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Sport
Nibali ad Affari: "Aru è già un campione.Il mio ricordo di Pantani.."

Di Giordano Brega

Qual è il ricordo più bello del suo Tour de France vinto quest'anno e qual è stato il momento più difficile alla Gran Boucle?
"L’arrivo a Parigi è stato straordinario. Un fiume di persone sugli Champs Elysées. Bellissimo, penso uno tra i momenti più importanti della mia vita. Devo veramente dire grazie ai francesi perché mi hanno dimostrato tanto calore e supporto. Poi salire sul podio e indossare la maglia gialla, con l’Arco di Trionfo sullo sfondo. Emozioni che forse non ci si può neanche immaginare e ultimamente sto anche riassaporando il gusto di rivedermi in televisione, rivivendo quei momenti, ma soprattutto apprezzandoli anche di più. Quando sei lì non ti rendi magari conto della portata di quanto sta accadendo.
Non c’è stato un vero e proprio momento difficile. Come dico sempre, anche le tappe apparentemente più insignificanti possono nascondere insidie. Temevo la frazione con tratti in pavé, soprattutto per il rischio cadute, ma alla fine me la sono cavata molto bene. Penso il momento più duro, quando la stanchezza inizia a farsi sentire alla terza settimana e ancora c’erano le montagne da scalare, ma la maglia gialla sulle spalle ti dà tanta motivazione in più, quindi devo dire che anche psicologicamente ero tranquillo. Poi vincere aiuta a vincere".

L'idea di una doppietta Giro-Tour come fece Pantani nel '98 la solletica?
"Avere nuovi obiettivi è sempre stimolante e aiuta a fare sempre meglio. Non nego che l’idea di correre per vincere Giro d’Italia e Tour de France per esempio mi stuzzichi, ma per il 2015 non ho ancora preso una decisione definitiva. Vedremo con la squadra al primo raduno, che sarà a Montecatini tra un paio di settimane, come impostare i programmi della prossima stagione. Ne abbiamo ovviamente parlato, ma ci riserveremo di decidere appunto in quell’occasione".

Dove può e vuole migliorare Vincenzo Nibali l'anno prossimo?
"Si cerca sempre di migliorare sotto ogni aspetto. Lo scorso anno per esempio mi sono concentrato sul lavoro per guadagnare qualcosa a cronometro, in vista del Giro 2013 che poi ho vinto, per colmare il gap che avevo con i rivali per la maglia rosa. Quindi con test specifici, anche in collaborazione con Specialized per i materiali tecnici. Curando ogni dettaglio, insomma, perché è questo che secondo me fa la differenza. Un altro aspetto è stata l’attenzione al peso corporeo. Per l’anno prossimo al momento non c’è qualcosa di specifico, ma penso più ad un insieme di cose, legate soprattutto alla preparazione, in vista di quelli che saranno gli obiettivi stabiliti a breve".

Contador, Froome, Quintana: qual è il rivale che teme di più?
"Tutti e tre sono pericolosi, ciascuno per un aspetto particolare. Non mi sentirei di dirne uno piuttosto che un altro. Forse Quintana, essendo il più giovane è anche quello che conosco un po’ meno, magari più imprevedibile. Contador e Froome sono campioni affermati e devo dire mi è spiaciuto non confrontarmi con loro fino in fondo al Tour de France a causa della loro uscita di scena anzitempo, prima quindi delle montagne. Sarebbe stata una bella lotta e un bello spettacolo per il pubblico credo".

Su quale corsa di un giorno vorrebbe puntare per vincerla l'anno prossimo o nelle stagioni che verranno?
"Sicuramente quella che sento più adatta a me e a cui tra l’altro sono andato già vicino alla possibilità di vincere, è la Liegi. Penso sarà quello il mio principale obiettivo nell’ambito delle grandi Classiche. Per l’anno prossimo vedremo un po’ in base ai programmi se potrò arrivare all’appuntamento con la condizione ideale per puntare al successo".

Chi è stato il campione del passato per cui faceva il tifo da piccolo e quello a cui pensa di assomigliare di più?
"Aveva già smesso di correre, ma quando ero piccolino, il mio campione preferito del passato era Francesco Moser. I miei genitori avevano una videoteca e avendo la passione per il ciclismo mi guardavo e riguardavo le videocassette di una collana di mitici corridori, come appunto Moser. Forse perché la sua era la più moderna, anche con parti dedicate ai modelli di bici, mi sono affezionato a questo grande campione e lo preferivo rispetto ad altri. All’epoca in cui io ero piccolo, tra i professionisti, Marco Pantani era l’idolo di tutti noi ragazzini. Ci ha fatti sognare e rimanere incollati davanti alla tv per seguire le sue imprese. Io tuttavia per caratteristiche mi sento più vicino a Felice Gimondi. Mi è spiaciuto, tra l’altro, non abbia potuto essere presente a Parigi alla conclusione del Tour de France".

Qual è il suo ricordo di Marco Pantani?
"Marco lo voglio ricordare così, sulla sua bicicletta a scalare montagne e staccare tutti, trascinando il tifo degli appassionati di ciclismo. Quello che è successo dopo, è il suo dramma personale. Penso niente che abbia più a che fare con il ciclismo. Mi spiace che i media si siano accaniti sulla sua storia, parlandone magari per giorni, poi calando il silenzio. La giustizia farà il suo corso, spero, soprattutto per la famiglia, che merita la verità. Rispettiamo il campione che è stato e la sua memoria".

Tutti considerano Fabio Aru il suo erede. Pensa che riuscirà a vincere il Tour e le grandi corse a tappe in futuro?
"Fabio Aru ha dimostrato di essere già un campione, penso quest’anno sia stata per lui la conferma del proprio talento e grandi qualità. Gli auguro di cuore di potere un giorno provare le emozioni che ho vissuto io con la vittoria di Grandi Giri. Penso che abbia la possibilità di farlo".

Oltre ad Aru chi sono i nuovi talenti italiani che potrebbero seguire le sue orme?
"Penso ci siano alcuni giovani interessanti. Ho visto bene Davide Formolo, secondo alle mie spalle al Campionato Italiano. Un buon corridore e mi sembra dotato anche già di un certo carattere determinato, penso sia Valerio Conti".

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vincenzo nibalipantanitour de france gimondi
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