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Euro 2032, Malagò apre al rinvio della scadenza UEFA per gli stadi italiani. E sulla nazionale…

Il presidente FIGC ipotizza più tempo per gli impianti e affronta tesseramento, Bianchedi e futuro della Nazionale

Euro 2032, Malagò apre al rinvio della scadenza UEFA per gli stadi italiani. E sulla nazionale…
Malagò

La scadenza UEFA per gli stadi italiani destinati a Euro 2032 potrebbe slittare. Giovanni Malagò apre alla possibilità di una proroga e, parlando anche del proprio futuro in FIGC, fissa nella qualificazione al Mondiale l’obiettivo minimo della Nazionale.

La UEFA valuta i progetti italiani, Malagò apre allo slittamento della deadline di ottobre

La scadenza UEFA sugli stadi italiani per Euro 2032 potrebbe essere rinviata. Ad aprire a questa possibilità è stato Giovanni Malagò, presidente della FIGC, intervenuto a La Politica nel Pallone su Rai Gr Parlamento. L’Italia organizzerà il torneo insieme alla Turchia e deve definire gli impianti destinati a entrare nel dossier della competizione. Malagò ha spiegato che il confronto con la UEFA prosegue quotidianamente e che i progetti hanno già superato un primo passaggio di valutazione: “È un’ipotesi che possa slittare quella deadline. Sentiamo quotidianamente la UEFA e i rapporti sono idilliaci. Abbiamo rispettato il primo traguardo e ora gli uffici lavorano sulle seconde valutazioni. Oggi siamo al 14 settembre, magari da qui al 30 qualche considerazione potrà esserci”.

Le parole del presidente federale arrivano mentre le città italiane candidate lavorano agli interventi sugli impianti e alla documentazione richiesta dalla UEFA. La possibilità di uno slittamento concederebbe più margine ai progetti ancora impegnati nell’iter tecnico e amministrativo.

Malagò sul tesseramento: “Non ho paura di decadere da presidente della Federcalcio”

Malagò ha affrontato anche il caso del proprio mancato tesseramento FIGC. La Procura generale dello Sport presso il CONI ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura federale e ha chiesto ulteriori chiarimenti: “Non ho paura di decadere da presidente della Federcalcio”.

Il presidente ha aggiunto: “Io sono assolutamente sereno, sono un signore abituato da molti anni ad avere qualcuno che vuole sovvertire le dinamiche di consenso popolare. Non è la prima volta: c’è stato un chiaro tentativo di andare al commissariamento e non si poteva fare, poi gli ostacoli del pantouflage e ora c’è questa nuova puntata. C’è una precisa logica dietro tutto questo, ma io resto sereno”.

Dalla Giunta CONI in programma il giorno successivo, nel cui ordine del giorno non compare la questione delle elezioni federali, Malagò ha spiegato di “non aspettarsi nulla”. Il presidente FIGC si è soffermato anche su Diana Bianchedi, indicata per il ruolo di capo delegazione della Nazionale: “Ci sono moltissime rappresentazioni e persone che hanno ruoli ben più coinvolgenti nell’organizzazione del sistema sportivo, sarebbe stupefacente se non si potesse concretizzare questa cosa”.

Nazionale, Malagò il proprio futuro passa dalla qualificazione al Mondiale

Il presidente federale ha poi spostato l’attenzione sulla Nazionale italiana. Per Malagò, tornare alla fase finale della Coppa del Mondo rappresenta il primo obiettivo, ma non può essere sufficiente per rilanciare il calcio azzurro.

“Noi non giochiamo una gara a eliminazione diretta di un Mondiale da quando abbiamo giocato la finale vinta nel 2006 contro la Francia. L’Italia non deve limitarsi al compitino della qualificazione. Bisogna anche guardare avanti e fare bene, per fare questo va costruito un percorso con i giovani”. La FIGC sta lavorando anche sui calciatori che possono scegliere tra più nazionali. Malagò ha citato il caso di Romano e il lavoro svolto da Claudio Ranieri e Roberto Mancini: “Romano ha scelto l’Italia grazie al lavoro di Claudio Ranieri e Roberto Mancini. Ma non è il solo, ci sono diversi ragazzi che hanno facoltà di scegliere se partecipare con la maglia del padre o della madre. Stiamo lavorando tanto su questo”.

Il presidente federale ha insistito anche sulla necessità di ricostruire fiducia attorno agli Azzurri: “Bisogna creare una bella squadra e riportare fiducia nelle persone dopo quello che è successo. So benissimo che siamo legati a mille variabili, ma noi non dobbiamo metterci nelle condizioni che un episodio singolo possa determinare un nuovo caso amaro. C’è una regola non scritta per i presidenti federali, non so nemmeno se sia giusta, ma se uno fallisce quello che è l’obiettivo minimo, ovvero la partecipazione al Mondiale, è giusto che si rispetti quello che i miei colleghi prima di me hanno fatto”.

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