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Pantani, ricordo 10 anni dopo. Mamma Tonina: "Riaprite l'inchiesta"

In ricordo del Pirata a 10 anni dalla sua morte. Un dolore, una ferita che ancora fa male nei cuori di tanti suoi tifosi e di tutti quelli che gli volevano bene.

Il tutto mentre restano tanti misteri. "Marco non tornerà mai, ma io aspetto ancora la verità, su Rimini (dove fu trovato morto, ndr) come su Madonna di Campiglio", ha detto mamma Tonina all'Ansa.

La donna ha chiesto più volte che l'inchiesta venisse riaperta, perché restano ancora tanti punti interrogativi. "Ho letto i faldoni, Marco non era solo quella sera del 14 febbraio 2004, nel residence di Rimini dove è stato trovato morto con lui potevano esserci più persone. Chiamò i carabinieri, parlando di persone che gli davano fastidio e, dopo un'ora, fu trovato senza vita". C’è anche la storia dei giubbotti "lasciati a Milano e ritrovati nel residence “Le Rose”, dove si era recato senza bagaglio". Chi li portò a Rimini? “Il mio dubbio più grande e' che Marco possa essere stato ucciso”.

L’avvocato Antonio De Renzis, legale della famiglia Pantani, ospite nei giorni scorsi a “Mattino Cinque”, ha spiegato: "180 fotografie a colori, un video di un’ora che si interrompe due volte, ma non dovrebbero mai venire interrotti i video che riprendono scene di un crimine. Si vede una persona in camice bianco senza i copri scarpe e senza il copri testa, che fa le riprese e in un fotogramma ci sono sei persone vestite come noi nella stanza. Quindi l’inquinamento della scena è provato dalle immagini».

«Marco era in una pozza di sangue in una stanza che sembrava divelta da un uragano – prosegue il legale - Vedendo il video si comprende immediatamente come le indagini si indirizzano in un’unica direzione, e cioè la droga, mentre, secondo me, dovevano essere lasciati aperti altri scenari e noi vogliamo approfondire alcuni piccoli, ma grandi particolari. Chiederemo che certi dati vengano approfonditi, ci sono persone alle quali si sarebbero dovute fare determinate domande, perché sembrerebbe che Marco non sia stato chiuso 4 giorni lì dentro come, invece, sostiene la versione ufficiale.
In quella stanza ci sono oggetti che sicuramente non sono arrivati con Marco perchè ci sono tre testimoni che dicono esattamente come Marco è arrivato lì e certe cose non c’erano».

L’avvocato De Renzis racconta alcuni dettagli riguardanti la scena del crimine: «Ci sono altri elementi da chiarire: Marco, secondo la versione ufficiale, avrebbe avuto un delirio, ma la specchiera divelta dal bagno è per terra ma intatta; la televisione è sul pavimento, ma girata dal lato giusto; le padelle, che sarebbero state lanciate, sono casualmente tutte rivolte dal lato corretto…».

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