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Il Sociale
Zincone, 9 anni con Napolitano: “Imperturbabile, ma non sul sociale”

E’ stata al fianco di Giorgio Napolitano per la quasi totalità del suo doppio mandato da presidente della Repubblica, la persona che il Capo dello Stato ha voluto con sé per essere consigliato sui temi riguardanti il sociale. Politologa, è stata professore di Sociologia politica presso l’università di Torino, ha fondato e presiede di Fieri (Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione), ha avuto molti incarichi accademici ed extra accademici, Giovanna Zincone è stata fino al giugno 2014 consulente del presidente della Repubblica per i problemi della coesione sociale. “Quando gli annunciai le mie dimissioni per ragioni di salute – confida a Redattore sociale – lui mi rispose: “Fai bene, io ti seguo a ruota”. Mentre il passo indietro di Napolitano sta per essere formalizzato, abbiamo chiesto a Zincone di ripercorrere il tempo passato al Quirinale e di aiutarci a capire meglio la genesi delle tante prese di posizione che Giorgio Napolitano ha riservato nel corso del suo mandato ai temi del sociale.

 L’attenzione al sociale manifestata da Napolitano è stata una scelta precisa presa fin dall’inizio? Certamente sì. Anche gli altri presidenti, in passato, avevano mostrato sensibilità su un tema piuttosto che su un altro, ma soltanto sotto la presidenza di Napolitano c’è stata la nascita di una struttura apposita al Quirinale, la Coesione sociale: se fosse stato un interesse sporadico o anche solo emergenziale (come spesso accade su questi temi nel nostro paese) non si sarebbe creata una struttura apposita. Abbiamo trattato moltissimi temi, ma in origine, quando il presidente Napolitano prese contatto con me per propormi la consulenza, essa verteva sulla mia competenza scientifica, cioè sul tema dell’immigrazione, una questione della quale Giorgio Napolitano si era interessato anche in passato, in particolare in qualità di membro del Parlamento europeo e come ministro dell’Interno. Basti ricordare la legge che porta anche il suo nome. In particolare una cosa che lo interessava molto e sulla quale poi è intervenuto più volte è stato il tema specifico della riforma della cittadinanza.-

Sulla cittadinanza ai nati in Italia da genitori stranieri ha detto cose non scontate. Sì, è stato molto contestato per questo. Posso dire che le sue opinioni in proposito le ha affermate di sua iniziativa, anche se questo è un tema che sta molto a cuore anche a me, al suo posto, io mi sarei esposta di meno… A dare visibilità a questa posizione, durante la sua presidenza per la prima volta ci sono state varie udienze dedicate ai nuovi cittadini, di cui una in particolare specificamente dedicata ai 18enni, a quei minori che diventano cittadini al compimento dei 18 anni per decisione propria. Il presidente ha detto cose e preso posizioni non scontate, lo ha fatto su questo ma anche su altri temi, penso al fine vita. Ha deciso lui così, si è voluto esporre e lo ha fatto coscientemente. Da questo punto di vista non è stato un presidente del tutto prudente. La cosa può sorprendere perché lui è una persona non umorale, che mantiene molta compostezza e molta presenza a se stesso anche in situazioni molto difficili. Ha passato otto anni in cui di crisi politiche ce ne sono state una dietro l’altra, eppure non l’ho mai visto in preda al panico: l’ho visto preoccupato, questo sì, ma mai agitato. Eppure, accanto a questa grande tranquillità di base, è un uomo capace di prese di posizione che possono anche essere scomode. Diciamo che è quasi imperturbabile, ma disposto a turbare le acque, quando serve.

A proposito di parole scomode, sull’intollerabilità degli incidenti sul lavoro è stato diretto. Quello è un tema che è molto nelle sue corde, come in generale quello del lavoro, in particolare della disoccupazione, specie quella giovanile e al Sud. Rispetto agli incidenti sul lavoro ha voluto pure costruire un luogo simbolo, e ripristinare forme di riconoscimento, di pubblica onoranza. Il gesto più visibile è l’erezione del monumento ai caduti del lavoro (presso la sede dell’Inail a Roma), un altorilievo che riprende l’incidente del Gottardo, in cui peraltro lavoravano molti immigrati italiani. Un monumento è una cosa che resta. Il Presidente Napolitano lo ha sempre onorato e che non credo il prossimo presidente potrà ignorarlo. E poi è stato ripristinato un riconoscimento che era caduto in disuso: le “Stelle al merito del lavoro alla memoria”. Questo riconoscimento non si poteva assegnare a tutti i caduti, purtroppo ancora troppo numerosi, ma sono state date ad alcuni casi più evidenti ed emblematici con l’intento però di onorarli, di essere partecipi al dolore dei familiari ai quali sono state consegnate le insegne. Assistere al loro dolore, specie nel caso di madri che hanno perso i figli, è stata per me un’esperienza straziante.

Ci sono altre esperienze concrete che il Quirinale ha promosso in questo tempo?
Ci sono quelle riguardanti la disabilità. Nel corso della presidenza Napolitano abbiamo organizzato al Quirinale per la prima volta una grande udienza dedicata alle persone con disabilità coinvolgendo le principali organizzazioni: è stata una bellissima impresa, per certi versi anche molto difficile (pur coinvolgendo le principali associazioni e federazioni, c’è sempre qualcuno che si dispiace per non essere stato coinvolto sufficientemente). Ma l’attenzione al tema è stata permanente. Il Quirinale aveva iniziato già sotto la presidenza Ciampi a offrire delle esperienze formative a persone con disabilità, questo tipo di iniziative, sotto la presidenza Napolitano, si sono consolidate e ampliate, riguardando non soltanto i giardini del Quirinale, ma anche le cucine, i servizi in tavola, la biblioteca, i giardini del Quirinale, di Castelporziano, villa Rosebery. Si è trattato esperienze formative per persone con disabilità intellettiva, organizzati insieme ad alcune associazioni, in particolare l’Associazione italiana persone down (Aipd), con la quale il rapporto è ormai ultradecennale. Alcuni di questi ragazzi hanno imparato benissimo i propri compiti, per altri è stata soprattutto una grande occasione di socialità: l’esperienza che ricordo con più affetto, che più mi ha colpito emotivamente, è stata la realizzazione di video e foto a Castelporziano, che è poi sfociata in una vera e propria mostra al Quirinale. L’aspetto eccezionale di quella mostra è che è stata fatta solo con il lavoro di tutto il personale interno del Quirinale, i nostri informatici, gli elettricisti, i falegnami, i tappezzieri, gli addetti di Castelporziano. Magari ho dimenticato qualcuno, ma insomma tutti. Un lavoro di squadra dunque. Il Quirinale viene percepito come una specie di palazzo regale, ma in realtà è molto più aperto di quanto non si pensi. Gli italiani non sanno che è aperto tutte le domeniche, che quindi si può visitare, non sanno che ospita tutta una serie di eventi che non sono certo riservati solo alle elite, perché riguardano spesso e anche temi sociali.

Torniamo a Napolitano: vi confrontavate sui vari temi dunque? Il Presidente Napolitano è una persona estremamente colta e quindi sa molto per conto suo. Comunque difficilmente parla senza essersi documentato: compito della nostra struttura era appunto quello di offrire documentazione su alcuni temi. Ricordo che una volta mi chiese di fargli una piccola ricerca che riguardasse il tema della povertà non solo dal punto di vista statistico ma anche concettuale e comparato: io lo feci in tempi relativamente brevi e lui simpaticamente mi disse che mi ero guadagnata un diploma. Dico questo per dire che il presidente Napolitano non è una persona che improvvisa: non passa niente con il suo nome che lui non abbia visto, e fa moltissimo direttamente lui stesso. Essendo un intellettuale non delega molto ad altri.

Ci sono temi di cui si è occupata la sua struttura e che fin qui non abbiamo citato?
Fin dall’inizio mi chiarì un punto: “Non pensare di non occuparti di donne”. Era un tema su cui mi ero applicata come studiosa a suo tempo, ma che avevo poi abbandonato. Comunque io sono stata e resto una femminista. L’8 marzo, l’ho sempre considerato una giornata retorica. Però il Quirinale è una sede da cui possono partire proprio in quella giornata messaggi importanti. Nel corso di questi anni abbiamo fatto degli “8 marzo” tematici. Cito alcuni temi. “Dalla parte delle bambine”, che toccava i diritti negati e i soprusi, le vessazioni di cui sono oggetto, ma anche le ribellioni, le mobilitazioni per il diritto a studiare, contro i matrimoni precoci.“Conciliare si può” sulle difficoltà di conciliare maternità e lavoro e sulle molte esperienze positive in questo campo. Si trattava di cerimonie molte complesse, nell’ultima, dedicata al tema della violenza sulle donne con lo slogan “Diciamo basta”. Per scioccare l’opinione pubblica, abbiamo pensato di illuminare i rosso la fontana dei Dioscuri e di far scorrere i nomi, i troppi nomi delle uccise in quell’anno. Era un monumento temporaneo alle vittime della violenza maschile. Ci ha molto aiutato la RAI, e anche i vari assessorati e intendenze. E ovviamente alcuni miei validissimi colleghi maschi. Insomma, è importante trovare persone disposti ad aiutare e a farlo perché ci credono o perché comunque rispettano il tuo punto di vista. L’idea di illuminare in rosso è stata poi imitata, ma con risultati che secondo me non così emotivamente forti.

Fra le tante cerimonie e appuntamenti, ce ne era uno al quale teneva particolarmente? Ha amato molto gli incontri per l’apertura dell’anno scolastico. Napolitano ha sempre avuto ben chiaro che la scuola è un potenziale luogo sia di promozione sociale, sia di integrazione, non solo per disabili o immigrati, ma anche per chi vive il disagio, la povertà, l’esclusione. Ma stiamo attenti: il Presidente ha sempre pensato che la scuola dovesse anzitutto insegnare, che quello fosse il suo compito primario, anche perché una scuola che non insegna seriamente non può essere strumento di integrazione sociale. Penso che quella cerimonia gli sia piaciuta in particolare perché gli sono simpatici i ragazzi. Per loro ci siamo anche inventati una specie di onorificenza.

Di che iniziativa si tratta? Non c’era modo di dare un’onorificenza ai minori di 18 anni e allora abbiamo pensato ad una benemerenza, quella degli Alfieri della Repubblica, riservata a chi non ha ancora compiuto la maggiore età. L’idea era di valorizzare gli anti-bulli, i ragazzi dotati di grandi qualità anche morali. I criteri di selezione degli Alfieri sono una combinazione di capacità dentro le quali è stata sempre data grande importanza a chi si fosse distinto per solidarietà e senso civico.

Dopo questa esperienza, crede che al Quirinale non si tornerà indietro?
Me lo auguro davvero, credo che tornare indietro sarà difficile. Noi stessi quasi nove anni fa ci siamo ritrovati in eredità l’apertura di Ciampi nei confronti degli stage organizzati insieme all’Aipd, ma quella esperienza l’abbiamo rafforzata. Io credo che una delle cose più sciocche che si possano fare sia quella di pensare di distruggere o di ignorare chi ti ha preceduto. Io ho ricordato solo alcuni dei temi e delle cose che credo e spero siano destinate a restare della presidenza Napolitano.

Vi rivedrete, una volta che lui avrà formalizzato le dimissioni? Oh sì certo, e spero succeda presto. Ci siamo visti anche recentemente a Torino e i nostri rapporti sono sempre ottimi. Voglio dire: io ho nei suoi confronti dei sentimenti di stima e affetto, ma posso solo sperare che i suoi nei miei confronti non siano troppo diversi. Alla fine della penultima cerimonia dell’8 marzo (che allora pensavamo fosse l’ultima) mi ringraziò pubblicamente per l’attività che avevo svolto “con discrezione”. Con questa intervista, forse ho smesso di essere discreta? (Stefano Caredda, redattoresociale.it)

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