Il nodo non è solo il ritiro dell’Iran: pesa il criterio con cui la Fifa coprirebbe il posto vacante
Il tormentone è ripartito poche ore dopo la sconfitta con la Bosnia, che ha lasciato l’Italia fuori dal Mondiale per la terza edizione consecutiva. Stavolta però il dibattito sul ripescaggio non nasce da una suggestione qualsiasi: nasce dal caso Iran, nazionale già qualificata e inserita nel gruppo G, ma ancora alle prese con tensioni politiche, problemi di sicurezza e con una richiesta formale alla FIFA per spostare le proprie gare dagli Stati Uniti al Messico. Oggi, dunque, lo scenario più concreto non è ancora il forfait, ma il tentativo di restare nel torneo cambiando sede delle partite.
L’articolo 6.7 dei Regulations for the FIFA World Cup 26 dice che, se una federazione partecipante si ritira o viene esclusa, la FIFA decide da sola come intervenire e può anche sostituirla con un’altra nazionale. È il passaggio che alimenta le speranze azzurre, ma anche quello che le ridimensiona subito: il testo non stabilisce criteri automatici, non parla di ranking, non assegna corsie preferenziali e non impone neppure che la sostituzione debba arrivare dalla stessa confederazione. In sostanza, tutto dipenderebbe da una scelta politica e organizzativa della FIFA.
Per questo il punto non è soltanto capire se l’Iran si ritirerà davvero. Il punto è capire chi sceglierebbe la FIFA per coprire l’eventuale buco. E qui l’Italia parte dietro. Le ricostruzioni uscite in queste ore vanno tutte nella stessa direzione: per equilibrio geografico e rappresentanza continentale, la soluzione più lineare sarebbe promuovere un’altra nazionale asiatica. Gli Emirati Arabi Uniti sono il nome che circola con più insistenza, anche perché l’Iraq si è già preso sul campo uno dei posti ancora disponibili. L’Italia entrerebbe in gioco solo in una fase successiva e molto più politica che tecnica.
C’è poi un altro dato che raffredda l’entusiasmo. Reuters ha riferito oggi che Teheran non ha ancora deciso di rinunciare al Mondiale: aspetta una risposta della FIFA sulla richiesta di giocare in Messico e non negli Usa. Il ministro dello Sport iraniano ha spiegato che, se quella richiesta fosse accolta, la partecipazione diventerebbe certa. Questo significa che la finestra del ripescaggio italiano resta appesa a due passaggi consecutivi: prima il mancato accordo tra Iran e FIFA, poi una decisione della FIFA favorevole agli azzurri. È una concatenazione possibile solo in teoria, molto meno nella pratica.
Anche il quadro del gruppo rende la situazione più concreta e meno astratta. Oggi l’Iran è previsto nel girone G con Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto. In caso di sostituzione, la nazionale ripescata finirebbe lì, con esordio già incastrato nel calendario della fase finale. La FIFA continua intanto a indicare l’Iran tra le qualificate e a mantenere il programma del torneo, al via l’11 giugno tra Stati Uniti, Messico e Canada. È questo il motivo per cui, al netto delle voci e delle speranze, il ripescaggio dell’Italia va letto come uno spiraglio regolamentare, non una strada vera verso i Mondiali, che molto probabilmente, ci vedranno ancora seduti sul divano, dopo l’ultima apparizione nel 2014.

