale e sostenibile – tenacia, opinion leadership, creatività, cittadinanza – lascia spazio alla scelta di “posizionamenti” alternativi e all’ingresso in mercati anche se fossero già presidiati da uno o due concorrenti importanti. L’innovazione sociale fa bene alle persone, quindi, ma anche alle imprese. Le aziende che hanno saputo cogliere il cambiamento sono quelle che stanno ottenendo i risultati migliori, come dimostrano le organizzazioni che hanno commentato la ricerca: Leroy Merlin, Etica Sgr e Subito.it. Queste organizzazioni, pur operando in ambiti diversi, sono accomunate da un elemento non banale di questi tempi: hanno performance di business più che positive.
Ma oltre a fare bene e ad ottenere buoni risultati di business, è importante per le organizzazioni saper comunicare efficacemente le proprie iniziative di Responsabilità Sociale.
“Non bastano infatti bilanci sociali ben fatti, codici etici articolati, messaggi chiari e ben argomentati, dati, informazioni e indicatori – sottolinea Rossella Sobrero, Presidente di Koinètica, del gruppo promotore del Salone – Per coinvolgere stakeholder e influenti, la comunicazione deve anche essere empatica, trasmettere positività, creare emozioni. Oggi, più che in passato, è necessario affiancare alla rendicontazione puntuale di quanto realizzato la testimonianza del valore positivo generato, della consapevolezza di aver contributo alla soluzione di un problema, della soddisfazione per aver coinvolto tanti soggetti nella propria attività. L’organizzazione capace di comunicare in modo efficace può rivendicare la propria leadership interpretando la Corporate Social Responsibility come vera opportunità di trasformazione.”
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