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Il Sociale

Nel giro di 24 ore due tibetani si sono immolati dandosi fuoco per protesta contro l'occupazione cinese, portando a 111 il numero di persone che dal 2009 hanno compiuto questo gesto estremo, in una novantina di casi pagandolo con la vita.

La prima a darsi alle fiamme e' stata la trentenne Kal Kyi, madre di quattro figli, che nelle prefettura di Aba si e' uccisa per denunciare, secondo quanto hanno riferito testimoni oculari, "la violenta politica che la Cina impone in Tibet e nelle aree della popolazione tibetana".

Poche ore dopo e' morto il 43enne Lhamo Kyab, immolatosi nella cittadina di Lushoe, nella provincia cinese di Gansu.

La prefettura di Aba, nella regione nord-occidentale del Sichuan, e' divenuta ultimamente l'epicentro delle proteste tibetane contro la politica di Pechino: la settimana scorsa era stato il 31enne Kunchok Wangmo a darsi fuoco, mentre tre giorni prima il gesto era stato compiuto da Lobsang Thokmey, monaco tibetano 28enne del monastero di Kirti.

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