Italia: ecco cosa facevano gli azzurri l’ultima volta che l’Italia giocava un Mondiale
24 giugno 2014, il difensore dell’Uruguay Diego Godin nel secondo tempo infila di testa Gianluigi Buffon sugli sviluppi di calcio d’angolo e decreta ufficialmente l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali di calcio tenutisi in Brasile.
Ma facciamo ancor più un salto indietro, bensì all’ultimissimo gol segnato dall’Italia nella suddetta competizione. 15 giugno 2014: la sfida più delicata del girone (la prima) con l’Inghilterra vista come favorita, e invece (ancora una volta) battuta dai colori azzurri. Sturridge risponde a Marchisio nel primo tempo, Balotelli inchioda il punteggio sul definitivo 1-2 nella ripresa.
Ebbene sì, a 12 anni fa risale la nostra ultima apparizione alla massima competizione globale per nazionali: ecco perché la partita di questa sera contro la Bosnia avrà, a prescindere da come andrà, un significato storico oltre che tangibile. I nostri ragazzi, ai quali Gattuso si aggrappa per superare il muro di Zenica, all’epoca ammiravano le gesta dei propri predecessori, sognando un giorno di portare in alto loro stessi il tricolore azzurro.
Cosa facevano e dove giocavano gli azzurri: la difesa – Sembrano passati veramente decenni. L’altro Gigio, cioè quel Donnarumma che si è laureato circa un anno fa campione d’Europa con il Psg, nel 2014 aveva 15 anni ed era appena passato al Milan dal Club Napoli. I rossoneri avevano vinto la concorrenza dell’Inter, molto interessata al nativo di Castellammare di Stabia.
Stessa età per Alessandro Bastoni, che dal militare nelle giovanili dell’Atalanta oggi si ritrova a rappresentare il fulcro della difesa azzurra non soltanto in nazionale, ma anche nell’Inter (anche se ben presto il suo futuro potrebbe tingersi di blaugrana, si infittiscono le indiscrezioni secondo cui l’interista avrebbe accettato la corte del Barcellona per la prossima stagione).
Qualche anno in meno per Calafiori, oggi all’Arsenal: il 12enne Riccardo ai tempi del Mondiale del 2014 giocava nella cantera della Roma.
Già maggiorenne, invece, era Gianluca Mancini che vestiva la maglia della Fiorentina, militando nelle giovanili. Il futuro dirà Atalanta e Roma, non ha infatti mai vestito la prima squadra della viola.
Cosa facevano e dove giocavano gli azzurri: il centrocampo – Partendo da sinistra, troviamo un già decisivo 17enne Federico Dimarco nell’U18 italiana (decise con una doppietta l’amichevole contro l’Inghilterra). A differenza dei suoi compagni, però, Federico aveva già fatto il suo esordio con la prima squadra dell’Inter, anche se giustamente acerbo e ben lontano da tutti i fasti attuali (la sua storia è ben nota: tanti prestiti in giro per l’Italia prima del rientro ad Appiano Gentile, e la nomea di uno dei migliori esterni in circolazione).
Chi è chiamato a confermarsi questa sera a Zenica, e che ha deciso la partita contro gli irlandesi, è Sandro Tonali che nel 2014 si era appena trasferito dal Piacenza al Brescia, dove è cresciuto esponenzialmente fino a passare allo scudetto col Milan e a farsi amare anche dai tifosi inglesi del Newcastle.
Un altro ragazzo che aveva vissuto le giovanili dell’Atalanta era il giovanissimo 16enne Manuel Locatelli, poi passato al Milan. Anche per “Loca” la maturazione calcistica è evidente, e l’Europeo del 2020 ne è la dimostrazione.
Passiamo in Sardegna, nel capoluogo di Cagliari: qui troviamo un 17enne Nicolò Barella che aveva già colto l’occasione di debuttare con i sardi ed era nel giro delle varie under italiane.
In pianta stabile in questo reparto, e l’unico in rosa, era il Matteo Politano ai tempi del Pescara: in mezzo tutti gli anni al Sassuolo prima di approdare all’Inter e laurearsi doppiamente campione d’Italia con il Napoli, prima con Spalletti e poi con Conte.
Cosa facevano e dove giocavano gli azzurri: l’attacco – Moise Kean, 12 primavere fa, aveva 14 anni e già timbrava il cartellino con le giovanili della Juventus prima di attendere “solo” 2 anni per la grande promozione in prima squadra.
Storia alquanto bizzarra per il nostro oriundo Mateo Retegui: 15 anni e un futuro tutto da scrivere nello sport di squadra…ma non nel calcio. Infatti l’ex Genoa e Atalanta stava pensando di lasciare il pallone per dedicarsi all’hockey seguendo la tradizione dei suoi genitori. Chissà se ancora oggi Retegui ci pensa ancora, o se la chiamata del Boca Juniors che qualche anno dopo gli ha spalancato le porte dell’Italia alla fine ne è valsa la pena.
Va menzionato anche Pio Esposito, dato che Gattuso non ha ancora sciolto del tutto le riserve e tiene vivo il ballottaggio tra questi ultimi due: all’epoca Francesco aveva 9 anni e giocava nei pulcini del Brescia. L’anno seguente, infine, iniziava la sua lunga storia d’amore con i colori nerazzurri cuciti sul petto.





