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"La Roma e' un grande club, dal prestigio assoluto, che sta cercando di ricostruire un ciclo. Un'avventura che avrebbe avuto un suo fascino, non lo nego...Mai dire mai. Avrei preso in considerazione una proposta interessante. Non ho mai avuto un contatto diretto pero'". Cosi' Roberto Mancini al 'Corriere dello Sport'. "Ho un passato troppo laziale? Eppure - ribatte il tecnico jesino - ho saputo che nei sondaggi dei tifosi romanisti ero al vertice dei loro desideri. Nel senso che non ero sgradito per il mio passato da laziale. E comunque a Roma tutti devono capire che il derby non e' l'obiettivo di una stagione".

mancini

Mancini torna sulla sua esperienza al Manchester City, trionfale per certi versi con la conquista della Premier League, ma conclusa in maniera negativa con un esonero "del quale, ora che sono passati sessanta giorni, ancora non capisco il motivo. Ci sono rimasto male - ammette - pensavo di meritare piu' rispetto per quello che avevo fatto per il Manchester City. Gli arabi mi chiamarono e mi dissero: 'in tre anni vogliamo lo scudetto'. E io al secondo anno l'ho vinto. E poi ho ricostruito un club che a livello calcistico non era al vertice. Evidentemente al presidente Khaldoon qualcuno, ogni giorno per tanti giorni, deve avergli messo in testa situazioni che non corrispondevano al vero". Il riferimento del Mancio e' all'ad Ferran Soriano: "Per lui era una persona troppo ingombrante, io e lui non parlavamo la stessa lingua e non mi riferisco all'italiano, allo spagnolo o all'inglese...". Se fosse rimasto al Manchester "avrei puntato su Cavani, un top player a cui ci eravamo avvicinati", spiega Mancini che conclude: "Benitez e Tevez sono due grandi 'acquisti' per il calcio italiano. Balotelli? Gli voglio bene ma non lo sento da quando e' arrivato al Milan".

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