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Sport

"Ho ripreso ad allenarmi perche' lo sport fa parte della mia vita e voglio contribuire, forte della mia drammatica esperienza, a promuovere valori sani e puliti nello sport. Vorrei che un giorno la gente si ricordasse del vero Alex, che non e' quello dell'estate 2012". E' quando ha scritto Alex Schwazer sul suo profilo Facebook personale a seguito del nuovo filone d'inchiesta da parte della Procura della Repubblica. Cinque persone (l'allenatore Michele Didoni, il cavaliere vipitenese Karl Wechselberger, i medici Giuseppe Fischetto e Pierluigi Fiorella e la dirigente Fidal Rita Bottiglieri) sono state iscritte nel registro degli indagati per aver in qualche modo coperto l'uso di sostanze dopanti da parte di Schwazer che, dopo la riscontrata positivita', e' stato squalificato per tre anni e mezzo di squalifica.

Oltre a respingere l'accusa, secondo lui infondata e falsa, di aver saltato quattro controlli anti-doping, Schwazer smentisce di aver fatto uso di doping anche prima delle trionfali Olimpiadi di Pechino. "Smentisco in modo assoluto che i miei valori ematici 2005-2007 fossero piu' bassi rispetto al 2007 e seguire, tant'e' che a Pechino 2008 avevo il valore piu' basso della mia carriera, scrive l'ex marciatore altoatesino - smentisco di essere stato in possesso di una lista di sostanze dopanti da acquistare in Turchia, ma semplicemente una lista di sostanze disponibili in Turchia". Circa le email scambiate con il medico federale Fiorella sulle quali scriveva 'sono un altoatesino, non un napoletano', Schwazer ha scritto: "voglio bene a Napoli ed ai napoletani; ho un bellissimo ricordo di una gara a Napoli vinta nel 2010. Estrapolare, come e' avvenuto, da una mia breve dichiarazione, dove volevo semplicemente e scherzosamente dire che non possiedo doti di furbizia, una mia mancanza di stima verso i napoletani e' offensivo per i miei sentimenti di rispetto verso Napoli e i suoi cittadini". Intanto, in un'intervista rilasciata al quotidiano Alto Adige di Bolzano, Wechselberger smentisce categoricamente di aver procurato o consigliato sostanze dopanti a Schwazer e, quando ha scambiato telefonate ed sms, era ignaro della presenza di Alex in Turchia.

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