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Morte Mihajilovic: era davvero fascista? La Tigre Arkan e altri episodi

Morto Sinisa Mihajlović, ma era davvero fascista? I controversi episodi in carriera

Sinisa Mihajlovic si è spento oggi, venerdì 16 dicembre, all'età di 53 anni. Tra i nomi più importanti del palcoscenico calcistico europeo degli ultimi 20 anni, il campione croato è stato più volte chiamato "fascista".  Ecco che cosa rispondeva lui: "Io fascista? Nazionalista sì, ma fascista no. Sono nato nella Jugoslavia di Tito.... Con Tito c'erano valori, come la famiglia, un'idea di paese e di popolo. Con lui, la Jugoslavia era il miglior paese del mondo".

I controversi episodi durante la carriera

Mihajlovic fu anche al centro di polemiche per aver apostrofato il calciatore dell’Arsenal Patrick Viera con epiteti razzisti, nel dicembre del 2000, e per aver sputato verso Adrian Mutu, del Chelsea, nel 2003. A maggio 2019 il serbo ha dichiarato che poco prima della finale di Coppa Italia tra Lazio e Atalanta un agente lo ha apostrofato con le parole “Zingaro di m..a”.

In conferenza stampa ha poi annunciato che non avrebbe fatto denuncia circa l’accaduto. Mihajlovic ha ricevuto critiche anche per alcune affermazioni di stampo politico, soprattutto in relazione alle guerre nei Balcani degli anni Novanta.

In un’intervista al Corriere della Sera, nel 2009, disse: “So dei crimini attribuiti a Milosevic, ma nel momento in cui la Serbia viene attaccata, io difendo il mio popolo e chi lo rappresenta”. Di Arkan, soprannome del criminale serbo Zeljko Raznatovic, ha detto: “E’ stato un eroe per il popolo serbo, un mio amico vero” aggiungendo che “i suoi crimini di guerra non sono giustificabili, sono orribili, ma cosa c’è di non orribile in una guerra civile?”.

E alla domanda se fosse un nazionalista, Mihajlovic rispose: “Se nazionalista vuol dire patriota, se significa amare la mia terra e la mia nazione, beh sì lo sono”. Mentre del Kosovo disse: “Il Kosovo è Serbia. Punto. Non si possono cacciare i serbi da casa loro. No, l’indipendenza non è giusta per niente”.

“Le guerre, tutte le guerre, fanno schifo. Ma quella fratricida che abbiamo vissuto noi nella ex Jugoslavia è quanto di peggio possa capitare (…). Il mio migliore amico ha devastato la mia casa. Mio zio, croato e fratello di mia madre, voleva 'scannare come un porco', disse così, mio padre serbo. Fu trovato dalla tigre Arkan, stava per essere ucciso, gli trovarono addosso il mio numero di cellulare, gli salvai la vita".

 
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