Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Sport » Mondiali 2026, l’Iran sotto il cielo di Hollywood: il calcio scrive il suo film. Il sogno americano di Teheran

Mondiali 2026, l’Iran sotto il cielo di Hollywood: il calcio scrive il suo film. Il sogno americano di Teheran

Dopo il pareggio con il Belgio, l’Iran lascia un biglietto nello spogliatoio di Los Angeles: pace, orgoglio e sogno sedicesimi

Mondiali 2026, l’Iran sotto il cielo di Hollywood: il calcio scrive il suo film. Il sogno americano di Teheran
Mondiali 2026, Iran (Foto Ipa)

L’Iran gioca un Mondiale sospeso tra calcio e geopolitica. Dopo lo 0-0 con il Belgio a Los Angeles, il Team Melli ha lasciato un biglietto nello spogliatoio con un messaggio di pace. Intanto resta imbattuto e può ancora centrare una storica qualificazione ai sedicesimi

Tra Tijuana, “Tehrangeles” e SoFi Stadium: il Team Melli ringrazia Los Angeles

L’Iran sta giocando quello che è più di un Mondiale. Quando calcio e geopolitica si incontrano, nascono storie come questa, e spesso storie come questa succedono durante i Mondiali. I calciatori iraniani sono costretti a vivere il torneo tra Tijuana e gli Stati Uniti, con ingressi negli Usa a ridosso delle partite, dovuti alle restrizioni, e tempi di preparazione ridotti.

Il Mondiale dell’Iran, gioco del destino, rischia di diventare proprio quello per cui gli americani vanno pazzi: il colpo di scena hollywoodiano. Perché, nel Mondiale più difficile della sua storia recente, dopo il pareggio di ieri contro il Belgio, la nazionale di Teheran ha davvero buone possibilità di centrare un’incredibile qualificazione ai sedicesimi, la prima della sua storia.

E siccome il calcio, spesso e volentieri, va a braccetto con quello che succede sulle colline di Hollywood, questo può accadere proprio negli Usa, nel Paese che dalla fine di febbraio vive un conflitto diretto con Teheran e che ora tratta con l’Iran.

Ma se volessimo continuare a unire i vari temi di questa grande mappa concettuale, Hollywood non è un posto casuale: è il distretto di Los Angeles, la città con la più alta concentrazione di iraniani fuori dall’Iran, tanto che da quelle parti la chiamano “Tehrangeles”.

Piccolo particolare: la partita di ieri contro il Belgio indovinate dove si giocava? Sì, nella città degli angeli. E per rendere tutto ancora più wow, nelle due volte in cui è suonato l’inno nazionale, una parte dei connazionali ha fischiato per protestare contro il regime.

Diciamo che le prime due partite possono bastare per girare un docufilm sulla gita mondiale dell’Iran. Ed è già un bel film. Se dovessimo scegliere il regista, non ci sarebbero dubbi che il ballottaggio sarebbe tra Nolan e Spielberg.

In più, come succede nei film più grandi c’è anche un po’ di romantiscimo: dopo lo 0-0 con il Belgio, spunta un biglietto. Scritto a mano, lasciato nello spogliatoio del SoFi Stadium di Inglewood, a Los Angeles. Una nota breve, ma molto più grande del risultato. “Possano la pace, il rispetto e l’amicizia prevalere tra tutte le nazioni”: si conclude così il messaggio. Una frase accompagnata da un cuore e arrivata in un momento in cui i negoziati tra Iran e Stati Uniti, iniziati in Svizzera, rendono ogni gesto ancora più politico.

Nel biglietto i calciatori del Team Melli ringraziano Los Angeles e i tifosi per l’ospitalità e il sostegno. Rivendicano anche, con orgoglio, il percorso fatto fin qui in un Mondiale che li vede ancora imbattuti. “Dall’Antica Persia di migliaia di anni fa all’Iran civilizzato di oggi, lo spirito dell’Iran rimane vivo e vegeto. Siamo venuti a Los Angeles con orgoglio, abbiamo giocato con onore e ce ne andiamo con dignita’”, scrive la nazionale iraniana, che giocherà l’ultima partita del girone contro l’Egitto a Seattle.

Poi, il ringraziamento ai tifosi “Grazie Los Angeles per la tua ospitalità e grazie a ogni iraniano che ha dato il cuore, la voce e l’anima per l’Iran in questi 180 minuti”. Il riferimento è ai tanti sostenitori di Tehrangeles, come viene chiamata la metropoli californiana per la presenza di centinaia di migliaia di iraniani. Nella nota compaiono, per non farci mancare nulla, riferimenti politico con gli hashtag 168 e minab, legati alla città di Minab, nell’Iran meridionale, dove a febbraio un bombardamento statunitense ha causato 168 vittime in una scuola femminile.

Ora resta l’ultima partita del girone. L’Iran affronterà l’Egitto a Seattle e può ancora centrare una qualificazione storica ai sedicesimi. Sarebbe il colpo di scena perfetto per un Mondiale che ha già superato il calcio, sfociando nel cinema.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE DELLA SEZIONE SPORT