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Di Giordano Brega

roberto re  2                          Roberto Re e Jessica Rossi

L'allenatore più bravo a forgiare la squadra dal punto di vista mentale? "Il numero uno in serie A è Antonio Conte. Si riconosce alla Juve il carattere dell'allenatore. Lui da giocatore era com'è la sua squadra oggi". Parola di Roberto Re. Il numero uno dei business e life coach si confessa con Affari. E spiega: "Forse lo sportivo più forte di tutti come testa è Nole Djokovic. Mi piacerebbe lavorare con Pato, perché..."

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Lei una volta ha detto che in molti sport la differenza tra il numero uno e il numero mille la fa molto la testa. Sotto questo punto di vista, chi sono i fuoriclasse da prendere come esempio?
"Premettiamo che ovviamente non è 'solo' la testa, ma pesano tecnica, capacità fisiche, la tattica. Diciamo che molto spesso nello sport la testa fa la differenza nel momento topico. Spesso abbiamo esempi di campioni straordinari che non sono i più bravi tecnicamente. Il primo che mi viene in mente è Novak Djokovic. Roger Federer è oggettivamente considerato da tutti i puristi del tennis il più bravo giocatore di tutti i tempi dal punto di vista tecnico, ma la capacità mentale del serbo è incredibile. Ricordate quella straordinaria battaglia tra Djokovic e Nadal durata quasi sei ore (finale Australian Open 2012 vinta in 5 set da Nole su Rafa, ndr)? Due straordinari atleti che hanno nella loro forza mentale la capacità numero uno"

Djokovic 2                                     Nole Djokovic

Più forte Djokovic o Nadal dal punto di vista mentale? A qualcuno venne il dubbio che Rafa soffrisse il serbo dopo alcune sconfitte in serie...
"Djokovic è uno dei campioni nello sport in generale con una delle forze mentali maggiori. Ed è straordinario come nei momenti importanti della partita riesca a tirare fuori quel qualcosa in  più che fa molto spesso la differenza tra i campioni".

Un altro degli emblemi della forza mentale nello sport è Valentino Rossi. Il Dottore arriva a questa stagione 2013 rinfrancato da buoni test invernali, ma dopo due anni in Ducati che lo avevano visto dubitare di tutto, persino di se stesso. Cosa può essere cambiato nella sua testa?
"La forza mentale di Valentino è fuori dalla norma. la sua più bella caratteristica è di gareggiare adesso come quando aveva tredici anni. In lui c'è il piacere di vincere e soprattutto è uno di quei campioni che odia perdere. Una delle caratteristiche principali dei grandi. Il 'soffrire' davvero quando si perde. E poiché soffre così tanto, è disposto a dare tutto se stesso per riuscire a vincere. Per Valentino sarebbe stato più comodo e più facile restare in Ducati, sotto mille punti di vista. Ma la sofferenza nel lottare per arrivare quarto o quinto o sesto è un dolore non accettabile. Quindi meglio rischiare tutta la sua carriera e giocarsi tutto nella squadra del campione del mondo. Con tutto da perdere e nulla da guadagnare dal punto di vista dell'immagine. Ma ora può gareggiare per vincere. Per lui non conta essere in corsa per il campionato del mondo o per una birra con gli amici, ma è il desiderio di vincere e il piacere di competere la cosa più importante"

Alonso-Vettel, chi buttiamo giù dalla torre?
"Il tedesco è molto più giovane, Fernando è più maturo e questo l'anno scorso gli ha permesso di rimanere agganciato alle speranze di vincere il titolo con una macchina oggettivamente meno competitiva. Questi sono comunque esempi di sport in cui il mezzo fa la differenza. Se prendo il più grande di tutti i tempi, ma lo metto su una macchina che non è un granché... non potrà vincere mai. Forza e preparazione mentale sono spesso in subordine al mezzo. Nel tennis o in altri sport è diverso"

Negli altri sport individuali a chi diamo la medaglia d'oro della forza mentale?
"Non posso non spezzare una lancia a favore di Jessica Rossi con cui ho lavorato. Credo che abbia vinto a Londra una medaglia d'oro veramente frutto della sua capacità di concentrazione, attenzione, presenza e del training mentale che abbiamo svolto insieme. Non solo la medaglia, ma la prestazione incredibile: ha fatto qualcosa che nel mondo del tiro a volo non aveva fatto nessuno (99 centri su 100, ndr) e non per capacità tecniche maggiori, ma proprio per l'abilità nel rimanere così attenta in uno sport dove è così difficile mantenere la testa 'giusta' a lungo. Una competizione che magari inizia alle dieci del mattino e finisce alle quattro del pomeriggio, sempre in bilico tra il 'sei dentro... sei fuori'. Serve la capacità di staccare, cercando di essere presente nell'istante giusto".

antonio conte modificato 4                                                Antonio Conte

Chi sono gli allenatori nel calcio più bravi nel forgiare la squadra dal punto di vista motivazionale?
"In serie A credo che Antonio Conte sia indubbiamente sopra tutti gli altri. Si riconosce alla Juve il carattere dell'allenatore. Lui da giocatore era com'è la sua squadra oggi. Non era Maradona, non aveva doti tecniche pazesche, ma una mentalità e una grinta importanti. Qua stiamo parlando di sport di squadra in cui entrano dinamiche diverse. L'amalgama tra gli individui, la giusta comunicazione e il giusto feeling fanno la differenza: un team tecnicamente un po' meno forte, ma con queste carattertiche può fare la differenza. Il compito di un allenatore è oggettivamente dunque più complicato. Un allenatore di serie A non deve insegnare a Balotelli come calciare un rigore, ma deve mantenere le dinamiche giuste, le motivazioni per rendere quanto più la squadra come unica entità in campo. Come fosse un singolo individuo"

pato modificato 14

C'è un calciatore con cui le piacerebbe lavorare e perché?
"Sarebbe facile rispondere Balotelli. Per la sfida..."

Un Ibrahimovic sarebbe una bella sfida...
"Facile dire Balotelli, Ibra o Cassano. La sfida di metterli a posto. Ma..."

Ma?
"Il mio lavoro non è di terapeuta o psicologo. Io aiuto l'atleta a dare il suo meglio. Di certo con alcuni campioni il lavoro sarebbe nell'aiutarli a sviluppare una mentalità, un atteggiamento e una maturità diversa in certe situazioni. Perché il problema non ce l'hanno in campo, ma magari in altre dimamiche. A me piace lavorare con gli atleti che per qualche motivo hanno avuto delle difficoltà. Tipo incidenti da cui non riescono a riprendersi, non tanto dal punto di vista fisico, ma che in qualche modo li ha bloccati mentalmente"

Uno "alla Pato"...
"Ecco, lui è un esempio perfetto. Perchè è un campione straordinario, perché è evidente che non è solo fisico il suo problema. Lui non è problematico. La qualità del mio lavoro viene fuori quando il problema non è di volontà e atteggiamento, ma è di un ingranaggio che si è andato a incriccare. Riuscire a sbrogliare la matassa è quello che riesco a fare meglio con atleti di quel tipo".

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