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Il Sociale
Salario più basso agli under 25: Abercrombie condannata a Milano

Anche se il dipendente è giovane, il datore di lavoro non ha il diritto di discriminarlo dal punto di vista contrattuale e della retribuzione. È il principio sancito oggi dalla Corte d'Appello di Milano del Tribunale del Lavoro, che ha condannato per discriminazione la nota azienda d'abbigliamento Abercrombie, perché ha assunto con un contratto di lavoro intermittente un giovane che aveva meno di 25 anni. Per poi licenziarlo appena li ha compiuti. Secondo il presidente della Corte, il giudice Laura Curcio, Abercrombie ha tenuto un comportamento discriminatorio "per averlo assunto in forza della sua sola età anagrafica". In altri termini, il fatto che una persona sia giovane non implica che solo per questo debba essere assunto con un contratto più svantaggioso rispetto ai suoi colleghi più anziani.

Il contratto a lavoro intermittente è in pratica un contratto a tempo indeterminato, in cui il lavoratore deve rimanere sempre a disposizione, viene chiamato solo quando c'è bisogno e pagato solo per le ore in cui è stato effettivamente impiegato. Un tipo di contratto previsto dalla legge Biagi, finora applicato poche volte, che prevede appunto il requisito dell'età inferiore ai 25 anni.

La sentenza di Milano non solo condanna l'azienda di abbigliamento, "ma afferma in sostanza che tutte le forme di riduzioni di tutela legate solo alla giovane età di un lavoratore non sono ammissibili - spiega Alberto Guariso, l'avvocato che ha curato la causa del giovane dipendente di Abercrombie -. Si conferma che ai più giovani non si può applicare automaticamente un contratto di lavoro più svantaggioso, perché si commette una discriminazione, che è contro le direttive dell'Unione Europea". Un monito, insomma, per chi pensa che per aiutare i giovani a trovare un impiego bisogna ridurre diritti e garanzie ( da redattoresociale.it)

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