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Il Sociale

Di Armando Rinaldi

La condizione dei disoccupati "maturi" nel nostro paese è ormai da anni drammatica e ciò nonostante del tutto ignorata. Non mi riferisco alla ben nota vicenda degli esodati, i cui diritti sono, a mio avviso, sacrosanti e neppure alla nuova categoria emergente dei contributori volontari. Mi riferisco al milione e mezzo di disoccupati over40 da sempre discriminati nella diffusissima ancorché illegale pratica delle offerte di lavoro contenenti la barriera insuperabile dell'età. E mi riferisco agli oltre 500.000 over55-60, disoccupati, realisticamente non più ricollocabili, che non hanno mai potuto usufruire di uno straccio di ammortizzatore sociale (se non in qualche caso di una ridicola, sia nel tempo che nel valore, indennità di disoccupazione) che attendevano la pensione come una possibilità di reddito e che si sono visti allontanare di anni il traguardo agognato. Parlo di uomini e donne dietro ognuno dei quali spesso vi è un nucleo famigliare spesso con figli ancora in età scolare oppure che lavorano, se hanno questa fortuna, con vergognosi contratti precari.

Molti di questi nostri concittadini fanno parte di quella categoria di "scoraggiati" che l'Istat stima in oltre 3 milioni ma non somma al numero dei disoccupati "ufficiali" perché, qualora lo facesse, la percentuale della disoccupazione nel nostro paese salirebbe a oltre il 18% (Rapporto Lavoro del CNEL novembre 2012).
Ora, stanchi di questa situazione, quindici cittadini italiani di varia età anagrafica e con differenti condizioni lavorative e previdenziali hanno deciso di inviare una istanza alla Unione Europea e alla Corte di Giustizia Europea per denunciare le palesi discriminazioni in atto nel nostro paese sia per quanto riguarda le offerte di lavoro pubbliche e private sia in merito ai criteri usati nell'applicazione delle norme di accesso alla pensione.

In allegato alla presente l'atto di denuncia inviato in sede europea, un allegato che contiene riferimenti ad accordi di prepensionamento autorizzati dai vari Governi nel corso degli anni e un allegato che contiene bandi pubblici (Camera e Senato) per l'assunzione di dipendenti dei due rami del Parlamento, tutti contenenti un limite di età espressamente vietato dalle leggi in vigore.

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