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Di Giordano Brega

jorginho modificato 1

Stella del Verona e grande protagonista in questo inizio di campionato, dopo una stagione super l'anno scorso in serie B (protagonista assoluto della promozione): ecco Jorginho.

Regista nato in Brasile, ma con passaporto italiano (il trisnonno paterno era della provincia di Vicenza), dai piedi buoni e  dotato di lucida visione di gioco. In estate il suo nome è stato accostato a grandissimi club (Milan in primis, poi grande interesse della Fiorentina e sullo sfondo voci di Psg), ma la società veneta ha deciso di trattenerlo per affrontare questa stagione nella massima categoria. 

A 21 anni il centrocampista della squadra scaligera sembra pronto per il grande salto. Sognando magari il Mondiale in Brasile, dopo aver accettato lo scorso anno la convocazione con la nazionale azzurra Under 21 (all'epoca allenata da David Mangia).

Ma per arrivare dov'è oggi non è stato tutto facile. Per lui c'è stata la gavetta, nel 2010/2011 andò in prestito alla Sambonifacese, in Lega Pro Seconda Divisione. Quanto è stata dura affermarsi nel calcio che conta? "Molto. Ci sono state persone che dicono 'oggi fai la bella vita'. Ma non è stato facile, ho fatto tanti sacrifici", spiega ad Affari. E aggiunge: "Ho passato tanti momenti brutti, al punto da voler anche tornare a casa, in Brasile e dire 'no basta'. Per fortuna che ho avuto una famiglia, mamma, papà e sorella che mi hanno dato tanto sostegno nel farmi restare qua"

pirlo giovinco

Qual è stato il momento più difficile in quel periodo?
"Dopo un anno che ero qua, non arrivava il contratto. Non avevo soldi e volevo aiutare mia mamma. Credo sia stato il periodo più difficile. Però loro mi dissero 'rimani lì, non tornare a casa'. Per fortuna l'ho fatto".

Quando e come è arrivata la chiamata del Verona?
"Io sono venuto in Italia direttamente al Verona. Ho fatto un provino, pian piano ero alla Primavera e sono arrivato ad allenarmi con la prima squadra. Dopo, sono andato un anno in C2 a giocare e a fare esperienza. Poi sono tornato qua, non pensavo di rimanerci. Invece ho avuto la fiducia di tutti".

Il suo idolo da bambino era Ricardo Kakà. Ma nel suo ruolo aveva un punto di riferimento?
"Credo che Pirlo sia un modello per tutti i centrocampisti"

Lei è stato spesso accostato a grandi squadre. Ce n'è una che sogna in particolare?
"Sì, però me la tengo per me"

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