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Mondiali 2026, Spagna-Argentina: finalmente si gioca la Finalissima. La partita cancellata a marzo ora vale la Coppa del Mondo

A New York i campioni d’Europa sfidano i campioni del mondo e del Sudamerica: il palleggio spagnolo contro il cuore di Scaloni

Mondiali 2026, Spagna-Argentina: finalmente si gioca la Finalissima. La partita cancellata a marzo ora vale la Coppa del Mondo
Foto Lapresse

La sfida saltata in primavera si ripresenta nello stadio di East Rutherford con una posta molto più alta. Oggi 19 luglio alle 21 italiane, la Spagna campione d’Europa affronta l’Argentina campione del mondo e del Sudamerica. Messi contro Yamal, De la Fuente contro Scaloni, due squadre che hanno affidato al collettivo il compito di proteggere e liberare il talento.

Oyarzabal toglie riferimenti, Messi detta i movimenti: due collettivi costruiti in modo opposto

A marzo Spagna e Argentina dovevano contendersi la Finalissima, il trofeo organizzato da Uefa e Conmebol tra le nazionali vincitrici dell’Europeo e della Coppa America. La situazione politica nel Golfo fece saltare l’appuntamento previsto in Qatar. Non funzionò neppure la ricerca di un’alternativa tra Madrid, Buenos Aires e una sede neutrale europea. Quattro mesi dopo, le due squadre si ritrovano nella finale che assegna il Mondiale 2026.

Nessuna finale della Coppa del Mondo aveva mai opposto i campioni in carica d’Europa e del Sudamerica. L’Argentina detiene anche il titolo conquistato in Qatar nel 2022 e può diventare la prima nazionale dai tempi del Brasile del 1962 a vincere due Mondiali consecutivi. La Spagna cerca invece la seconda Coppa della propria storia, sedici anni dopo il successo in Sudafrica. Luis de la Fuente ha portato la Roja in finale senza rinunciare alla propria identità. La Spagna tiene il pallone, occupa la metà campo avversaria e accorcia subito quando perde il possesso. Il 4-2-3-1 cambia forma durante l’azione Mikel Oyarzabal arretra, dialoga con Dani Olmo e lascia ai difensori pochi riferimenti. Il suo lavoro da “centravanti invisibile” gli ha permesso di segnare cinque gol. Le fasce completano il sistema. Lamine Yamal parte da destra, Pedro Porro lo accompagna con le sovrapposizioni, mentre a sinistra Alex Baena si accentra e libera lo spazio per Marc Cucurella. Rodri dirige il possesso e protegge i centrali, Fabian Ruiz si muove tra costruzione e rifinitura. Contro la Francia, battuta 2-0 in semifinale, la Spagna ha controllato il centrocampo e tenuto Mbappé lontano dalla porta.

L’Argentina di Lionel Scaloni cerca invece densità nella zona centrale. Paredes protegge la difesa, De Paul e Mac Allister coprono campo e linee di passaggio, Enzo Fernandez può avanzare alle spalle delle punte oppure abbassarsi sulla linea dei centrocampisti. Una delle due punte rientra per compensare la libertà concessa a Lionel Messi, che parte da numero dieci e finisce spesso per essere il giocatore più avanzato. A 39 anni, Messi corre meno e sceglie con maggiore attenzione dove ricevere. Tutta l’Argentina si muove intorno a quelle scelte. Quando viene incontro, un centrocampista o un attaccante occupa lo spazio lasciato libero. Quando Scaloni deve recuperare, inserisce Lautaro Martinez e aumenta il numero degli uomini nell’area avversaria. È successo anche contro l’Inghilterra: sotto 1-0 fino all’85’, l’Albiceleste ha pareggiato con Enzo Fernandez e vinto nel recupero con Lautaro.

La Spagna è arrivata alla finale imponendo il proprio ritmo. L’Argentina ha superato più volte momenti nei quali sembrava vicina all’eliminazione. De la Fuente proverà a tenere gli avversari lontani da Unai Simon attraverso il possesso e la riaggressione. Scaloni cercherà di chiudere il centro e portare la gara nei minuti in cui la sua squadra ha già dimostrato di saper cambiare passo. Messi prova ad allungare una carriera irripetibile, Yamal cerca il primo grande titolo globale della generazione chiamata a raccoglierne l’eredità. Entrambi sono cresciuti nella Masia, ma arrivano a questa notte da parti opposte della stessa storia.

Anche le panchine si conoscono. Nel 2017, durante il corso Uefa Pro organizzato dalla federazione spagnola a Las Rozas, De la Fuente fu uno dei docenti di Scaloni. Entrambi hanno costruito la propria carriera nelle nazionali giovanili e negli uffici federali, lontano dal mercato dei grandi allenatori di club. Domenica uno cercherà il secondo Mondiale consecutivo, l’altro la conferma definitiva del ciclo aperto con Nations League ed Europeo.

La Coppa andrà alla squadra capace di imporre la propria forma di controllo: la Spagna attraverso il gioco e il possesso, l’Argentina attraverso Messi e tutto il cuore argentino.

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