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Mondiale 2026, biglietti fuori controllo: prezzi choc tra listini Fifa e rivendite, il torneo rischia di diventare un lusso

Dalla finale ai match inaugurali, il costo dei ticket allontana i tifosi veri. La quota da 60 dollari non spegne le polemiche

Mondiale 2026, biglietti fuori controllo: prezzi choc tra listini Fifa e rivendite, il torneo rischia di diventare un lusso
FIFA President Gianni Infantino (Foto Lapresse)

La Fifa prova a difendersi con una piccola fascia low cost, ma il nodo resta: il calcio più globale è sempre meno accessibile

Il Mondiale 2026 si avvicina con una tema che pesa tanto: chi potrà davvero permettersi di esserci? Il tema è esploso nelle ultime settimane tra listini ufficiali, prezzi dinamici e rivendite che hanno portato i tagliandi a cifre fuori portata per il tifoso medio. Il risultato è un cortocircuito che colpisce il cuore del torneo più seguito al mondo: il calcio continua a raccontarsi come sport popolare, ma il suo evento massimo somiglia sempre di più a un prodotto per pochi.

Il quadro che emerge è chiaro: per una parte crescente del pubblico il Mondiale è già diventato un bene di lusso. In un caso si parla di un biglietto per la finale rivenduto a 143.750 dollari sul mercato secondario, contro un prezzo originario indicato a 3.000 dollari. In un altro si cita la gara inaugurale a Città del Messico, spinta oltre i 5.300 dollari rispetto a un listino da 895. Al di là dei singoli picchi, che appartengono alla dinamica della rivendita e non al prezzo standard ufficiale, il messaggio è chiaro: per una parte crescente del pubblico il Mondiale è già diventato un bene di lusso.

Reuters ha ricostruito che la finale del 2026 è stata messa in vendita ufficialmente in una fascia compresa tra 2.030 e 6.370 dollari, con un salto netto rispetto al Mondiale del Qatar, e che la partita inaugurale di Città del Messico è arrivata a una fascia tra 560 e 2.735 dollari. Nella fase finale di vendita, inoltre, altri rincari hanno alimentato nuove proteste, con la finale che in alcuni casi ha toccato prezzi ancora più alti.

La risposta della Fifa è arrivata a dicembre, quando ha introdotto una nuova categoria da 60 dollari chiamata “Supporter Entry Tier”. È però una concessione molto limitata. Riguarda infatti solo il 10% dei biglietti assegnati alle federazioni delle nazionali partecipanti, che poi decideranno i criteri di distribuzione ai tifosi più fedeli. In altre parole, non è una vera apertura generalizzata del torneo, ma una toppa minima su una politica dei prezzi che continua a spingere verso l’alto il costo dell’accesso. Reuters sottolinea che proprio questa misura è nata in risposta alle critiche crescenti per i prezzi giudicati esorbitanti.

La Fifa difende il modello sostenendo che i ricavi tornano al calcio mondiale e che senza questa struttura il football non avrebbe la stessa forza in tanti Paesi. Ma il tifoso che segue la propria nazionale da anni non misura il torneo sul bilancio federale. Lo misura sulla possibilità concreta di esserci. Se deve restare davanti alla tv mentre lo stadio si riempie di corporate hospitality, hospitality packages e posti rivenduti a cifre fuori scala, allora il Mondiale perde una parte della sua funzione simbolica. Diventa ancora più globale sul piano commerciale, ma meno popolare sul piano reale.

Non a caso il fronte delle associazioni tifosi è andato all’attacco. Football Supporters Europe ha parlato di prezzi “estorsivi” e di un tradimento della cultura del torneo, stimando che seguire la propria nazionale fino in fondo possa costare migliaia di dollari già solo nel circuito ufficiale. La polemica non riguarda quindi solo il bagarinaggio digitale o qualche abuso del secondario. Riguarda il modello stesso con cui la Fifa sta monetizzando il suo evento più importante.

Il Mondiale non rischia di diventare meno seguito. Rischia di diventare meno vissuto dai tifosi che lo hanno reso grande. E se il calcio mondiale continua a spingere sul prezzo mentre offre una quota simbolica di tagliandi low cost come risposta politica, il segnale che arriva è netto: l’accesso resta secondario, il business viene prima. Per un torneo che ha costruito la propria leggenda sull’idea di appartenenza popolare, questo non può passare in secondo piano.

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