La Gazzetta dello Sport chiude il Mondiale con un attacco al sistema costruito da Gianni Infantino. Dal rapporto con Donald Trump al peso dei Paesi arabi e africani, fino agli accrediti dimezzati alla testata prima della finale.
Dal rapporto con Trump ai Mondiali in Qatar e Arabia Saudita: le accuse al presidente Fifa
La Spagna ha alzato la Coppa del Mondo dopo aver superato l’Argentina nei tempi supplementari. La squadra allenata da Luis de la Fuente, ha meritato il titolo per qualità, freschezza e continuità.
Gli spagnoli hanno eliminato una dopo l’altra le due finaliste del Mondiale disputato quattro anni prima in Qatar. La nazionale ha vinto anche senza una prestazione dominante di Lamine Yamal, mentre De la Fuente ha completato con il titolo mondiale il percorso iniziato nelle selezioni giovanili e proseguito con la vittoria dell’Europeo.
Dall’altra parte è rimasto Lionel Messi, isolato in un’Argentina arrivata stanca all’ultimo appuntamento. A 39 anni, il fuoriclasse argentino potrebbe aver disputato la sua ultima Coppa del Mondo.
A spostare l’attenzione dal campo alla gestione politica del torneo è un duro editoriale della Gazzetta dello Sport scritto dal Direttore Stefano Barigelli. Il quotidiano attacca il sistema costruito dal presidente della Fifa Gianni Infantino, partendo dal rapporto con il presidente statunitense Donald Trump, giudicato ben oltre la normale collaborazione tra la federazione internazionale e il Paese organizzatore.
Tra gli episodi citati dalla Gazzetta c’è la squalifica congelata di Balogun, che secondo il quotidiano sarebbe stata sospesa su richiesta di Trump. La decisione non ha inciso sul risultato finale, perché gli Stati Uniti sono stati eliminati prima delle fasi conclusive del Mondiale.
L’Europa penalizzata, i Paesi arabi hanno i soldi e l’Africa i voti
L’editoriale sostiene che Infantino penalizzi sistematicamente l’Europa, ancora considerata il continente di riferimento del calcio mondiale. Il presidente della Fifa avrebbe invece privilegiato i ricchi Paesi arabi e le numerose federazioni africane: i primi garantiscono risorse economiche, le seconde un numero determinante di voti nelle elezioni federali.
Il quotidiano ricorda il Mondiale organizzato in Qatar durante l’inverno, una scelta che costrinse i campionati europei e la Champions League a modificare calendari e programmazione. Anche l’edizione del 2034 sarà disputata in Arabia Saudita, nonostante i risultati sportivi ancora modesti ottenuti dalle nazionali dei due Paesi a fronte degli investimenti sostenuti.
Nel mirino entra anche l’allargamento del Mondiale. L’aumento delle partecipanti e delle partite ha garantito più posti ad Asia e Africa, riducendo proporzionalmente il peso dell’Europa, il continente che più spesso si è opposto politicamente alla gestione Infantino.
Gli accrediti dimezzati prima della finale
La parte più diretta dell’editoriale riguarda il trattamento riservato alla Gazzetta dello Sport. Il giornale ricorda di aver ospitato un articolo firmato dallo stesso Infantino all’inizio della competizione e di aver pubblicato un’intervista esclusiva ad Andrew Giuliani, delegato di Trump per il Mondiale. Alla vigilia della finale, però, la Fifa ha dimezzato gli accrediti concessi alla testata e confermati appena il giorno precedente. La federazione ha escluso qualsiasi collegamento con le critiche pubblicate durante il torneo. La Gazzetta accetta formalmente la spiegazione, ma considera poco credibile la coincidenza. Il quotidiano chiude il proprio editoriale con questo paragrafo, riportato integralmente:
“Tutto questo lo abbiamo raccontato, noi di Gazzetta, nel corso di queste settimane, mantenendo sempre la correttezza che distingue questo giornale dalla sua storia, cominciata proprio 130 anni fa. Il presidente Infantino ha scritto un articolo per noi all’inizio del torneo, così come abbiamo pubblicato in esclusiva l’intervista a Andrew Giuliani, il delegato di Trump per il Mondiale. Tuttavia alla vigilia della finale la Fifa ha deciso di dimezzare gli accrediti concessi alla Gazzetta e confermati il giorno prima. La Fifa ha assicurato che la decisione non ha niente a che vedere con le critiche rivolte a Infantino. Accettiamo la spiegazione, ma fatichiamo a credere che sia stata dettata dalla casualità. Diciamo che il caso si è dimostrato così preciso da centrare chi dava più fastidio. Non cambia niente per noi. La Gazzetta c’era prima della Fifa e, ovviamente, anche prima di Infantino. Ci sarà anche dopo.“

