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Roma, quando un bacio sotto un friccico de luna può ancora fare paura

Aggressioni, intimidazioni e discriminazioni continuano a segnare la vita di molte persone LGBTQ+. Ma oltre ai casi denunciati esiste una paura invisibile: quella che induce a nascondere anche i gesti più semplici. E una città davvero libera comincia proprio dal diritto di non dover avere paura.

Roma, quando un bacio sotto un friccico de luna può ancora fare paura

Un abbraccio, due mani che si stringono, un bacio dato per strada. Gesti che per qualcuno sono normalità e per altri possono ancora trasformarsi nell’inizio di un incubo. Roma continua a fare i conti con aggressioni e discriminazioni omofobe. E dietro i numeri ci sono persone che imparano ad avere paura persino di essere se stesse.

Ci sono violenze che cominciano prima del primo pugno. Cominciano quando due ragazzi si guardano intorno prima di prendersi per mano. Quando un bacio viene rimandato perché il vagone della metro è troppo pieno. Quando tornando a casa di notte si controlla chi cammina alle spalle.

A Roma l’omofobia non è soltanto una parola pronunciata nei convegni. Negli ultimi anni le cronache hanno raccontato pestaggi, insulti, minacce, aggressioni contro coppie e persone transgender. Episodi avvenuti in strada, sui mezzi pubblici, davanti ai locali. Nel Lazio migliaia di persone si sono rivolte alla Gay Help Line al numero 800713713 e una parte consistente di loro ha segnalato violenze o discriminazioni.

La paura che non entra nelle statistiche

Ma il dato più difficile da misurare è quello che non produce una denuncia. È la mano lasciata improvvisamente andare. È il ragazzo che cambia marciapiede. È chi decide di non raccontare alla famiglia chi ama. È quella piccola censura quotidiana con cui si tenta di non attirare l’attenzione, di non provocare lo sconosciuto sbagliato, di attraversare indenni una sera qualsiasi.

Ed è forse questa la ferita più profonda: costringere una persona a considerare pericolosa la propria normalità.

Roma non può abituarsi

Roma ama definirsi aperta, universale, accogliente. Ma una città non si misura dalle bandiere esposte nelle giornate ufficiali. Si misura alle undici di sera, quando due persone possono camminare abbracciate senza chiedersi chi le stia osservando. L’omofobia diventa davvero terribile quando smette di sorprenderci, quando l’ennesima aggressione scorre sullo schermo insieme alle altre notizie.

Perché essere picchiati per un bacio è violenza. Ma dover decidere di non baciarsi per paura, in una capitale europea nel 2026, è già una sconfitta. Quell’indimenticabile, romantica atmosfera di Roma nun fa’ la stupida stasera deve valere per tutti. Per tutti.