Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Sport » Milan, Amorim cambia tutto? Mercato, rebus Leao e lo spettro United: ecco chi è il nuovo allenatore rossonero

Milan, Amorim cambia tutto? Mercato, rebus Leao e lo spettro United: ecco chi è il nuovo allenatore rossonero

Ruben Amorim al Milan: modulo, mercato, centravanti e rebus Leao. Chi è il tecnico scelto per far rinascere il Milan

Milan, Amorim cambia tutto? Mercato, rebus Leao e lo spettro United: ecco chi è il nuovo allenatore rossonero
Ruben Amorim (Foto Ipa)

Il Milan riparte da Ruben Amorim, tecnico portoghese moderno e identitario: difesa a tre, pressione alta, esterni aggressivi e un centravanti da trovare sul mercato. Ma pesano il flop al Manchester United, i dubbi dei tifosi e il futuro di Rafael Leao, oggi il grande rebus del nuovo ciclo rossonero.

Dal 3-4-2-1 al centravanti: il nuovo tecnico chiede un Milan più verticale, ma il caso Leao può cambiare tutto

Il Milan ha scelto Ruben Amorim e, con lui, ha scelto anche un cambio radicale rispetto all’ultima stagione. Non solo un altro allenatore portoghese, il terzo degli ultimi quattro dopo Paulo Fonseca e Sergio Conceiçao. Non solo un nome giovane da spendere dopo la delusione della mancata Champions. Amorim porta a Milanello un’idea forte, quasi rigida, molto riconoscibile. Difesa a tre, pressione alta, ritmo, riconquista imediata, esterni larghi e aggressivi, trequartisti nei mezzi spazi, centravanti capace di attaccare l’area e legare il gioco.

È una scelta affascinante. Ma anche una scelta rischiosa. Perché il Milan non prende soltanto l’allenatore che ha fatto rinascere lo Sporting CP. Prende anche l’uomo reduce dal crollo al Manchester United, dove il suo calcio non ha trovato continuità, il rapporto con l’ambiente si è consumato e i risultati hanno faticato ad arrivare.

Dopo il tabula rasa di Cardinale del 25 maggio, Amorim può funzionare in un club ancora in ricostruzione, con una società da riordinare, un mercato da fare e il caso Rafael Leao da risolvere?

Chi è Ruben Amorim, il tecnico che sognava il Milan

Ruben Filipe Marques Amorim è nato a Lisbona il 27 gennaio 1985. Ha 41 anni, è stato centrocampista, uomo di equilibrio più che di copertina. Da calciatore ha vestito soprattutto le maglie di Belenenses e Benfica, con passaggi anche al Braga e all’Al-Wakrah, in Qatar. Con il Portogallo ha collezionato 14 presenze e ha vissuto due Mondiali.

Il suo legame sentimentale con il Milan, però, parte da lontano. Amorim lo raccontò nel 2017 con una frase che oggi torna inevitabilmente di moda: “Da bambino avevo due grandi passioni: il Benfica e il Milan. Ricordo ancora che stavo ore a guardare le cassette dei rossoneri di Sacchi e Capello: Maldini, Baresi, Gullit, Rijkaard, Savicevic… I miei sogni d’infanzia erano giocare per il Benfica e per il Milan. Sono riuscito a realizzarne solo uno. Vorrà dire che ora dovrò per forza allenare i rossoneri”.

Il Benfica lo ha avuto da giocatore. Il Milan lo avrà da allenatore. In mezzo c’è una carriera in panchina partita presto, cresciuta in fretta e già passata da due estremi: l’esaltazione di Lisbona e la caduta di Manchester.

Sporting, il capolavoro: titolo dopo 19 anni e un’identità totale

Amorim “diventa grande” allo Sporting. Quando arriva nel marzo 2020, la scelta sembra quasi una provocazione. Lui è giovane, ha poca esperienza, viene dal Braga e ha un passato da uomo Benfica. Lo Sporting paga circa 10 milioni per liberarlo. Tanti, tantissimi, per un allenatore ancora emergente.

La domanda era inevitabile: e se andasse male? Amorim rispose con una frase diventata manifesto: “E se invece andasse bene?”.

È andata molto bene. Nel 2021 ha riportato il campionato allo Sporting dopo 19 anni di attesa. Non un traguardo banale, per un club abituato a vivere all’ombra del duello Benfica-Porto. Amorim ha costruito una squadra giovane, intensa, emotivamente compatta, con un’identità facile da riconoscere. Nel suo palmarès da allenatore ci sono due campionati portoghesi, tre Coppe di Lega portoghesi e una Supercoppa portoghese. Il suo Sporting non era solo una squadra vincente: era una squadra con un marchio riconoscibile. Il 3-4-3 e il 3-4-2-1 con una grammatica precisa: uscita pulita da dietro, quinti altissimi, pressione feroce dopo la perdita del pallone, tre uomini davanti pronti a riempire l’area e attaccare le spalle.

È per questo che mezza Europa si è interessata a lui. È per questo che il Manchester United lo ha preso.

United, il lato oscuro: finale europea e fallimento in Premier

Al Manchester United Amorim non ha lasciato il ricordo dello Sporting. Ha trovato un club molto più grande, ricchissimo, pressato, pieno di contraddizioni. Un posto dove negli ultimi anni hanno fallito in tanti. E dove anche lui ha finito per bruciarsi. La finale di Europa League raggiunta nel 2025 è stata il picco più alto. Ma anche lì è arrivata una sconfitta pesante: 1-0 contro il Tottenham a Bilbao. In Premier League il bilancio è stato molto peggiore: 15° posto nella stagione precedente, poi mesi complicati, risultati altalenanti, dichiarazioni forti, tensioni e infine l’esonero nel gennaio 2026.

Amorim non ha rinnegato le sue idee. Anzi. Una delle sue frasi più note racconta quanto il sistema per lui sia quasi una questione personale: “Nessuno potrà mai convincermi, nemmeno se me lo chiedesse il Papa in persona. È il mio lavoro, è mia precisa responsabilità, è la mia vita. Non cambierò”.

A Manchester questa fedeltà è diventata il suo limite. Lo United aveva giocatori importanti, ma non sempre adatti al suo calcio. Aveva uno spogliatoio difficile da gestire, una struttura societaria ingombrante, un ambiente già sfiduciato. Amorim ha provato a imporsi come manager, non solo come allenatore. Ha alzato il tono. Ma ne ha pagato le conseguenze. Il paragone con il Milan viene naturale, ma va maneggiato con cura. United e Milan sono due giganti del calcio mondiale, entrambi con una pressione enorme e una storia leggendaria. A patto che la società faccia una cosa che negli ultimi anni è mancata troppo spesso: proteggere davvero il tecnico che sceglie.

Come cambia il Milan con il 3-4-2-1 di Amorim

Con Amorim il Milan cambia pelle. Il sistema di partenza sarà il 3-4-2-1, con possibile scivolamento verso il 3-4-3. Tradotto: tre centrali, due esterni di corsa e qualità, due centrocampisti dinamici, due giocatori tra le linee e un centravanti.

Non è un dettaglio grafico. Cambia il modo di difendere, di costruire e di attaccare.

La prima conseguenza riguarda la difesa. Pavlovic può diventare uno dei giocatori più centrali del nuovo corso: in una linea a tre il serbo può esaltare fisico, aggressività e letture in avanti. Ma accanto a lui servono difensori con piedi educati. Amorim vuole centrali capaci di impostare, non solo di difendere. Gabbia garantisce affidabilità, Tomori porta atletismo, De Winter può guadagnare spazio, ma il mercato dovrà probabilmente aggiungere almeno un profilo più adatto nella prima costruzione. Poi ci sono gli esterni. Nel calcio di Amorim devono spingere, creare superiorità, arrivare al cross, entrare in area quando l’azione lo permette. Per questo Alexis Saelemaekers può diventare un elemento fondamentale per la prossima stagione. Ha gamba, applicazione, duttilità, capacità di lavorare sia largo sia dentro il campo. Sull’altra corsia il discorso è più complicato: Bartesaghi resterà ma va valutato, la situazione di Estupinan andrà chiarita. In mezzo, Jashari è un profilo che può piacere al portoghese. È giovane, ha intensità, può portare lotta e gestione del pallone. Amorim ama centrocampisti che non passeggiano: devono coprire campo, accorciare in avanti, muovere palla velocemente e reggere l’urto nelle transizioni. Davanti, il disegno più naturale porta a Pulisic e Nkunku alle spalle del centravanti. Due giocatori diversi, ma entrambi abituati a ricevere tra le linee, orientarsi in spazi stretti, attaccare l’area senza partire sempre larghissimi. Pulisic, in particolare, può diventare uno dei riferimenti del nuovo Milan: meno esterno puro, più uomo di raccordo e finalizzazione.

Mercato Milan, il centravanti diventa obbligatorio

Per giocare come vuole Amorim il Milan dovrà intervenire in tutte le zone del campo: difesa, esterni, centrocampo e attacco.

Il nome più urgente è, come da un po’ di anni a questa parte, il centravanti. Amorim ha bisogno di un nove vero: fisico, profondità, capacità di attaccare l’area, ma anche di giocare spalle alla porta e aprire spazi per i due trequartisti. Serve, dunque, un riferimento moderno. Sul mercato sono circolati diversi nomi nelle ultime settimane, da profili già accostati ai rossoneri a piste più esplorative. Gabriel Jesus è indicato tra le idee più suggestive per l’attacco, mentre la posizione di Santiago Gimenez andrà valutata anche in base alle richieste e agli equilibri del nuovo tecnico. Perde quota Vlahovic che ha già dimostrato della lacune tecniche, nell’esperienza alla Juventus, anche se il Milan lo osserva con attenzione e restano da attenzionare i nomi di Moise Kean e occhio a Gonçalo Ramos connazionale del neo allenatore rossonero.

Tutto, però, va tenuto sul piano delle indiscrezioni: al momento non c’è nessuna trattativa, anche perché il Milan ha l’allenatore ma non ha ancora definito la parte dirigenziale, dettaglio di certo non secondario… La vera certezza è il tipo di giocatore. Amorim vuole un centravanti che faccia respirare la squadra e attacchi la profondità. Senza quel profilo, il 3-4-2-1 rischia di diventare bello sulla carta ma incompleto in campo.

Leao, il grande rebus: risorsa enorme o problema tattico?

Il rebus, neanche a dirlo si chiama Rafael Leao. Con Amorim può succedere tutto: rilancio, addio, convivenza complicata. Si sa che il tecnico portoghese stima il suo connazionale e che presto ci sarà un dialogo tra i due.

Nel 3-4-2-1 puro, Leao non avrebbe il suo habitat naturale. Non è un quinto, non è un trequartista classico, non è un centravanti. Può giocare come uno dei due sotto punta, ma dovrebbe muoversi più dentro al campo, ricevere con più traffico attorno, lavorare senza palla con maggiore continuità. Tutte cose che non sempre hanno fatto parte del suo repertorio. In un ipotetico 3-4-3, invece, lo spazio per Rafa sarebbe più interessante: esterno alto a sinistra, libero di puntare, attaccare l’uno contro uno, entrare in area. Ma anche lì Amorim chiede ai suoi attaccanti esterni un lavoro preciso: stringere, aprire corridoi per i quinti, partecipare alla pressione, non vivere solo di strappi.

Il Milan, valuta Leao attorno ai 50 milioni. Le sirene non mancano, ma non risultano, al momento, offerte ufficiali. Il portoghese ha mandato segnali di insofferenza, il club non vuole svenderlo, Amorim vorrebbe parlarci e provare a rimetterlo al centro.

È la prima scelta da fare per il nuovo ciclo. Perché Leao è ancora il giocatore più elettrico della rosa, quello che può cambiare una partita da solo. Ma è anche quello che più obbliga un allenatore a fare compromessi. E soprattutto è stato uno dei più contestati dell’ultimo anno. E Amorim, di solito, non ama farne troppi.

Amorim al Milan, una scommessa affascinante ma scomoda?

Amorim è chiamato a cambiare il Milan. E questo è affascinante, ma, visti i tempi, molto pericoloso.

Il tecnico portoghese porta carisma, idee, ambizione, un passato vincente allo Sporting e un legame emotivo con i colori rossoneri. Ha anche una cicatrice fresca: quella di Manchester che non può essere ignorata, ma può essere anche un motivo di rivalsa. Il Milan gli chiede di essere quello di Lisbona: moderno, verticale, coraggioso, capace di dare forma a un gruppo giovane e riportare entusiasmo. Ma per riuscirci servono gli acquisti giusti e, soprattutto, una chiarezza nei ruoli dirigenziali.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE DELLA SEZIONE SPORT