Milan e Juventus ripartono dall’Europa League dopo la Champions mancata. Una coppa meno ricca, meno glamour e spesso vissuta come un fastidio dalle big, ma oggi non ci sono scuse: per blasone, rosa e storia, rossoneri e bianconeri devono puntare alla vittoria. Anche il calcio italiano ne ha bisogno.
I soldi restano lontani da quelli che si guadagnano dalla Champions, ma vincere riporterebbe entrambe tra le grandi
Milan e Juventus, basta piangere. La Champions è andata, il colpo fa male e il conto economico lo sentiranno tutti. Ma adesso c’è un’altra coppa da giocare. Si chiama Europa League, non ha il fascino della Champions, non porta gli stessi soldi e da anni viene trattata dalle grandi come una seccatura del giovedì. Ma il Milan e la Juve non possono permettersi di snobbarla.
La stagione europea non deve diventare un anno di purgatorio. Per due club con quella storia, quel pubblico e quel peso nel calcio italiano, l’Europa League deve diventare un obiettivo. Non il piano B da snobbare, ma una strada concreta per tornare a vincere fuori dall’Italia e rimettere un trofeo internazionale in bacheca.
Il problema è culturale prima ancora che tecnico. Le big italiane hanno spesso vissuto l’Europa League come la coppa che nessuno vuole: meno premi, meno visibilità, trasferte scomode, calendario spezzato, campionato da inseguire. Tutto vero. Ma se Milan e Juventus entrano in una competizione europea e non la trattano da squadre favorite, allora il danno è doppio. Prima hanno mancato la Champions. Poi rischiano di sprecare l’unica coppa che possono realisticamente, in questi tempi, vincere.
I numeri raccontano sicuramente che la Champions League resta un altro pianeta. All’Europa League sono destinati 565 milioni di euro complessivi, contro i 2,467 miliardi di Champions League e Supercoppa. La partecipazione alla fase campionato di Europa League vale 4,31 milioni. In Champions, solo entrare nella League Phase porta 18,62 milioni.
In Europa League una vittoria nella fase campionato vale 450mila euro, un pareggio 150mila. In Champions si sale a 2,1 milioni per una vittoria e 700mila euro per un pareggio. La coppa con le grandi orecchie cambia i bilanci. L’Europa League non li cambia allo stesso modo, ma può cambiare una stagione a livello sportivo.
Arrivare fino in fondo, infatti, porta comunque ricavi. In Europa League gli ottavi valgono 1,75 milioni, i quarti 2,5 milioni, la semifinale 4,2 milioni, la finale 7 milioni. Chi vince incassa altri 6 milioni. Per Milan e Juve, poi, ai premi UEFA vanno aggiunti incassi da stadio, sponsor, botteghino, merchandising e valore di immagine. Non è la Champions. Ma non è nemmeno una coppa da buttare via.
C’è anche un premio sportivo che vale tanto quanto i bonifici. Chi vince l’Europa League entra direttamente nella League phase della Champions League successiva. Per Milan e Juventus significa avere una seconda strada, oltre al campionato, per tornare dove meritano di stare. Non è poco, soprattutto dopo una stagione che ha lasciato ferite profonde, se non profondissime.
Ci potrebbe anche essere con un allineamento dei pianeti, anche alla possibilità di regalare un posto in più ad una squadra italiana. Attenzione però alla lettura sulla “sesta italiana”. Vincere l’Europa League non regala automaticamente un posto in più alla Serie A se la squadra vincitrice è già qualificata alla Champions tramite il campionato. In quel caso il posto liberato segue i criteri UEFA e non resta per forza allo stesso Paese. La strada per avere cinque o sei italiane passa dagli incastri con il ranking stagionale, dagli European Performance Spots e dalla posizione in classifica della squadra che dovesse vincere la coppa. Il discorso, però, resta valido. Il calcio italiano ha bisogno di un vero Milan e di una vera Juventus. Non per nostalgia, non per diritto divino, non perché il passato debba garantire il futuro. Ne ha bisogno perché due club così muovono ascolti, sponsor, reputazione, punti UEFA e percezione internazionale della Serie A. Quando Milan e Juve spariscono dalla Champions, il campionato perde due vetrine mondiali.
Il Milan arriva a questa fase con una rivoluzione ancora da completare. La stagione è finita senza Champions, l’area tecnica è stata azzerata e Gerry Cardinale deve ricostruire in fretta. Ibrahimovic ha sempre più voce in capitolo, ma servono un allenatore, un direttore sportivo, un amministratore delegato e una linea chiara. Non basta cambiare nomi. Serve una squadra credibile già ad agosto.
Anche la Juventus deve smettere di vivere in sala d’attesa. Da anni alterna ripartenze, tagli, cambi tecnici, promesse di nuovo ciclo e bilanci da rimettere in ordine. L’Europa League può diventare una scorciatoia seria verso la Champions, ma solo se viene affrontata con una rosa costruita per arrivare in fondo. Non con l’idea di sopravvivere al giovedì.
Le rivali non mancheranno. Bayer Leverkusen, Real Sociedad, Bournemouth, Marsiglia, Celta Vigo sono avversarie vere, con idee, ritmo e organizzazione. Ma non possono fare paura a Milan e Juventus. Se due club così entrano in Europa League e non partono per vincerla, il problema non è il tabellone. È la testa con cui ci arrivano. Vincere l’Europa League cancellerebbe la stagione appena passata, riporterebbe un trofeo europeo in Italia e offrirebbe una porta diretta sulla Champions successiva. Per Milan e Juventus sarebbe anche un messaggio al calcio italiano: si può ricostruire senza aspettare anni. Una coppa spesso snobbata può diventare il primo passo per tornare competitivi, rimettere ordine, smettere di lamentarsi e ricominciare a lavorare con criterio. Senza scorciatoie. Un passaggio alla volta, con pazienza.
Significherebbe accettare il fallimento, assorbire il colpo, rimettere i tifosi al centro e riorganizzarsi davvero. In una parola: programmazione.
Sarà che la coppa che nessuno vuole, per Milan e Juventus, è proprio quella che l’anno prossimo servirebbe?

