Oslo ha presentato la sua candidatura per le Olimpiadi invernali del 2022, puntando su un bilancio low cost di tre miliardi e mezzo di euro, un decimo di Sochi. “Abbiamo bisogno di esperimenti ogni tanto, ma abbiamo anche bisogno di Giochi buoni e sicuri”, ha dichiarato in una conferenza stampa a Sochi Gerhard Heiberg, un membro norvegese del Cio. L’allusione e’ alle candidature rivali di Leopoli (Ucraina), Almaty (Kazakistan), Cracovia e Pechino, tutte citta’ prive di una tradizione negli sport invernali, al pari di Sochi. Oslo, che ospiterebbe le gare di fondo e degli sport al chiuso dirottando su Lillehammer le gare di sci alpino e snowboard, e’ favorita dopo che la Svizzera, la Germania e la stessa Stoccolma hanno rinunciato a concorrere. La capitale deve pero’ superare le obiezioni di quanti sono contrari ad assegnare alla Norvegia una terza edizione dei Giochi sulla neve, ad appena vent’anni dalle Olimpiadi di Lillehammer.
Più nel lungo periodo è però a rischio l’organizzazione della Olimpiadi invernali a causa dei cambiamenti nel clima mondiale. Secondo uno studio canadese nel 2050 delle 19 sedi che hanno avuto l’onore dei Giochi tra il 1924 e il 2010, solo il 10 o 11 sarebbero ancora in grado di ospitarli nuovamente. Nel 2080 il riscaldamento globale ridurrebbe il numero a sei. In particolare poche le chance di Grenoble, Garmisch-Partenkirchen )in Germania) e Chamonix in Francia. Ma anche Vancouver. Più possibilità invece per Albertville, Calgary, Cortina d’Ampezzo, Saint-Moritz, Salt Lake City e Sapporo. Malgrado il termometro si alzerà attorno ai quattro gradi. Allo stesso tempo, la temperatura media diurna a febbraio è aumentata in questi decenni: il termometro era 0,4 ° tra gli anni 20 e 50, 3,1 ° C tra 60 e 90. All’inizio del XXI secolo, è salito a 7,8 °

