Serie A, Inter da grande squadra a Como e Napoli fermato a Parma: l’analisi
Il campionato di Serie A si avvicina al traguardo. E le ultime due giornate hanno regalato verdetti inaspettati quanto decisivi. Praticamente la lotta allo Scudetto si è spostata in 90’ dal duello Inter-Milan al duello Inter-Napoli, e adesso i nerazzurri hanno fatto un ulteriore passo verso il ventunesimo tricolore della loro storia, confermando di fatto la strapotenza in Italia che va avanti da diversi anni a questa parte, ma che non è stata confermata con continuità solo a causa di diversi incidenti durante il percorso.
Como – Inter, nerazzurri straripanti – Se è vero che i lariani si sono resi tutti protagonisti di una grande prestazione (dal portiere Butez autore dell’assist per il momentaneo 2-0 firmato Nico Paz, ai centravanti di Fabregas), è che anche vero che quest’Inter non muore mai. E, soprattutto, approfitta dei momenti più opportuni per riaprire la gara e cambiare totalmente l’inerzia del match.
Era accaduto contro la Roma con la “maledetta” del vantaggio firmata da Calhanoglu nei minuti di recupero del primo tempo, è successo di nuovo ieri grazie alla zampata intelligente di Marcus Thuram che ha infilato l’incolpevole Butez.
Tra i tanti fattori rilevanti che ergono l’Inter in vetta solitaria e danno prova della compattezza di questa squadra, c’è lo spirito e la voglia di entrare in campo per ammazzare la partita (fattore che è mancato a tante squadre durante questa stagione soprattutto nei singoli e, a Milanello, ne sanno più di qualcosa).
Nella ripresa, con una rete da recuperare i nerazzurri hanno ripreso, ribaltato completamente e chiuso la gara grazie ai propri uomini chiave.
Manca Lautaro? No problem, ecco un Thuram finalmente in totale rispolvero, ecco un Dumfries tornato da attaccante aggiunto con la doppietta, ecco un educatissimo piede di Calhanoglu e la fisicità di testa di Manuel Akanji in area da rigore.
D’altronde, non va dimenticato che i nerazzurri hanno disputato due finali di Champions League in tre anni: certo, l’organico in campo era molto diverso, ma molto spesso al vertice della classifica la voglia e la determinazione di aggredire le partite è assolutamente un’arma a favore di Chivu.
Senza nulla togliere al Como, che continua una stagione strepitosa in corsa per la Champions e, almeno per 60’, ha fatto sognare i propri tifosi giunti in massa nei pressi del Lago del Sinigaglia.
Mancano solo 6 giornate alla fine, 18 punti a disposizione e l’Inter ha la metà a proprio favore sulla seconda: tra due settimane Chivu potrebbe già laurearsi campione d’Italia al debutto in panchina su una grande squadra, Napoli permettendo che però, al prossimo turno, sfiderà la Lazio al Maradona.
Parma – Napoli, quanta differenza rispetto alla capolista – Qui la differenza non sta tanto nella determinazione quanto nella precisione e nella concretezza. In parole povere, e questo discorso può benissimo essere applicato anche al Milan, alcuni giocatori di cui dispone Antonio Conte non sono evidentemente pronti né per reggere la pressione d’alta classifica né per giocarsi lo Scudetto fino alla fine.
Gli errori tecnici sono evidenti e, a lungo andare, il rettangolo verde di gioco emette sempre l’ultimo e finale verdetto.
Oltretutto, in molte situazioni di questa stagione il Napoli si è dimostrata una squadra molto umorale, facendosi dunque trascinare e influenzare “emotivamente” dagli avvenimenti di gioco.
Una squadra che lotta per lo Scudetto non può permettersi un approccio del genere contro un Parma che gioca sulle ali di chi non deve più giocarsi nulla in stagione, se non la gloria di vincere contro i campioni d’Italia in carica.
Strefezza punisce dopo meno di 60’’ di gioco dopo la disattenzione difensiva tra Buongiorno e Juan Jesus; poi i partenopei cercano di produrre tante occasioni da rete (Alisson Santos è assolutamente da riconfermare, ma in pochi si salvano da ieri sera), ma l’unica vera concreta della partita verrà sfruttata da McTominay solo nella ripresa su sponda di Hojlund. Non a caso Conte viene trascinato dalla pesantezza dei suoi leader, che non bastano per portare via il bottino pieno da Reggio Emilia.
I due soli punti contro i ducali, maturati sui 6 disponibili, sono troppo pochi per una squadra che vuole (nuovamente) ambire al massimo sogno ma che, dopo la sbornia della settimana passata da 2° in classifica post-vittoria contro il Milan, si riscopre fragile e con molte lacune a livello tecnico. Le stesse che, per altro, sono costate anche l’eliminazione dal girone unico di Champions League qualche mese fa.

