Viene incontro con il solito fare espansivo, Aldo Biscardi è così e il tempo che passa non incide su questo aspetto del suo carattere. Ovviamente siamo quì per parlare della moviola in campo. “Oh! Hai visto eh? Si sono dovuti arrendere. Che vittoria! ” dice mentre ci accomodiamo nel suo studio. La sua scrivania è ricolma di libri e di giornali che a vederli così numerosi rincuora, è uno dello zoccolo duro che ancora va in edicola e in libreria.
Dalla prossima stagione in Serie A ci sarà la moviola in campo, anche se la chiamano VAR (Video Assistant Referee ndr) con un inglesismo che forse nasconde un po’ di pudore e con chi se non con lui possiamo affrontare questa formidabile novità, una vera e propria rivoluzione che comincerà con il campionato 2017/18 e che potrebbe riservare sorprese inaudite? Il nome di Aldo Biscardi e moviola sono da sempre accomunati, sono in una connessione stretta, del resto lui ha legato gran parte della sua lunghissima e fortunata carriera a questa “battaglia di giustizia” come dice. “C’è voluto un po’, c’è voluto molto tempo. Trentasei anni. Ma ora ci siamo” esordisce Biscardi sorridendo. Era un altro calcio, un’altra tv, un’altra società.
“C’erano tanti gol in fuorigioco, troppi gol irrregolari e quindi ho cominciato la mia battaglia. Volevo un calcio più giusto. E’ nata così”, ricorda. Oggi sembra tutto così chiaro, quasi semplice ma bisogna fare uno sforzo e un salto all’indietro. Trentasei anni fa è il 1981 e tutto si svolgeva allo stadio sotto i tuoi occhi o poco di più. “Gli arbitri erano convinti di essere troppo bravi, troppo forti, non volevano aiuti, volevano andare per i fatti loro. I grandi giornali non volevano accondiscendere a una battaglia non loro. Non sono venuti dietro in tanti ma io ho continuato lo stesso” aggiunge Aldo mimando un po’ la fatica fatta. Freni, opposizioni, intralci sono stati tanti. “Ma alla fine si sono dovuti arrendere” dice rivelando la evidente soddisfazione. Gli ostacoli hanno rallentato ma non impedito. E’ stato un percorso che solo nell’ultimo periodo ha avuto un’accelerazione e coincide con il cambio di presidenza della FIFA, circa un anno fa, e l’arrivo di Gianni Infantino che in questo poco tempo è riuscito a ottenere un risultato impensabile; prima qualche sperimentazione e ora l’avvio, dalla prossima stagione moviola in campo non solo in Italia ma anche in Belgio, in Portogallo e altri campionati. Per l’ufficialità manca solo il timbro dell’International Board, custode delle regole, ma tutti si dicono ormai già d’accordo. Carlo Tavecchio, presidente della FIGC e Marcello Nicchi, presidente dell’AIA hanno di fatto già ufficializzato.
“Infantino ha dato un appoggio fortissimo alla moviola in campo. Io ho fatto la battaglia giornalistica e della denuncia lui ha fatto quella vera, quella nelle istituizioni” specifica Biscardi.”E’ stato un progresso lento, lentissimo. Anch’io nella mia trasmissione ho utilizzato sempre la tecnologia” fino ad anticipare di qualche anno la realtà virtuale addirittura “un grande sforzo ma senza il supporto della tecnica non avrei combinato niente”. Indicando il televisore davanti a noi, sintonizzato su una canale di sport che trasmette una partita di calcio. “Sai. Un conto è dire è successo questo e quello, un conto è farlo vedere. La moviola ti mette davanti un fatto preciso, quasi meccanico. Ti mette con le spalle al muro”. Poi il discorso scivola sui tribunali “veri”, quelli ordinari “Anche lì usano la moviola” dice l’artefice del processo televisivo più famoso.
“Guarda io la penso così. La moviola in campo nasce perchè ci siamo battuti in tanti” e aggiunge “In futuro assistermo a campionati più regolari, più giusti e con più sorprese”. Quest’anno l’interesse è un po’ scemato. “Il campionato ritroverà interesse proprio con la moviola perchè i risultati saranno più giusti e non ci saranno sbavature, cadute se non proprio imbrogli. Con la moviola in campo il campionato tornerà splendido come non è mai stato”. Altro che riforma dei campionati. Ci interrompe la sig.ra Elsa che cortesemente ci porge un caffè. Lei è sposata con Aldo da oltre cinquant’anni e probabilmente con questo lungo allenamento potrebbe partecipare ai campionati mondiali di pazienza con speranze di successo. Una storia lunga. La pausa permette di osservare meglio la stanza dove siamo. Le pareti sono tappezzate da librerie, ovunque libri, riviste e premi e medaglie e attestati, Biscardi ha cominciato presto e ha continuato a lungo e si vede. La partita davanti a noi ci porta all’attuaità del calcio giocato. E’ mancata la ciliegina della Champions League ma la torta della Juventus anche quest’anno è rcchissima; sesto scudetto di fila, seconda doppietta consecutiva campionato-coppa, sono record eccezionali.
“La Juventus ha un grande allenatore, grandi giocatori, una grande società. Ha il meglio” e da osservatore di lungo corso incornicia lo squadrone bianconero “questa Juventus la metto con il grande Milan di Sacchi e Berlusconi e con la grande Inter di Herrera e Moratti che hanno dominato per molti anni, che non hanno avuto paura di niente, si sono battuti da leoni e hanno vinto tanto”. Si potrebbe continuare ma il tempo è volato via veloce. Vincere una battaglia così, spesso fatta in solitaria e dopo tanti anni deve provocare un grande piacere, un compiacimento, “Soddisfazione. Si. Un pizzico, si. Non è che mi sono messo a urlare di gioia” ma è la realizzazione di un sogno e si vede. “Sono contento che si applichi la giustizia perchè la giustizia fa i grandi campionati e i grandi campionati sono fatti dalla giustizia”. E’ la sentenza finale di questa udienza. Ci accompagna. “E saluta il direttore che è un amico. Eh!” Ecco.
