Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Sport » Figc, perché la presidenza pesa così tanto? Bilanci, voti e potere dietro la corsa al post Gravina

Figc, perché la presidenza pesa così tanto? Bilanci, voti e potere dietro la corsa al post Gravina

Dopo le dimissioni del presidente federale si apre una sfida che vale molto più del calcio: contano conti, consenso e voto ponderato

Figc, perché la presidenza pesa così tanto? Bilanci, voti e potere dietro la corsa al post Gravina
gravina figc

Il 22 giugno si vota, ma la partita vera è nel peso economico e nei numeri politici della federazione

La corsa alla Figc non si spiega soltanto con il peso simbolico della Nazionale o con il prestigio del ruolo. Dietro la presidenza federale c’è una macchina che muove numeri enormi e concentra leve molto concrete. I dati ufficiali della Federcalcio parlano di quasi 7 miliardi di ricavi diretti per il sistema calcio, 12,4 miliardi di impatto sul Pil, 141mila posti di lavoro attivati e 1,5 milioni di tesserati. È da qui che parte la chiave del dopo Gravina: chi prende la guida della federazione si ritrova al vertice di un ecosistema che va ben oltre il campo.

Il bilancio 2024 della Figc si è chiuso con un valore della produzione di 224 milioni, un risultato positivo di 2 milioni, costi per attività sportiva pari a 146 milioni e costi di funzionamento pari a 50 milioni. Numeri che spiegano perché la presidenza non sia solo una carica sportiva, ma anche un centro di gestione, indirizzo e rappresentanza di una struttura che conta nei rapporti istituzionali, nelle riforme e nei dossier strategici del calcio italiano. Ma il punto non è soltanto economico. Come ricostruito da Primaonline, il presidente federale ha in mano un perimetro di potere che tocca giustizia sportiva, arbitri, controlli sui club, sponsor, patrimonio immobiliare, formazione tecnica e perfino la filiera delle nazionali giovanili.

La sfida si è aperta formalmente il 2 aprile, quando Gravina ha rassegnato le dimissioni dopo la mancata qualificazione dell’Italia al terzo Mondiale consecutivo. La Figc ha fissato l’assemblea straordinaria elettiva per il 22 giugno a Roma. Le candidature devono essere presentate almeno 40 giorni prima e devono essere accompagnate da un documento programmatico e dall’accredito di almeno la metà più uno dei delegati di almeno una Lega o componente tecnica. In questa fase, però, la posta in gioco non è solo chi guiderà la federazione, ma quale blocco di potere controllerà il calcio italiano nei prossimi anni.

A rendere la partita ancora più delicata è il sistema del voto ponderato. I voti disponibili sono 516. La Serie A pesa 62 voti, la Serie B 25,8, la Lega Pro 87,58, la Lega Nazionale Dilettanti 175,63, i calciatori 102,86, gli allenatori 51,48 e gli arbitri 10,35. I professionisti nel complesso arrivano al 36%, i dilettanti al 34%, mentre giocatori e tecnici possono spostare gli equilibri in modo decisivo. Nessuno, da solo, può davvero blindare l’elezione. Le alleanze restano il cuore della partita.

Anche il meccanismo degli scrutini conferma quanto sia centrale la mediazione politica. Al primo voto serve il 75% dei consensi, al secondo i due terzi, dal terzo basta la metà più uno. È un sistema che obbliga a costruire convergenze larghe e che trasforma la presidenza Figc in una casella di potere vera, non solo sportiva. Anche perché, come sottolinea Primaonline, il presidente non gestisce solo l’immagine della Nazionale. Nomina o revoca il Ct con una decisione monocratica, propone i vertici della giustizia sportiva, incide sulla COVISOC e conserva quindi una leva diretta o indiretta sui controlli che riguardano la vita dei club. Sul tavolo resta anche il dossier arbitrale: la riforma studiata dalla Figc per sottrarre all’Aia il controllo delle designazioni di Serie A e B è congelata, ma non archiviata, e il successore di Gravina potrebbe ritrovarsi in mano anche quel passaggio.

C’è poi il capitolo economico, che pesa quasi quanto quello politico. La Federcalcio Servizi Srl, partecipata al 100% dalla Federazione, è la cassaforte immobiliare del sistema: gestisce Coverciano, le sedi Figc sul territorio e varie operazioni sugli immobili. Il presidente negozia anche i contratti di sponsorizzazione delle Nazionali, gestisce la biglietteria delle partite azzurre e partecipa alla regia dei grandi dossier commerciali. Tra questi, il più pesante è quello dei diritti tv del ciclo 2029-2034, una partita che da sola spiega perché un eventuale vuoto di potere in federazione venga considerato un rischio per tutto il prodotto calcio.

Accanto al potere formale c’è quello relazionale. Tessere federali, tribune d’onore, benemerenze, corsi a Coverciano, patentini per allenatori, nomine nelle nazionali giovanili, scelta delle sedi di Euro 2032: è un sistema che distribuisce accesso, legittimazione, visibilità e consenso. Coverciano non è solo il centro tecnico della Nazionale, ma il luogo dove si forma una parte decisiva della classe dirigente e tecnica del calcio italiano. Le nazionali giovanili, allo stesso modo, non rappresentano solo un settore sportivo: orientano la crescita dei talenti e possono incidere anche sul valore di mercato dei calciatori.

Per questo la federazione interessa così tanto. Tiene insieme denaro, rappresentanza, governance e indirizzo politico del calcio italiano. E tiene insieme anche qualcosa di più: la possibilità di decidere chi conta, chi entra, chi pesa e chi resta fuori dentro uno dei sistemi più esposti e influenti dello sport nazionale.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE DELLA SEZIONE SPORT