Il Milan crolla a San Siro e incassa la prima sconfitta in campionato della gestione Amorim. Il Bologna vince 4-2 in rimonta grazie a una tripletta di Mbangula, ma a preoccupare è soprattutto la fragilità mentale dei rossoneri, spariti dal campo dopo l’autogol di Bartesaghi. Si salvano Cissé, autore di una doppietta, e Jashari. Per il tecnico portoghese arrivano le prime domande sulle scelte e sulla reale profondità della rosa.
Doppietta di Cissé, poi l’autogol di Bartesaghi e la tripletta di Mbangula: il tracollo rossonero
Il Milan perde male. E il problema, forse, è proprio questo. Perché una sconfitta contro il Bologna ci può stare, soprattutto in una stagione nella quale Ruben Amorim sta ancora cercando di dare continuità alla sua squadra. Quello che non può passare inosservato, però, è il modo in cui i rossoneri si sono fatti ribaltare, passando dal vantaggio per 2-1 a una sconfitta per 4-2.
Per circa un’ora, nonostante qualche errore, il Milan aveva dato l’impressione di poter portare a casa la partita. Poi, al 60′, l’autogol di Davide Bartesaghi. E da quel momento il buio. La squadra si è spenta, ha perso le distanze, ha smesso di giocare con la stessa convinzione mostrata nella prima parte della gara. Due minuti dopo è arrivato il sorpasso del Bologna, che ha completato il lavoro nel finale.
È una fragilità mentale che deve preoccupare e che Amorim non può ignorare. Anche perché non è la prima volta. Contro l’Atalanta era successo qualcosa di molto simile: dopo oltre un’ora di grande calcio, il Milan aveva rischiato di gettare via tre gol di vantaggio, salvando comunque il risultato. Stavolta, invece, non c’è stato lieto fine.
E viene spontaneo chiedersi perché. Come può una squadra che per lunghi tratti riesce a giocare con personalità perdere completamente il controllo della partita dopo un episodio negativo? L’autogol di Bartesaghi è stato sfortunato, ma non può spiegare da solo quanto accaduto nei trenta minuti successivi.
Milan-Bologna 2-4, la cronaca: Cissé illude San Siro, Mbangula firma la tripletta
La partita era iniziata in salita per i padroni di casa. All’8′ Samuel Mbangula sfrutta un’incomprensione tra Cissé e Bartesaghi, con Zortea bravo a recuperare il pallone e servirlo al centro dell’area. L’ex Juventus batte Maignan e porta avanti il Bologna. La reazione del Milan arriva subito, trascinata da Alphadjo Cissé. Al 14′ il giovane rossonero approfitta di un errore di Theate, pressato da Hutchinson, e firma l’1-1 da pochi passi. Tredici minuti dopo arriva anche il sorpasso. Tomori recupera palla e serve un cross teso sul quale Cissé si avventa in spaccata, trovando la rete del 2-1 e la sua prima doppietta a San Siro. Il Milan chiude il primo tempo in vantaggio, pur perdendo Tomori, costretto a lasciare il campo per un problema muscolare e sostituito nell’intervallo da Modrić.
Nella ripresa è il Bologna di Raffaele Palladino a prendere progressivamente campo. Al 60′ il neoentrato Juan Miranda calcia una punizione dalla sinistra che trova la deviazione sfortunata di Bartesaghi, autore dell’autogol del 2-2. Passano appena due minuti e lo stesso Miranda serve un pallone all’indietro per Mbangula, che supera troppo facilmente Diawara, appena entrato al posto di Estupiñán, e batte ancora Maignan. In un attimo, il Milan si ritrova sotto 3-2. I rossoneri faticano a costruire una reazione. All’83’ Camarda spreca di testa una buona occasione su cross di Cissé, mandando il pallone di poco a lato. Tre minuti più tardi Mbangula completa la sua tripletta personale, sfruttando un assist di Odgaard e una difesa completamente scoperta. Nel finale Skorupski nega anche il gol a Pulisic, fissando il risultato sul definitivo 4-2 per il Bologna.
Amorim, i cambi fanno discutere: Miranda cambia il Bologna, Diawara non convince
La differenza tra le due panchine si è vista soprattutto nella ripresa. Palladino inserisce Miranda e trova immediatamente un giocatore capace di cambiare la partita. Il terzino spagnolo provoca l’autogol del pareggio con una punizione insidiosa e, pochi minuti dopo, confeziona l’assist per il sorpasso di Mbangula. Dall’altra parte, invece, le scelte di Amorim lasciano più di qualche dubbio. Il cambio tra Estupiñán e Diawara, arrivato poco prima del pareggio, è uno di quelli che fanno discutere. Il giovane rossonero entra in una fase già complicata della gara e viene superato con troppa facilità da Mbangula nell’azione del 3-2.
L’infortunio di Tomori aveva certamente ridotto le possibilità di intervento del tecnico portoghese, costringendolo a una sostituzione già nell’intervallo. Ma il Milan aveva comunque a disposizione giocatori come Modrić, Pulisic e Camarda. I loro ingressi non sono bastati a rimettere in piedi la squadra. È qui che emerge anche un’altra domanda. Quanto è profonda, davvero, la rosa rossonera? Amorim sta cercando di costruire una squadra competitiva, ma quando la partita cambia e servono risposte dalla panchina il Milan continua a mostrare limiti evidenti. Non è soltanto una questione di qualità dei singoli: anche la gestione dei momenti difficili sembra ancora lontana da quella di una formazione pronta a competere ai vertici.
Milan, si salvano solo Cissé e Jashari. Ora il derby diventa ancora più delicato
In una serata così, gli unici due rossoneri da salvare sono Cissé e Jashari.
Il primo ha tenuto in piedi il Milan con una doppietta da attaccante vero, facendosi trovare al posto giusto in entrambe le occasioni. Ha mostrato personalità, capacità di leggere l’azione e quella fame che troppo spesso è mancata ai compagni. Anche nel finale, quando la squadra ormai faticava a costruire, ha provato a creare qualcosa, servendo il pallone che Camarda non è riuscito a trasformare nel possibile 3-3.
Jashari, invece, è stato tra i pochi a provare a dare ordine e ritmo al centrocampo e a lottare fino alla fine. Una prova che merita di essere distinta da quella complessiva della squadra. Per tutti gli altri, compreso Amorim, le valutazioni sono ben diverse. Il tecnico incassa la prima sconfitta in Serie A, mentre il Milan resta fermo a 18 punti, al quinto posto, e perde terreno nella corsa alle prime posizioni. Il Bologna sale invece a 11 punti. Il calendario, poi, non concede molto tempo per rimettere insieme i pezzi. All’orizzonte c’è il derby contro l’Inter, una partita che richiederà ben altra tenuta mentale.
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