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Pierfrancesco Favino ad Affari: "Se la Roma vince lo scudetto io..."

Di Giordano Brega

Ci racconta il suo "Servo per due" che sta per fare il suo esordio al teatro Manzoni di Milano? 
 "E' tratto da 'Arlecchino servo per due padroni' che, a sua volta, ha varcato la Manica ed è stato ri-adattato da Richard Bean, con una commedia di enorme successo per quattro anni (dal titolo One man, two guvnors, ndr). Noi lo abbiamo ripreso, riportato in Italia e ambientato a Rimini negli anni '30. La trama è ovviamente quella dell'Arlecchino servo di due Padroni, ma le modalità della messa in scena, le sorprese, il rapporto con il pubblico sono cose volutamente più vicine al nostro periodo".

Come mai la scelta di Rimini?
"Nella storia sono tutti personaggi che scappano, che devono nascondersi da qualche parte. Una Rimini fuori stagione ci sembrava meno trafficata e più adatta"

E a cosa si deve l'idea di puntare su quel periodo storico?
"Gli anni '30? Perché si può dire che il varietà è stata l'ultima traslazione di quella che era la commedia dell'arte. Negli stilemi del varietà resistevano dei codici che erano ancora quelli della commedia dell'arte: c'era il momento musicale, quello del comico, del fine dicitore.. tutte figure che, in qualche modo per l'appunto, rientravano nella tradizione della commedia dell'arte. E poi quello è un periodo estremamente florido e molto radicato nella memoria degli italiani - più di quanto si immagini - dal punto di vista musicale o del costume. Ma c'è un altro motivo ancora..."

Dica...
"Con Rimini c'è un omaggio a Federico Fellini. In Amarcord ha forse fatto il ritratto del fascismo, vissuto nella provincia italiana, che a me personalmente piace di più".

Festeggerà il Capodanno sul palco del Manzoni di Milano, visto che lo spettacolo è in programma dal 9 al 31 dicembre. Poi che 2015 sarà per lei? Quali i progetti per il nuovo anno?
"Andrò avanti con lo spettacolo sino al primo marzo. Poi vedrete Suburra, un film che ho appena finito di girare, con la regia di Stefano Sollima. E quindi ci sono una serie di progetti che si stanno concretizzando, altri teatrali che stiamo ipotizzando..."

Lei è stato di recente protagonista in tv su Rai 1 con la fiction sull'avvocato Giorgio Ambrosoli. Com'è il passaggio da questo personaggio a una situazione e un personaggio profondamente diverso come in questa commedia teatrale?
"A livello strettamente temporale, il film lo abbiamo girato due anni fa, quando lo spettacolo non lo avevo ancora iniziato: quindi le due cose non si sono incrociate nella preparazione. Io comunque sino ad ora ho sempre cercato di fare cose diverse le une dalle altre, per mettermi un po' in difficoltà. Per sfidarmi. Ma anche per dare un'alternativa al pubblico, rispetto a quello che può aver voglia di vedere. Per quanto concerne Ambrosoli, sono stato orgoglioso di aver dato volto e voce a queste due puntate sulla sua vita".

Che effetto le ha fatto interpretare Ambrosoli?
"Innanzitutto c'è il senso di utilità del racconto. In esso rivedo quello che si dice quando si parla di 'servizio pubblico'. Ci sono tante persone che mi hanno scritto su Facebook, che non conoscevano la vicenda e l'hanno appresa attraverso queste due puntate. E credo fosse una delle cose principali che la Rai stessa, Matteo Levi (il produttore, ndr) e Alberto Negrin (il regista, ndr) avessero in mente. L'obiettivo è stato raggiunto. Per quello che mi riguarda, c'è stato un po' di pudore nel momento in cui devi affrontare la storia di un uomo realmente vissuto: il pensiero va a coloro che gli sono stati vicini e ai quali si chiede umilmente permesso di vestire per qualche minuto i panni di una persona a loro cara".

Recentemente ha preso venti chili per il film "Senza nessuna pietà" di Michele Alhaique. Come ha fatto a prenderli prima e a perderli poi?
"Li ho presi grazie all'aiuto di un alimentarista e di un personal trainer. Per cui mi sono fatto quei cinque pasti al giorno, piuttosto copiosi, per quattro mesi di fila. A perderli mi ha aiutato lo spettacolo dello scorso anno, perchè sono tre ore di salti e balli. E ovviamente una dieta regolare".

Più complesso prenderli o perderli?
"Alla fine è più faticoso perderli. Però prenderli, in modo che non sia dannoso per l'organismo, non è uno scherzo neppure quello".

In carriera ha interpretato due miti dello sport: Clay Regazzoni nel film Rush e Gino Bartali nella fiction. C'è un terzo grande sportivo di cui le piacerebbe vestire i panni in futuro?
"Ci sono stati dei signori del calcio, che però, per il pudore di cui parlavo prima, mi verrebbe difficile da voler interpretare. Però penso a figure come Agostino Di Bartolomei, Gaetano Scirea. O anche, nel suo essere una persona così perbene, Dino Zoff"

A proposito di calcio, lei è romanista...
"... nel midollo".

Quindi si aspetta lo scudetto di Totti e compagni quest'anno?
"Mi aspetto di migliorare quello che è successo lo scorso anno (la Roma chiuse seconda dopo uno splendido duello con la Juventus dei record guidata da Antonio Conte, ndr)".

In cambio dello quarto tricolore nella storia della sua Roma quale voto farebbe agli 'dei' del calcio?
"Smetto di fumare"

Tags:
pierfrancesco favinoteatro manzonigoldiniambrosoliscudettoas roma
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