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Malagò, l’uomo che sussurrava ai tedofori e sogna di proseguire al CONI
Giovanni Malagò

Giovanni Malagò, il suo mandato al CONI scadrà nel 2024 con le Olimpiadi di Parigi

Giovanni Malagò, l’“uomo che sussurrava ai tedofori”, presidente del Coni al terzo (e ultimo) mandato, regna e governa dal 2013, è uno che non le manda a dire. Il suo mandato scadrà nel 2024 con le Olimpiadi di Parigi ma sta cercando qualche trucchetto per rimanere fino a quelle di Milano Cortina del 2026, infatti è anche Presidente della relativa fondazione.

Un rude manager forgiato a spritz e pizzette di Roma Nord, sempre pronto a menar le mani coi politici. Deve la sua nomina, naturalmente, alla politica ma lui si è ritagliato uno spazio tutto suo, in cui può declamare le sue verità e riesce pure a intortare qualcuno.

Ieri sera, ad esempio, è stata mandata in onda una esemplificativa intervista fatta dal direttore di Rai news Paolo Petrecca (Malagò non si fa intervistare da uno che non sia meno di un direttore. Questione di stile). Nel 2018 incocciò duro con Matteo Salvini, appena eletto nel governo giallo – verde ministro dell’Interno. Il segretario leghista ebbe di lui a dire: "Malagò è molto nervoso. Lì girano tanti soldi, ci sono presidentissimi con segretarie, megauffici, autisti. Se qualcuno pensava di essere presidente a vita sbagliava. Servono non uno, ma tre passi indietro”.

Cosa era successo? Era successo che Salvini, diciamo la Lega e Forza Italia, insieme ai Cinque Stelle, avevano cercato di sfilargli l’arrosto d’oro da sotto le ganasce creando la società Sport e Salute (già Coni Servizi Spa) gestita direttamente dal governo tramite il ministero dell’Economia. Tecnicamente il CONI è un ente pubblico non economico ma è solo vigilato dal governo.

Lo avevano fatto giustamente perché il Coni non può essere un feudo privato ma rappresenta una realtà vastissima, composita, fatta di tantissimi atleti, dirigenti, arbitri e ha sotto di sé la potentissima FGCI che rappresenta il calcio, insomma si tratta di un vero impero.

Dicevamo dei difficili rapporti di Malagò con la politica. Ad esempio, nel 2016 incontrò casualmente Alessandro Di Battista, il “sor tentenna”, a Fiumicino che parlava al telefono. Malagò cominciò a sbracciarsi e a salutare, dimenandosi un po’ scompostamente. A quel punto il grillino gli fece segno che era impegnato in una conversazione importante, ma Malagò non si fece intimorire e chiese con chi stava al telefono, Dibba rispose “con una persona molto più importante di lei” e la tensione crebbe In quel caso la materializzazione di una madonnina pellegrina nella persona di Luca Cordero di Montezemolo evitò guai peggiori.

Ma il tempo passa, gli eventi mutano e la Real politik impera e così un anno fa Salvini si è visto a cena al mitico Circolo Aniene, regno appunto del Malagò. Nel piatto c’è ancora un grande evento e cioè le olimpiadi Milano – Cortina del 2026 a cui tutti, ma soprattutto il nord, tengono moltissimo e sarà l’ultimo atto di Malagò, almeno come preparazione. Ma il piatto forte dell’intervista, in verità abbastanza notturna, riguardava il fatto che il manager ce l’aveva con la politica che non fa abbastanza per portare lo sport nella scuola.

Nobile impegno, naturalmente. Ma se uno come Malagò mette le mani avanti con una domanda pretestuosa, in piena crisi politica con le elezioni imminenti vuol dire che c’è dell’altro. Infatti la chiusa e la chiosa del Presidente del Coni è stato da manuale. Malagò “minaccia” la politica di stare lontano dallo sport perché non sarebbe saggio, proprio ora che ci sono le elezioni e serve consenso, mettersi contro tanta gente. Probabilmente, come dette all’inizio si sta preparando un dorato proseguimento. Un bel siparietto davvero, con la complicità della Rai.

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