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Fabio Aru spettacolare: incendia il Giro sulle salite di Pantani

"Sono contentissimo, ho avuto una squadra che mi e' stata vicina non solo oggi ma tutti i giorni. Ringrazio i miei compagni di squadra, sono stati straordinari". Queste le parole di Fabio Aru, vincitore della 15esima tappa al Giro d'Italia su uno dei traguardi di Marco Pantani. "Ho ancora tanto da imparare e da crescere, e' tutto come prima", ha aggiunto a Raisport il giovane sardo dell'Astana.

Aru fa il vuoto, Uran resiste, ma "Fabio andava troppo forte, non potevo reggere il suo ritmo" - Fabio Aru e' una sorta di predestinato. Da dilettante ha vinto due volte il Giro della Valle d'Aosta, un record, e appena passato professionista e' subito cresciuto alla scuola di Vincenzo Nibali, uno che di trionfi se ne intende. A 23 anni, lo scalatore sardo che si ritrova capitano dell'Astana per gli acciacchi di Michele Scarponi fa sua la tappa di Plan di Montecampione, che nel 1998 fu il trampolino di lancio per una leggenda come Marco Pantani ma che anche nel 1989 consacro' al Giro il francese Laurent Fignon. Sognare e' lecito soprattutto nel ciclismo, e cosi' il piccolo sardo vola dove osano le aquile, 'spianando' gli ultimi 20 chilometri di corsa, quelli verso l'approdo in quota, con uno scatto esplorativo ai -3, che serve a far perdere terreno prima a Cadel Evans e poi alla maglia rosa Rigoberto Uran, e poi ai -2, dando una sonora lezione ad un altro big che punta al carosello di Trieste, Nairo Quintana. Il suo e' un arrivo in solitaria, con Fabio Duarte secondo a 21" e Quintana terzo a 22": i colombiani battuti sul loro terreno, una nota lieta in piu' nel giorno piu' bello, sportivamente parlando, di baby Aru. "Sono contentissimo, ho avuto una squadra che mi e' stata vicina non solo oggi ma tutti i giorni. Ringrazio i miei compagni di squadra, sono stati straordinari - dice ancora incredulo il campioncino di San Gavino Monreale, che di certo non si monta la testa - Ho ancora tanto da imparare e da crescere, e' tutto come prima". La domenica del Giro si vivacizza dopo 16 chilometri, quando allungano Maxime Bouet, Daniele Ratto, Johan Le Bon, Andre Fernando Cardoso, Damiano Cunego, Adam Hansen, Simon Geschke, Luca Paolini e Fabio Felline. Ai quali, dopo un po', si uniscono Jackson Rodriguez, Enrico Barbin e Rodolfo Torres. I battistrada arrivano ad accumulare sul gruppo 8'15 alle porte di Bergamo, ma e' sulla salita verso Plan di Montecampione che si scatenano i fuochi pirotecnici. Mentre Hansen procede solo al comando, Arredondo rompe gli indugi e Rolland gia' tasta la freschezza di Uran, che pare anche poter controllare senza particolari problemi. Almeno fino a quando non entra in scena la rabbia agonostica di Aru, al quale nessuno sa rispondere. La maglia rosa ci prova ma paga dazio, preferendo poi salire con il suo passo per non rischiare la cotta. "E' stata una giornata abbastanza buona, la tappa era lunga e la squadra e' andata molto forte. Tutto e' andato molto bene per noi - assicura Uran - Siamo in cinque-sei ancora in corsa e per me l'ultima settimana e' sempre la piu' difficile. Ho la fortuna di stare in testa ma il Giro resta aperto. Evans? E' un signore che ha dato tanto al ciclismo e lo rispetto, ha tanta esperienza, avendo vinto Tour e Mondiale. Aru? Oggi andava troppo forte e non potevo reggere il suo ritmo". Ora il terzo ed ultimo giorno di riposo a Ponte di Legno (Bs), da dove martedi' partira' la 16esima frazione con traguardo in quota, dopo 139 chilometri, a Val Martello: tempo permettendo, ci sono da affrontare anche Gavia e Stelvio, la Cima Coppi. Se ne vedranno ancora delle belle.

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