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Sport
I segreti dell'agente dei calciatori

DIVENTARE PROCURATORE: DA SOGNO A REALTA’

Da qualche giorno, è in libreria “I Segreti dell’Agente dei Calciatori”, il primo manuale, a marchio Mursia, per provare a diventare procuratore anche se non si è figli di un ex giocatore o di un agente già affermato. In realtà, non si tratta proprio di un manuale “vecchio stile”, bensì di una raccolta di consigli pratici offerti dagli stessi addetti ai lavori. “In questo libro, per la prima volta, gli agenti più famosi vengono intervistati non per sapere come va questa o quella contrattazione, ma per scoprire quali sono stati i loro primi passi in questo mondo, così affascinante e così difficile” conferma ai nostri microfoni Luca Talotta, uno degli autori, pilastro della redazione di Calciomercato.com.

L’altro autore è egli stesso un agente ormai affermato, quel Jean-Christophe Cataliotti che,  tramite il suo Football Workshop (www.footballworkshop.it), offre periodicamente corsi per la preparazione all’esame di agente di calciatore e per gli aspiranti talent scout.
Nella prima parte del lavoro, infatti, l’avvocato Cataliotti cerca di dare risposta ai quesiti più frequenti che riguardano l'attività degli agenti dei calciatori e che emergono durante i suoi corsi, analizzando le principali norme di diritto calcistico.

Il resto delle quasi 200 pagine del libro raccoglie le testimonianze dirette di grandi professionisti del settore: quelli di "prima generazione", come Giovanni Bianchini che ebbe il merito di portare Ronaldo in Italia, quelli che provengono da altri circuiti, come Claudio Vigorelli, gli ex atleti alla Lionello Manfredonia (ex Roma e Juventus), i “figli d’arte” come Davide Lippi (socio del fratello di Giorgio Chiellini in Reset Group) o Federico Pastorello, ma anche giovani rampanti come Patrick Bastianelli e Andrea Cattoli. “Per dimostrare che questo non è un “lavoro chiuso”, dove solo pochi possono accedervi. Tutt'altro: basta costanza, sapersi vendere bene e non abbattersi alle prime difficoltà” sostengono i due autori all’unisono. Ovviamente non poteva mancare il contributo di Carlo Pallavicino, agente, fra gli altri, di Goran Pandev, che è stato uno degli ideatori della piattaforma di Calciomercato.com. Mentre all’attuale direttore della testata, il giornalista-polemista Xavier Jacobelli, è affidata la prefazione del volume. Del resto, Jacobelli, solo qualche anno fa, fece risalire le vendite del quotidiano sportivo Tuttosport puntando essenzialmente sulle notizie e “soffiate” del calcio mercato.

Il libro di Cataliotti e Talotta è sicuramente di facile e divertente lettura. Se la “sezione didattica” non ricorre a tecnicismi ed ampollosità di genere, dagli altri capitoli emergono numerosi aneddoti, alcuni simpatici, altri imprevedibili: si va da un Nakata (ve lo ricordate?) che si presenta a cena dei Tanzi con l'infradito tempestato di Swarowski ad un Kallon scovato in Svezia da un albergatore locale; e poi c'è la penna porta fortuna di Davide Lippi, il contratto di Diego Milito lanciato in area da Federico Pastorello (uno che prende 103 aerei all'anno) e molto altro ancora.

ECCO IL CAPITOLO SU DAVIDE LIPPI

davide lippi

La Gea, Moggi, Lamela e la penna di Chiellini...
Un passato da calciatore, un cognome importante ma anche un talento da scout non indifferente. Davide Lippi è uno degli agenti più importanti tra quelli at-tualmente in circolazione. Tra i suoi assistiti nel corso degli anni, Massimo Oddo, Giorgio Chiellini, Emanuele Blasi, Cristian Brocchi e molti altri. Una vita e una carriera fulminante, iniziata subito ad alti livelli e mai interrotta. E la consapevolezza che le esperienze vissute, dal rapporto con papà Marcello alla Gea, sono tutte utili e indispensabili. Proprio come la penna di Giorgio Chiellini...

Buongiorno Lippi, come ha avuto inizio il suo legame con il mondo del calcio?
Ho iniziato a giocare in Toscana; ero una mezz’ala di ottime qualità (ride, nda); poi la mia carriera si è dovuta interrompere per problemi fisici e ho iniziato quella di agente. Visti i risultati è andata bene...


Cos’è successo?
Una macchina non ha rispettato uno stop; e io ero in motorino... giocavo nella Primavera della Lucchese, poi ho avuto esperienze al Camaiore e al Viareggio, dove vincemmo la C2. Però smisi ugualmente. E qui fu fondamentale mio padre, che mi spronò a intraprendere una nuova avventura.

Meglio fare il calciatore o l’agente?
Beh, la carriera calcistica è più stimolante; ma rischiavo di ritrovarmi a fare la spola tra C2 e C1. Invece, oggi, ho quasi 20 giocatori di serie A e anche queste sono soddisfazioni.

L’inizio di tutto...
A 20-21 anni ho iniziato a lavorare nel marketing della Juventus; ho trascorso lì due anni ma mi accorsi subito che la vita da ufficio non faceva per me. Io sono e sarò sempre un uomo di campo. Quindi la mia prima esperienza da agente èstato un tour in Sudamerica con Gustavo Mascardi e Paco Casal, i numeri uno al mondo. Rimasi giù diversi mesi, poi tornai in Italia e, visto l’amicizia che mi legava ad Alessandro Moggi, cominciai a lavorare con lui. Sono stato fortunato, essendo cresciuto in questo ambiente conosco tante persone che mi hanno dato la possibilità di crescere. E devo ringraziarlo Alessandro, mi ha dato una mano notevole.

L’esperienza della Gea, a prescindere da come finì, come la reputa?
Sicuramente molto formativa, importante. Mi ha dato modo di entrare nel mondo del calcio e del calciomercato a certi livelli. Io non ero socio, collaboravo con loro. Ma sicuramente fu un periodo gratificante. Anche perché l’idea di base sulla quale era stata fondata la Gea era innovativa come quella della Reset Group, l’azienda che ho aperto da cinque.

Cioè?
Si tratta di una nuova agenzia di sport marketing, a 360 gradi; noi gestiamo i diritti d’immagine dei calciatori, ma gestiamo anche campagne pubblicitarie e molto altro. Abbiamo due sedi, a Milano e Roma, e tre divisioni con otto persone a lavorare.

Ricorda i primi passi?
I primi giocatori di un certo livello che gestii furono Massimiliano Esposito (Perugia, Brescia, Chievo) e Cristian Brocchi. Il calciatore col quale c’è stato il colpo di fulmine? Erik Lamela; l’ho visto a ottobre 2011 e sono stato uno dei primi a lavorarci su. Sabatini ha fatto un grande colpo, penso abbia tutte le qualità per fare bene ed esplodere.
E gli altri che ha in procura? Chiellini lo conosco da quando aveva 15 anni e posso dire di averci visto giusto. E poi è una soddisfazione poter vedere Caprari titolare con la Roma, Camporese che debutta in serie A e molti altri bravi ragazzi che fanno la loro onesta carriera.

lamela yepes

Quali sono le caratteristiche che deve avere un buon agente?
Passione per il proprio lavoro, andare e scoprire giovani e non avere vincoli. La conoscenza calcistica è certamente fondamentale, ma fare pubbliche relazioni e saper pescare nel mazzo lo è ancora di più.

Qualche consiglio pratico?
Premesso che ritengo il cominciare oggi questa professione un qualcosa di molto complesso e difficile, visto la situazione economica generale di tutti, sicuramente serve grande passione, voglia di fare e buttare la testa giù senza tanti programmi. E poi girare per i campi in cerca di giovani e avere la fortuna di trovare quelli giusti. Io negli anni ho puntato sull’avere pochi giocatori e di qualità, ma alla base deve rimanere un principio: il servizio che dai a un giocatore, che si chiami Chiellini o che militi in serie C, deve essere lo stesso. L’unica cosa che cambia è ovviamente il guadagno.

Come vede il mercato italiano di oggi?
C’è poco spazio per i giovani agenti se cominciano da soli e non hanno la fortuna di essere ex calciatori o d’avere rapporti e conoscenze di un certo tipo. La mia è una famiglia di sportivi e questo mi ha aiutato molto.

Oltre al colpo di fulmine che ha citato nell’esempio Lamela, cosa deve avere un agente per scovare un buon giocatore e distinguerlo da uno mediocre?
Il calcio non è una scienza matematica, nessuno te lo può insegnare. I giocatori o li vedi o non li vedi. Per Lamela obiettivamente non serviva un genio, lì ho avuto la fortuna d’arrivare prima di altri e innamorami prima. Chiamai subito il Milan che s’interessò, ma poi non si fece nulla. Io, come altri colleghi, quando vedo un giocatore non ho bisogno di tanto tempo per capire se è buono o no; viaggio spesso sulle emozioni che mi danno a pelle. Personalmente guardo molto i piccoli particolari: il modo di muoversi, di calciare, eccetera. E poi guardo i ragazzi in faccia: uno ha la faccia da giocatore, c’è poco da fare. Comunque sono mie valutazioni personali, condivisibili o meno.

A 35 anni e con tanti calciatori in serie A, ne avrà viste e vissute tante: c’è qualche ricordo particolare?
Non nel dettaglio, ma sicuramente c’è un aneddoto che mi piace raccontare. Io sono uno che perde le penne sempre, me le dimentico nei box delle società e anche nei vari hotel. Ma ce n’è una che non perdo mai, ed è quella con la quale Giorgio Chiellini firmò il suo primo contratto da professionista a 16 anni con il Livorno. La uso sempre quando metto la mia firma su ogni contratto di ogni calciatore che riesco a piazzare. Beh, poi l’ho usata anche per battesimi, matrimoni e per tutte le cose importanti che faccio. L’ho inserita in una custodia apposita, così non la perdo. Guai a chi mi tocca.

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