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Ciao Sandro, i funerali alla basilica di Sant’Ambrogio di Milano: l’ultimo abbraccio a Mazzola, il calcio saluta uno dei suoi miti

Centinaia di tifosi a Sant’Ambrogio con Marotta, Bergomi e tanti ex. Il cordoglio e le foto dei funerali

Ciao Sandro, i funerali alla basilica di Sant’Ambrogio di Milano: l’ultimo abbraccio a Mazzola, il calcio saluta uno dei suoi miti
Foto LaPresse

Ciao Sandro, i funerali a Sant’Ambrogio: tifosi, campioni e dirigenti per l’ultimo saluto a Mazzola. LE FOTO

Ciao Sandro, i funerali alla basilica di Sant’Ambrogio di Milano: l’ultimo abbraccio a Mazzola, il calcio saluta uno dei suoi miti
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Sant’Ambrogio si riempie per Mazzola: ex campioni, dirigenti e tifosi davanti alla basilica

Centinaia di tifosi dell’Inter si sono radunati davanti alla basilica di Sant’Ambrogio per l’ultimo saluto a Sandro Mazzola. Con la famiglia, tanti campioni e dirigenti del calcio italiano hanno ricordato la bandiera nerazzurra e della Nazionale, scomparsa a 83 anni.

Milano si è raccolta attorno a Sandro Mazzola. Centinaia di tifosi dell’Inter hanno raggiunto la basilica di Sant’Ambrogio, dove ci saranno i funerali dell’ex attaccante nerazzurro e della Nazionale, scomparso nel fine settimana a 83 anni. All’interno della chiesa sono state deposte anche le corone del Comune di Milano e della Fifa, quest’ultima a nome del presidente Gianni Infantino.

Fuori dalla basilica i tifosi organizzati dell’Inter hanno affidato il loro saluto a uno striscione: “Il tuo nome resta tra le pagine della nostra storia. Il tuo ricordo nel cuore della nostra Curva. Ciao Sandro”. Per volontà della famiglia non è stato consentito l’uso di telecamere, macchine fotografiche e smartphone per realizzare immagini o video durante la funzione. A Sant’Ambrogio sono arrivati molti protagonisti della storia nerazzurra. Aristide Guarneri, campione d’Europa con l’Italia nel 1968 e due volte vincitore della Coppa dei Campioni insieme a Mazzola, Giuseppe Bergomi, Francesco Toldo, Ivan Ramiro Cordoba ed Esteban Cambiasso. Presente anche Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto. A rappresentare l’Inter il presidente Giuseppe Marotta.

Marotta ha ricordato Mazzola prima di entrare in basilica: “Mazzola è una leggenda dell’Inter che se ne va, se ne va un personaggio che ha generato emozioni non solo nel mondo interista. Abbiamo un dovere principale che è quello di preservarne la memoria e i valori che questa memoria contiene e che dobbiamo obbligatoriamente trasmettere ai nostri giovani, non solo delle giovanili, ma a tutti coloro i quali poi diventeranno gli uomini di domani”. Il presidente nerazzurro ha aggiunto: “In Mazzola si trovano tanti elementi che possono caratterizzare la crescita delle persone, la qualità, la cultura del lavoro e il senso di appartenenza, che è un viatico importante per il mondo giovanile”.

Tra gli ex interisti, Beppe Bergomi ha ricordato anche il rapporto personale costruito con Mazzola: “Mazzola era una persona che non divideva, dobbiamo portare rispetto per i valori che dimostrava”. Poi il ricordo della sua influenza su generazioni di tifosi: “Tanti sono diventati interisti per Sandro Mazzola. Ho tanti bei ricordi di Sandro, lui diceva che il nerazzurro ti entra dentro ed è vero. Valori che sono unici, lo ricorderò sempre per questo e perché ha creduto in me. Mi ha seguito in tutta la carriera, fino alla fine”. Bergomi è tornato anche su quanto accaduto durante il minuto di silenzio prima di Juventus-Atalanta, quando parte della curva bianconera aveva voltato le spalle al campo e continuato a intonare cori. “Io sono un allenatore di settore giovanile, noi dobbiamo essere un esempio. Quel messaggio ieri sera andava dato, perché mi sembrava giusto e perché ce l’avevo dentro e lo volevo tirare fuori. Per fortuna è solo una minoranza, ma tutto il mondo ha riconosciuto la grandezza di un uomo come Sandro Mazzola”.

La Juventus si era dissociata dall’episodio dopo la partita, spiegando che nessuna rivalità poteva giustificare una mancanza di rispetto. Davanti a Sant’Ambrogio, l’amministratore delegato bianconero Giovanni Carnevali e il direttore sportivo Frederic Massara sono stati accolti dagli applausi di parte dei tifosi interisti. Applausi anche per il presidente del Milan Paolo Scaroni, che all’ingresso della basilica ha ricordato la generazione segnata dalla rivalità tra Mazzola e Rivera: “Mi ha fatto veramente piacere sentire questi applausi seppur in una giornata così triste. Mi ricordo di Rivera e Mazzola insieme, già guardavo il calcio all’epoca”. Da Coverciano è arrivato anche il messaggio del ct della Nazionale Roberto Mancini, impegnato con gli azzurri nella preparazione degli incontri di Nations League: “Tra pochi minuti ci saranno i funerali di Mazzola, volevo unirmi al cordoglio di tutta Italia nel ricordo di un mito come Sandro”.

A Sant’Ambrogio è arrivato anche Giovanni Malagò, che ha legato il suo ricordo di Mazzola a una delle partite simbolo della Nazionale, Italia-Germania 4-3. “Ricordo quando ero al mare, avevo dieci anni, per Italia-Germania 4-3, un piccolo televisore, ci siamo innamorati di quell’Italia e del calcio. Grazie Sandro”.

urante la funzione, monsignor Carlo Faccendini ha ricordato il rapporto di Mazzola con Milano, la famiglia e la fede. “Sandro Mazzola ha reso onore a Milano e ne ha accresciuto il prestigio”. Poi ha aggiunto: “Questa celebrazione è un modo per dire grazie a lui, ma anche un’occasione per i milanesi di riconoscersi nello stile e nei valori di Sandro”.

Nell’omelia Faccendini ha ripercorso alcuni passaggi della sua vita, dalla crescita nell’oratorio di San Lorenzo alle giovanili dell’Inter, società che Mazzola considerava “come una mamma”, fino alla Nazionale e all’impegno nel sindacato dei calciatori. Ha ricordato anche l’incontro con Padre Pio, avvenuto durante una trasferta a Foggia insieme ad Armando Picchi: “Da quel momento ha cominciato a pregare in ginocchio nei momenti di dolore, alla sera”.

Spazio anche agli ultimi anni e alla malattia, che Mazzola definiva “la partita più impegnativa”, una sfida “più grande e più forte di lui”. “Grazie alla famiglia l’ha affrontata con grande coraggio”, ha sottolineato Faccendini, ricordando la volontà dell’ex campione di resistere “almeno per arrivare ai tempi supplementari”. L’omelia si è chiusa con l’ultimo saluto: “siamo giunti al fischio finale e consegniamo Sandro all’abbraccio del Signore”.

Da Valentino Mazzola alla Grande Inter di Herrera, 572 presenze e 162 gol in nerazzurro

Mazzola ha costruito la propria carriera portando un cognome che apparteneva già alla storia del calcio italiano. Suo padre Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, morì nella tragedia di Superga quando Sandro era ancora bambino. A individuare le qualità del giovane Mazzola fu Benito Lorenzi, il “Veleno” della storia interista. Entrò nel settore giovanile nerazzurro sotto la guida di Giuseppe Meazza e arrivò poi nella prima squadra allenata da Helenio Herrera. Il suo debutto in Serie A è legato al 10 giugno 1961. Per protesta, Angelo Moratti mandò in campo la formazione Ragazzi contro la Juventus. I bianconeri vinsero 9-1, ma il diciottenne Mazzola segnò su rigore il suo primo gol nel massimo campionato. Herrera lo inserì successivamente in pianta stabile nella squadra che avrebbe dominato in Italia e in Europa. Mazzola è rimasto all’Inter fino al 1977, chiudendo l’esperienza nerazzurra con 572 presenze e 162 reti complessive. Con il club ha conquistato quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. La sua ultima partita fu la finale di Coppa Italia persa contro il Milan. Uscendo dal campo citò Dante: “Vuolsi così colà dove si puote”.

Dall’Europeo del 1968 alla staffetta con Rivera, Mazzola ha giocato 70 volte con l’Italia

La Nazionale ha accompagnato un’altra parte della sua carriera. Mazzola debuttò il 12 maggio 1963 a San Siro, nel 3-0 dell’Italia contro il Brasile di Pelé, segnando anche su rigore. Dopo l’eliminazione contro la Corea del Nord ai Mondiali del 1966 entrò nel gruppo ricostruito dal ct Ferruccio Valcareggi. Nel 1968 vinse l’Europeo con gli azzurri e due anni dopo raggiunse la finale dei Mondiali in Messico.

Proprio nel torneo del 1970 nacque una delle storie più celebri del calcio italiano, la staffetta con Gianni Rivera. Mazzola e il fuoriclasse del Milan condivisero quella Nazionale arrivata fino alla finale dopo il 4-3 contro la Germania Ovest, la partita entrata nella storia come la “Partita del Secolo”. La sua esperienza in azzurro terminò dopo il Mondiale del 1974 con 70 presenze e 22 gol.

Mazzola rimase legato al calcio anche dopo il ritiro. Tornò all’Inter con incarichi dirigenziali durante la presidenza di Massimo Moratti e lavorò anche con Genoa e Torino. Nel periodo trascorso dietro la scrivania nerazzurra arrivò anche l’acquisto di Ronaldo “Il Fenomeno” nell’estate del 1997. A quasi cinquant’anni dall’ultima partita con l’Inter, Sant’Ambrogio ha riunito ex compagni, campioni delle generazioni successive, dirigenti e centinaia di tifosi per accompagnarlo nell’ultimo saluto.

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