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Sport
Il giro del mondo in bicicletta: Paola Gianotti compie l'impresa

Ha pedalato tanto, fino a spingersi ai confini più estremi della terra. Per poi far ritorno a casa, ad Ivrea, e diventare la seconda donna nella storia a completare il giro del mondo sulla due ruote. Missione compiuta per Paola Gianotti. La ciclista amatoriale piemontese, classe 1981, che aveva deciso di misurare se stessa sulla circonferenza del pianeta, in sella alla bicicletta, è rientrata trionfante da quel pazzesco viaggio verso ovest, durato 144 giorni, in cui ha coperto 29.430 chilometri. Infrangendo di 8 giorni il precedente record, stabilito dalla greca Juliana Bhuring nell'anno 2012, la donna ha voluto saggiare le proprie capacità in un'impresa dal profumo impossibile. O quasi.

Dalle rive del lago Sirio e dalle località del Canavese, dove vive e talvolta si allena, Paola Gianotti si è resa disponibile per raccontarci la sua storia. «Benché fosse un sogno che nutrivo fin da quando ero piccola - spiega la ciclista -, l'idea vera e propria di partire maturò sul finire del 2012, quando a causa della crisi economica dovetti serrare i battenti della mia società di eventi e comunicazione. Senza più alcun impedimento lavorativo - continua -, scelsi allora di reinventarmi e rendere reale quanto finora soltanto desiderato. Coniugando altresì le mie grandi passioni: lo sport e il viaggio».

Dalla maggiore età infatti la donna, assetata di cultura e conoscenza, ha messo lo zaino in spalla e ha cominciato a girare. Ovunque. E a vivere esperienze di ogni tipo: in Swaziland (Africa) ha trascorso un mese in una riserva per proteggere i rinoceronti bianchi dal bracconaggio, nel parco del Kakadu (Australia) ha cercato gli occhi dei coccodrilli di notte con il solo ausilio della torcia, dalla cima del Kilimangiaro ha potuto invece ammirare le distese della savana. E molto altro ancora. Come d'altronde è accaduto per le discipline sportive, dove si è confrontata con pallavolo, triathlon, thai boxe e alpinismo. Con così tante intense parentesi alle spalle, «credo sinceramente che l’idea di girare il mondo in bicicletta sia una conseguenza di esperienze vissute negli anni, le quali mi hanno lasciato un bagaglio di emozioni, ricordi e sogni - ripercorre -. La voglia di mettersi in gioco è quindi la prosecuzione naturale di un percorso iniziato tanto tempo fa».

Di conseguenza, da ragazza della porta accanto Paola Gianotti ha cercato la sfida impossibile, che ha ribattezzato Keep Brave. Si è quindi messa sotto per cercare sponsor che potessero coprire i costi dei biglietti per lei e il suo staff e per l'affitto di un camper che fungesse da base operativa nel corso del tragitto. E l'8 marzo, con il cuore spinto negli scarpini e una boccata di coraggio, la donna è partita. Dall'Italia lungo le coste dell'Europa, fino al passaggio in Sudamerica per poi proseguire con un coast to coast negli Usa. E poi ancora giù in Australia e su in Asia, finché non ha completato il cerchio.

Ma l'impresa non è stata per nulla facile. La ciclista, oltre a fatica e molteplici difficoltà, 24 forature e vesciche, ha dovuto affrontare una prova ben più ardua: mentre stava attraversando il deserto, tra Arizona e California, è stata coinvolta in un brutto incidente stradale, che le ha causato la frattura della quinta vertebra cervicale e spese mediche per circa 85.000 dollari. Cifra questa coperta solo in parte dall'assicurazione del veicolo che l'ha investita, perché il massimale della polizza non superava la soglia dei 15.000. Beffata e infortunata, la donna è dovuta pertanto rimanere ferma per 4 mesi e trovare il modo per pagare il debito con la sanità americana. Non si è però data per vinta e, dopo la convalescenza, ha ripreso a pedalare dallo stesso punto in cui era stata investita. Anche perché su di lei gravava una duplice responsabilità nei confronti dell'ambiente: da una parte incarnava l'esempio per sensibilizzare l'uso di mezzi meno inquinanti e dall'altra mappava le aree inquinate del mondo attraverso un rilevatore di smog, posizionato nella borraccia, per conto del Politecnico di Torino e dell'università Sapienza di Roma.

«Per questi motivi e per non deludere la mia nipotina Siria, che mi attendeva a casa, non ho mai pensato di mollare - aggiunge -. Così, ho tagliato quel traguardo che mi ero prefissata, comprendendo che le barriere e gli ostacoli che vengono innalzati riguardano, nella maggior parte dei casi, i nostri limiti mentali. Io però ho imparato a superarli».

Maurizio Zanoni
@mauriziozanoni

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