Cristian Chivu vuole un centrocampo più potente, verticale e adatto alle notti europee. Manu Koné e Curtis Jones sono i nomi che cambierebbero ritmo all’Inter, ma servono soldi, uscite e spazio salariale.
Koné e Jones, l’Inter cerca forza e gambe per il centrocampo
L’Inter guarda al centrocampo con un’idea precisa: più centimetri, più strappi, più capacità di reggere duelli ad alta velocità. Cristian Chivu vuole una squadra meno prevedibile quando il livello sale, con mezzali capaci di rompere la pressione, portare palla, coprire quaranta metri e arrivare nell’area avversaria. Manu Koné e Curtis Jones rispondono a quella fotografia tecnica. Per la difesa si pensa invece a Marco Palestra dell’Atalanta. Le sirene spagnole invece suonano per Alessandro Bastoni, diventato uno degli obiettivi del Real Madrid di Mourinho.
Koné è il nome che fa tremare i tifosi della Roma, preoccupati di perdere una delle colonne della squadra. Francese, 25 anni, fisico da Premier, contratto con i giallorossi fino al 2029 e valore di mercato indicato da Transfermarkt a 50 milioni. È arrivato nella Capitale nell’estate 2024 e in poco tempo è diventato uno dei giocatori più vendibili della rosa. La Roma lo ha preso per 18 milioni più 2 di bonus, con stipendio riportato da LaRoma24 attorno ai 3 milioni netti annui.
Jones invece è cresciuto nel Liverpool, ha 25 anni e un contratto fino al 2027. La sua valutazione su Transfermarkt è di 35 milioni. Secondo il Guardian, l’Inter è pronta a riaccendere l’interesse perché il giocatore entra nell’ultimo anno di contratto e il rinnovo con il Liverpool non è ancora chiuso. Il club inglese lo valuta circa 35 milioni di sterline, cifra alta ma trattabile se il tempo iniziasse a lavorare contro Anfield.
Quanto costa rifare il centrocampo
Per prendere Koné e Jones insieme servirebbe un investimento potenziale da oltre 80 milioni di euro, tra cartellini, commissioni e bonus. L’Inter non può muoversi solo con il desiderio tecnico. Deve vendere, alleggerire o costruire formule creative. Prestito oneroso con obbligo, pagamento pluriennale, contropartite, bonus legati a presenze e qualificazione Champions: la cassetta degli attrezzi di Marotta e Ausilio passa da qui.
Koné costerebbe molto perché la Roma ha una ragione forte per non svendere. Il contratto lungo protegge il club giallorosso. La plusvalenza, però, sarebbe enorme. Se il costo storico è vicino ai 18 milioni più bonus e il giocatore venisse ceduto intorno ai 45-50 milioni, la Roma avrebbe un guadagno contabile robusto, anche al netto dell’ammortamento già maturato. Questo spiega perché l’Inter fiuta la possibilità senza illudersi di trovare sconti facili.
Jones è diverso. Il Liverpool rischia di perdere potere negoziale con la scadenza 2027. Se non rinnova, l’estate diventa il momento migliore per incassare. Per l’Inter sarebbe un investimento meno protetto dal lato del cartellino, ma più interessante per età, scuola tattica e duttilità. Può fare mezzala, interno, trequartista, all’occorrenza anche coprire zone più basse. Chivu cerca proprio giocatori capaci di cambiare postura alla squadra dentro la stessa partita.
Chivu vuole un’Inter più cattiva senza perdere qualità
L’Inter che ha vinto e convinto negli ultimi anni ha avuto regia, automatismi, palleggio, quinti dominanti. La squadra di Chivu dovrà tenere quel patrimonio e aggiungere una cosa che in Europa non si compra a parole: resistenza nei duelli. Koné dà impatto. Jones dà pulizia e corsa. Insieme sposterebbero il centrocampo verso un calcio più fisico, più inglese, meno dipendente dal possesso ragionato.
Il tifoso nerazzurro può sognare, ma il mercato chiederà sacrifici. Un’uscita importante potrebbe finanziare la prima mossa. Un prestito con obbligo potrebbe aprire la seconda. La Champions garantisce ricavi vitali, ma gli stipendi vanno tenuti sotto controllo e ogni acquisto deve reggere sul bilancio per più stagioni.
Chivu non chiede soltanto nomi. Chiede una squadra che quando trova Real, City, Bayern o PSG non venga schiacciata nei metri decisivi. Koné e Jones sono due risposte possibili. Costose, difficili, ma coerenti con un’Inter che vuole restare grande anche quando il ritmo si alza.

