Dal vertice del Milan fu cacciato Massimiliano Allegri: 1 scudetto, 1 sfiorato, con il famoso goal, regolare, di Muntari, annullato, durante Milan-Juventus.
Confermato, invece, Filippo Inzaghi, reduce dall’eliminazione dei rossoneri, da parte della Lazio di Pioli e Lotito, nei quarti di Finale della Coppa Italia Tim e, in campionato, da 3 sconfitte nelle ultime 4 partite, con un distacco abissale, 23 punti, dalla capolista Juventus, guidata, molto bene, proprio da Allegri.
Eppure, Silvio Berlusconi aveva indicato la Coppa Italia come la porta per tornare a giocare in Europa, come il primo obiettivo del Milan.
Se i tecnici non vengono giudicati sulla base dei risultati, del gioco dato alle squadre, anche nel calcio, contano di più il servilismo e l’obbedienza ai capi, come in politica?
Nella fredda notte de “Meazza”-mentre i bravi giocatori della Lazio, vittoriosi, nonostante abbiano giocato in 10 tutta la ripresa, a causa della frettolosa espulsione di Cana, decretata dal pessimo Rocchi-una telefonata tra il contestato Galliani e Berlusconi ha allungato la permanenza di Pippo sulla panchina di un Milan, anche ieri apparso senza un’idea di gioco, allo sbando.
“Non è stata una catastrofe -ha scritto una brava cronista del “Corriere della Sera”, Arianna Ravelli-perché non c’è niente di grandioso, in questo Milan, solo una triste mediocrità. Che tocca, ancora, a Inzaghi provare a rispettare”.
Buon lavoro, Pippo, ma non disturbi un mito del calcio come il mitico manager del Manchester United,
Ferguson: era di ben altro, eccelso, livello!
Pietro Mancini

