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Serie A: De Bruyne è tornato, Chivu fa un altro sport e Malen perde la testa. Top e flop della sesta giornata

Promossi e bocciati del turno di Serie A: protagonisti, sorprese, errori, scelte discutibili e colpi di scena. La rubrica di Affaritaliani

Serie A: De Bruyne è tornato, Chivu fa un altro sport e Malen perde la testa. Top e flop della sesta giornata
Foto Lapresse

De Bruyne e Krstovic si riprendono la scena con due doppiette, Inter e Lazio continuano a correre, Osmajic fa sorridere Genova. Male Malen, Okoye e una Fiorentina che non riesce a uscire dalla crisi. E c’è anche il primo 0-0 del campionato.

La sesta giornata premia i bomber ritrovati e l’Inter di Chivu, tra espulsioni e papere clamorose

Tre gol in mezz’ora, tre protagonisti diversi. L’Inter di Cristian Chivu continua a fare un altro sport e il Parma ne fa le spese. La Lazio risponde presente con mister Gattuso, sempre più sorprendente, mentre De Bruyne e Krstovic tornano a fare quello per cui sono stati comprati. E lo fanno con gli interessi. Maldini continua a segnare, il Genoa trova la prima vittoria e il Bologna si aggrappa a Orsolini e Cambiaghi.

Dall’altra parte ci sono quelli che perdono la bussola. Malen lascia la Roma in dieci, Elmas si fa espellere dopo una partita che avrebbe potuto chiudere tranquillamente tra i migliori e Okoye combina una delle papere più clamorose del turno. E poi c’è lo 0-0. Cinque giornate senza nemmeno uno, 53 partite consecutive con almeno un gol e alla numero 54 arriva Como-Roma. Proprio loro. Chi l’avrebbe detto?

I top della giornata: De Bruyne e Krstovic ritrovati, Inter e Lazio fanno sul serio

De Bruyne: Houston, KDB è tornato

Kevin De Bruyne è tornato. E il Napoli ne aveva un disperato bisogno. Dopo un avvio di stagione piuttosto complicato, il belga si prende il Maradona con una doppietta contro il Frosinone. Prima il rigore trasformato dopo quello sbagliato da Højlund e fatto ripetere, poi il gol nel recupero che sigilla il 3-0. In mezzo c’è tutto il repertorio di KDB: visione di gioco, qualità, tempi giusti e quella capacità di trovare sempre la soluzione che gli altri vedono un secondo dopo. Allegri ritrova il suo campione e il Napoli una vittoria fondamentale. A Manchester certe prestazioni erano ordinaria amministrazione. A Napoli si aspettavano proprio questo. Welcome back, Kevin.

Krstovic: benvenuto tra i Top, finalmente!

Prima giornata, gol. Poi quattro partite di digiuno e un paio di apparizioni, tutt’altro che piacevoli, proprio in questa rubrica. Contro il Venezia Nikola Krstovic decide di cambiare categoria: da Flop a Top. E lo fa in grande stile. Assist per il gol di Kessie dopo quattro minuti, colpo di testa vincente al 7′ e seconda rete personale alla mezz’ora. Due gol e un assist in una partita che l’Atalanta chiude praticamente nel primo tempo. Sarri lo preferisce a Scamacca e il montenegrino ripaga la fiducia. Finalmente attacca l’area con convinzione, si fa trovare al posto giusto e trasforma in gol i palloni che passano dalle sue parti. Ci eravamo abituati a vederlo dall’altra parte della barricata. Nikola, bentornato. Cominciavamo a preoccuparci.

Noslin, Tavares e Gattuso: la Lazio è prima. E segna pure Pinamonti…

Cinque vittorie nelle prime sei giornate, 16 punti e primo posto insieme all’Inter. La Lazio di Gennaro Gattuso continua a sorprendere. Contro il Monza bastano tre minuti a Nuno Tavares per tirare fuori un sinistro da fuori area che non lascia scampo al portiere. Il portoghese apre le danze, poi ci pensa Tijjani Noslin a rubarsi buona parte della scena. Due assist, tanta qualità condita dall’azione che provoca l’espulsione di Lucchesi. Sul 2-0, Isaksen ringrazia proprio l’olandese e Gattuso si gode un attaccante che a inizio stagione sembrava destinato a fare spazio al nuovo arrivato Andrea Pinamonti. E invece Noslin gioca, segna, fa segnare e convince. Pinamonti aspetta. Poi succede l’inaspettato: entra, segna all’88’ e chiude la partita sul 3-1. Insomma, Gattuso sembra avere il problema che ogni allenatore vorrebbe. Due attaccanti che rispondono presente. La Lazio non aveva mai vinto cinque delle prime sei partite di Serie A nella sua storia. Ringhio, cosa stai cucinando?

Osmajic: quindici minuti per far tornare il sorriso a Genova

Sette minuti per segnare, altri otto per servire un assist. Milutin Osmajic impiega un quarto d’ora per indirizzare Genoa-Fiorentina e regalare a Daniele De Rossi la prima vittoria stagionale. Al 7′ sfrutta un pallone vagante in area e lo scaraventa sotto la traversa. Al 15′ scappa sulla destra e mette in mezzo il pallone che Messias deve soltanto spingere in porta. Gol, assist e Fiorentina al tappeto prima ancora di rendersi conto di dove si trovi. I viola provano a rientrare grazie ad un’autorete di Vasquez, ma il Genoa resiste e porta a casa tre punti fondamentali. De Rossi cercava risposte, Osmajic risponde. E a Marassi si torna finalmente a sorridere.

Sucic: Chivu si fida, Petar ringrazia

Petar Sucic torna titolare e impiega appena tredici minuti per ripagare la fiducia di Cristian Chivu. Il Parma prova a costruire dal basso, Corvi serve corto Keita e il croato capisce tutto prima degli altri. Palla rubata, palla sotto la traversa e Inter avanti.

Un gol che premia la pressione nerazzurra, ma soprattutto la capacità di Sucic di andare ad aggredire l’avversario. Nel centrocampo dell’Inter c’è tanta concorrenza, eppure ogni volta che viene chiamato in causa il croato trova il modo di farsi vedere. Chivu lo schiera dall’inizio, lui apre la partita. Fiducia ben ripagata.

Thuram: Parma, dove ci eravamo già visti?

Quando vede il Parma, Marcus Thuram si scatena. Aveva segnato nella sfida di dicembre 2024, aveva colpito anche in quella del maggio scorso e si ripete ancora a San Siro. Al 31′ Mkhitaryan lo lancia in campo aperto, il francese accelera, si presenta davanti a Corvi e firma il 3-0 con un diagonale preciso. Ma il gol è soltanto una parte della sua partita. Thuram attacca continuamente la profondità, offre una soluzione ai compagni, lavora per la squadra e costringe la difesa emiliana a rincorrerlo. Una prestazione totale.

Quando il francese parte in velocità diventa complicato anche solo stargli dietro. C’è un nuovo sceriffo in città, a Parma.

Calhanoglu: il direttore d’orchestra è tornato

L’Inter aveva dimostrato di poter vincere anche senza di lui. Ma con Hakan Calhanoglu in mezzo al campo, certe cose sembrano diventare molto più semplici. Il turco torna dall’infortunio e si riprende subito il timone. Contro il Parma detta i tempi, gestisce il pallone e accompagna il pressing nerazzurro. Al 18′ si presenta anche dal dischetto e trasforma il rigore del 2-0, nonostante Corvi intuisca la direzione. Calha è tornato a dirigere il centrocampo dell’Inter. E sì, abbiamo messo tre nerazzurri tra i Top. Ma finora la corazzata di Chivu sembra davvero giocare un altro sport. Chi riuscirà a fermarli?

Orsolini: Orso è tornato a bussare

Il Bologna fatica, Palladino cerca la prima vittoria e Riccardo Orsolini decide che è arrivato il momento di ricordare a tutti quanto può essere importante. Al 17′ Cambiaghi mette il pallone in mezzo e Orso si inventa una splendida semirovesciata. Falcone prova a intervenire, ma il pallone finisce in rete. Un gol da cineteca, bellissimo, il primo del suo campionato, che apre la strada al successo sul Lecce. Quando i salentini pareggiano, è ancora Orsolini a partecipare all’azione del 2-1, allargando il gioco per Cambiaghi prima dell’assist a Enem. Nel finale la nota dolente dell’infortunio che lo costringe a lasciare il campo. Speriamo sia soltanto una parentesi, perché il Bologna ha un disperato bisogno del suo Orso. E Orso, finalmente, è tornato a bussare.

Cambiaghi: due assist, tre punti

Il Bologna aveva bisogno di una vittoria e Nicolò Cambiaghi ci mette lo zampino. Due assist, uno più importante dell’altro. Al 17′ mette il pallone per la spettacolare semirovesciata di Orsolini. Nella ripresa, con il Lecce che ha appena rimesso in equilibrio la partita, salta l’uomo e serve a Enem il pallone del 2-1. Due giocate che decidono la prima vittoria stagionale dei rossoblù. Cambiaghi corre, punta, crea superiorità e mette i compagni nelle condizioni migliori per segnare. Orsolini si prende la copertina con il suo gol da applausi, ma una buona fetta dei tre punti porta la firma di Nicolò. Due assist e migliore in campo insieme a Orso. Cameriere, il conto lo paga il Lecce.

Daniel Maldini: il figliol prodigo non si ferma più

Quattro partite consecutive a segno. Daniel Maldini continua a vivere il momento migliore della carriera e contro la Juventus decide di aggiornare ancora il conto. Al 20′ avvia l’azione del vantaggio del Cagliari, sfrutta la sponda di Mendy e batte Vicario.

Prima Lecce, poi Atalanta, Udinese e adesso Juventus. Il ragazzo che per anni ha dovuto convivere con un cognome ingombrante sta finalmente costruendo il suo percorso. Il Cagliari di Pisacane è quarto in classifica. Paolo e Cesare possono godersi lo spettacolo. Questa volta il protagonista si chiama Daniel.

Caprile: chiudere la porta è il suo mestiere

La Juventus a Cagliari, tiene il pallone, attacca e cerca in tutti i modi di portarsi a casa i tre punti. Ma davanti trova ancora Elia Caprile. Il portiere rossoblù tiene in piedi la squadra di Pisacane con una serie di interventi importanti, soprattutto nella ripresa. Zhegrova ci prova due volte e trova i guantoni dell’estremo difensore. Nel finale tocca a Cambiaso, ma il risultato non cambia. L’unico a passare è Kolo Muani, con un colpo di testa sul quale Caprile può fare ben poco.

Il Cagliari conquista un altro punto importante e rimane quarto. Maldini segna, Caprile para. Un’accoppiata che per il momento sta funzionando alla grande.

Rabiot: meno male che Adrien c’è

A Milano, sponda rossonera, qualcuno, scimmiottando una canzone anche famosa da quelle parti, canta spesso: “Meno male che Adrien c’è”. Contro il Sassuolo il Milan rischia di addormentare anche chi sta guardando la partita, poi entra Modric palla a Rabiot e il francese trova finalmente il modo di svegliare tutti. Al 63′ il croato inventa, Rabiot si inserisce e da posizione defilata scarica il sinistro dell’1-0. È il terzo gol stagionale, al quale si aggiungono già due assist. Numeri da top di livello mondiale. Il Milan si fa riprendere cinque minuti più tardi da Odenthal e porta a casa soltanto un punto. Rabiot, però, continua a essere una delle poche certezze di Amorim. Quando c’è da dare una scossa, Adrien risponde presente.

Zhegrova e Alajbegovic: Spalletti, ma perché non giocano dall’inizio?

La Juventus passa un primo tempo complicato a Cagliari, fatica a trovare spazi e va sotto dopo venti minuti. All’intervallo Luciano Spalletti cambia due uomini: fuori Conceicao e McKennie, dentro Edon Zhegrova e Kerim Alajbegovic. E improvvisamente i bianconeri cominciano a creare pericoli. Zhegrova punta l’uomo, calcia e costringe Caprile a intervenire più volte. Alajbegovic aggiunge movimento, qualità e soprattutto mette sulla testa di Kolo Muani il pallone dell’1-1. Due cambi, due risposte. La domanda viene abbastanza spontanea: ma questi due non dovrebbero giocare titolari? Spalletti ha tante soluzioni offensive, ma quelle che hanno svegliato la Juventus sono entrate soltanto dopo l’intervallo.

Jacobo Ramon: in giacca e cravatta

Como-Roma termina senza reti, ma Jacobo Ramon merita comunque un posto tra i migliori. Malen, uno degli attaccanti più temuti di questo avvio di stagione, prova a metterlo in difficoltà e inizialmente ci riesce pure. Poi lo spagnolo prende le misure e per l’olandese cominciano i problemi. Anticipi, chiusure puntuali e una tranquillità quasi irritante quando c’è da gestire il pallone. Ramon difende, imposta e non perde la bussola nemmeno quando la partita si innervosisce. Il Como non segna, ma concede pochissimo e buona parte del merito è anche suo. Il primo 0-0 della stagione avrà pure fatto sbadigliare qualcuno, ma Ramon sembra giocare in giacca e cravatta.

I flop della giornata: Malen perde la testa, Okoye combina il disastro e il Venezia resta a zero

Malen: male, male. Anzi, malissimo

Il titolo praticamente si scrive da solo. Malen, male. L’olandese attraversa il primo momento complicato della sua stagione. Dopo i sei gol nelle prime quattro giornate, non trova più la porta e a Como perde anche la testa. Al 53′ entra con un intervento killer su Kaiki e si prende un cartellino rosso diretto che lascia la Roma in dieci per quasi tutto il secondo tempo. Gasperini deve rinunciare al proprio centravanti e cambiare completamente la gestione della partita. L’ultimo gol di Malen risale al 14 settembre contro il Torino. Sono tre giornate consecutive senza segnare e adesso anche una squalifica da scontare. Niente allarmismi, ci mancherebbe, però dopo la sua presenza fissa nei top… La Roma riesce comunque a portare a casa uno 0-0. Malen, invece, questa volta non porta a casa proprio nulla. Male, male.

Okoye: tuffo nel vuoto

Torino-Udinese è sull’1-1 quando, al 67′, Maduka Okoye decide di complicarsi la vita. Il portiere esce per intervenire su un pallone cercando un improbabile colpo di testa in tuffo fuori dall’area di rigore, si scontra con il compagno Bertola e lascia la porta completamente sguarnita. Da quelle parti passa Sandro Kulenovic, che ringrazia e deposita il pallone in rete. Secondo gol consecutivo per l’attaccante granata, che ringrazia per il regalo enorme. Un’uscita folle, una comunicazione completamente assente e tre punti regalati al Torino. Okoye avrebbe dovuto chiudere la porta. Ha finito per aprire quella del paradiso a Kulenovic.

Il Venezia: sei partite, zero punti. Comincia a fare paura

Andare a Bergamo non era certamente una passeggiata, soprattutto contro un’Atalanta reduce da tre sconfitte consecutive e affamata di riscatto. Ma il Venezia impiega appena mezz’ora per ritrovarsi sotto di tre gol. Hainaut accorcia prima dell’intervallo, poi nella ripresa la squadra di Stroppa reagisce, colpisce due traverse e si vede annullare un altro gol. Ci prova, questo va riconosciuto. Il problema è che la classifica non premia le buone intenzioni. Sei giornate, sei sconfitte, zero punti. Siamo soltanto a ottobre, ma una partenza del genere comincia ad assomigliare pericolosamente a una condanna. E la salvezza, ogni domenica, si allontana un po’. E alla fine è saltato anche Stroppa. La società lo aveva salvato dopo cinque sconfitte, la sesta gli costa la panchina.

Estupinan e Amorim: questo matrimonio (non) s’ha da fare

Mister, perché continui a schierare Estupinan titolare se poi lo togli sempre prima del fischio finale?

Contro il Sassuolo il terzino ecuadoriano fatica, si prende la solita ammonizione e rimane negli spogliatoi dopo i primi quarantacinque minuti. Cinque volte titolare in sei giornate, quattro sostituzioni, due addirittura all’intervallo. Era già successo contro la Lazio, mentre a Torino era uscito al 66′ e contro il Lecce al 76′. Soltanto con la Juventus si è fatto tutti i novanta minuti. La critica, però, riguarda soprattutto l’allenatore. Se Estupinan non offre le garanzie richieste, forse è il caso di rivedere qualche scelta iniziale.

Estupinan esce e il Milan segna. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Alla fine arriva comunque soltanto un pareggio. Il paradosso? In estate Amorim aveva bloccato la sua cessione all’Aston Villa quando l’ecuadoriano aveva praticamente le valigie in mano. Lo ha voluto trattenere, continua a schierarlo e poi puntualmente lo sostituisce. Sarà un’ossessione, sarà amore a prima vista, ma questo matrimonio (non) s’ha da fare.

Chukwueze: il passaggio indietro specialità della casa

Ricevere palla, controllare, girarsi e restituirla al compagno. Ripetere. Samuel Chukwueze contro il Sassuolo finisce troppo spesso per limitarsi a questo, quando il Milan avrebbe bisogno di qualcuno capace di saltare l’uomo e creare superiorità. Un’occasione per cambiare la partita ce l’ha anche. Al 70′ arriva davanti a Muric, ma il portiere del Sassuolo è bravo a fermarlo in uscita bassa. Il problema è tutto quello che succede prima e dopo. Troppa prudenza, poche accelerazioni, troppo poco coraggio nel cercare la giocata. Amorim lo tiene in campo forse troppo, poi lo sostituisce con Hutchinson. Chuku, ogni tanto si può anche andare anche in avanti. Piatto del giorno: il retropassaggio.

Lucchesi: il Monza si sveglia ma lui è già sotto la doccia

Sotto di due gol contro la Lazio capolista, il Monza avrebbe bisogno di una bella rimonta. Lorenzo Lucchesi, invece, pensa bene di complicare ulteriormente le cose. Noslin gli scappa verso la porta, lui lo stende e si prende il rosso diretto. Sipario? Macché. Il bello, o forse il brutto per Lucchesi, arriva proprio quando il Monza rimane in dieci. Goglichidze accorcia subito le distanze, Birindelli, Varela e Dani Mota fanno tremare la Lazio e il pareggio sembra tutt’altro che impossibile. Poi Pinamonti chiude i conti sul 3-1. Ma il rimpianto rimane. Se in dieci il Monza ha fatto sudare la capolista, cosa sarebbe successo in undici? Lucchesi, ai tuoi compagni hai lasciato un bel dubbio. E probabilmente anche qualche parola da dirti negli spogliatoi.

Corvi: la curiosa demolizione dal basso

Minuto 13 di Inter-Parma. Edoardo Corvi vuole far partire l’azione dal basso, ma serve a Keita un pallone corto, centrale e con Sucic praticamente addosso. Il croato ringrazia, ruba palla e la scarica sotto la traversa. Inter avanti e Parma che può già cominciare a pensare alla prossima. Certo, Keita poteva fare meglio, ma Corvi decide di giocare col fuoco proprio contro una squadra che pressa come un’ossessa. E finisce inevitabilmente per scottarsi. Nella ripresa si riscatta parzialmente con una bella parata su Esposito, ma ormai la frittata è fatta. La costruzione dal basso sarà pure il calcio moderno, ma ogni tanto una bella “sparecchiata” non ha mai fatto male a nessuno. Altro che costruzione, questa è demolizione dal basso.

Pessina: il “lato B” del calcio

Non è decisamente l’anno dei portieri. Dopo Corvi e Okoye, nella nostra lista dei Flop finisce anche Massimo Pessina. Il Bologna vince finalmente la sua prima partita, ma il giovane portiere rossoblù deve ringraziare soprattutto la fortuna e i compagni. Al 64′ sbaglia completamente i tempi dell’uscita su un pallone lungo di Danilo Veiga, si fa anticipare di testa da Fatah e regala al Lecce il gol dell’1-1. Palladino rischia di vedere sfumare un’altra vittoria, prima che Enem rimetta le cose a posto. E nel finale Pessina rischia di combinarne un’altra. Nuova uscita a vuoto, Geubbels lo anticipa di testa e il pallone finisce di poco sopra la traversa. Il Bologna si salva, il portiere pure. Il ragazzo è un classe 2007 e avrà tutto il tempo per crescere. Ma per questa giornata la sufficienza è davvero lontana. Un gol regalato, una traversa che lo grazia e tre punti salvati dai compagni. Pessina, stavolta deve accendere un cero alla fortuna.

Ranieri: via col liscio

La Fiorentina parte malissimo a Genova e Luca Ranieri è uno dei principali responsabili del disastro. Sul secondo gol rossoblù si fa trovare fuori posizione, cerca di intervenire sul traversone di Osmajic e manca completamente il pallone. Alle sue spalle Messias ringrazia e firma il 2-0. E da uno che quella difesa dovrebbe guidarla, un errore del genere fa ancora più rumore. Vanoli lo lascia negli spogliatoi all’intervallo, quando ormai il Genoa ha già costruito il proprio vantaggio. La Fiorentina prova a recuperare, ma esce sconfitta e scivola al diciottesimo posto con quattro punti. A Marassi il liscio è di Ranieri, ma a ballare è tutta la Fiorentina.

Elmas: croce e delizia e una follia evitabilissima

Eljif Elmas aveva cominciato bene. Suo il calcio d’angolo che permette a Krstovic di segnare il secondo gol dell’Atalanta contro il Venezia. Partita indirizzata, tre punti ormai vicini e Sarri finalmente pronto a respirare. Poi, nel finale, arriva l’entrata su Helgason. Fallo brutto, rosso diretto e Atalanta costretta a chiudere in dieci una gara che era sotto controllo. In questa giornata di espulsioni ce ne sono state parecchie, alcune decisamente evitabili. Quella di Elmas appartiene senza dubbio alla categoria. Un assist che avrebbe potuto portarlo tra i promossi, un intervento che lo spedisce direttamente tra i bocciati. Dal Top al Flop in una sola entrata. Complimenti, si fa per dire.

Oulai: scusi, che ruolo fa?

Christ Inao Oulai parte titolare accanto a Fagioli, ma a Genova per quarantacinque minuti sembra giocare a nascondino con la propria posizione. Un po’ qui, un po’ là, rincorre gli avversari, prova a dare una mano ma senza capire davvero dove andare a parare. E a guardarlo viene quasi il dubbio che non lo sappia nemmeno Vanoli. Il Genoa fa quello che vuole a centrocampo, la Fiorentina affonda e Oulai si prende pure un’ammonizione. All’intervallo l’allenatore ne ha abbastanza e lo sostituisce con Njie. Ma il Flop è del giocatore o di chi lo ha messo in campo? Perché alla fine il dubbio rimane. Doveva giocare? Forse. Ma soprattutto, dove diavolo doveva giocare?

Como-Roma: proprio voi dovevate ricordarci che esiste lo 0-0?

Cinque giornate, cinquanta partite e nemmeno uno 0-0. La Serie A aveva cominciato la stagione facendo dimenticare persino l’esistenza del pareggio senza reti. Poi alla partita numero 54. Como-Roma, due squadre che per qualità, intensità e idee offensive avevano tutte le carte in regola per offrire spettacolo. E invece finisce 0-0. Le occasioni non mancano, questo va detto. Pellegrini colpisce un palo, Gollini salva la Roma e l’espulsione di Malen cambia completamente il secondo tempo. Il Como spinge, i giallorossi resistono.

Non è lo 0-0 in sé a meritare il Flop. È il fatto che, dopo cinquantatré partite consecutive con almeno un gol, probabilmente nessuno avrebbe scommesso proprio su questa partita. Ci eravamo abituati troppo bene. Lo 0-0 è tornato.

Raimondo: stavolta la palla l’ha vista poco

Una settimana fa il Frosinone faceva festa dopo il 2-0 al Como. Contro il Napoli, invece, arriva una sconfitta netta e Antonio Raimondo passa una serata complicatissima. La squadra di Alvini fatica a uscire dalla pressione azzurra e il suo centravanti riceve pochi palloni realmente giocabili. Prova a muoversi, a cercare profondità, a dare una soluzione ai compagni, ma dalle parti di Meret si vede davvero poco. Il Napoli controlla, De Bruyne fa quello che vuole e il Frosinone torna a casa senza reti. Raimondo, stavolta, la palla l’ha vista poco. E quando l’ha vista non è riuscito a farci granché.

Kolo Muani: prima salva la Juve, poi salva… il Cagliari

Randal Kolo Muani, ma che dobbiamo fare con te? Per ottanta minuti il francese si vede poco o nulla, poi all’81’ spunta sul cross di Alajbegovic, incorna l’1-1 e finalmente si sblocca. Fine del digiuno, Juventus salvata e posto tra i Top quasi prenotato anche solo fosse per incoraggiamento. Quasi. Perché poco dopo Kolo Muani ha sul piede il pallone della vittoria, di quelli che un centravanti dovrebbe mettere in porta a occhi chiusi. E invece? Traversa. La Juventus domina, tira, attacca e alla fine deve accontentarsi di un punto. Il francese segna il suo primo gol stagionale, ma si mangia quello che avrebbe fatto davvero la differenza. Insomma, prima salva la Juventus dalla sconfitta, poi salva il Cagliari dalla vittoria bianconera. Kolo, va bene interrompere il digiuno, ma quando ti servono il bis su un piatto d’argento non puoi fare così. Il confine tra il Top e il Flop è molto, molto labile.

Mina: la vecchia scuola va bene, ma fino a un certo punto

La settimana scorsa lo avevamo premiato per la prestazione contro l’Udinese. Questa volta Yerry Mina torna nella nostra rubrica, ma dalla parte opposta. Contro la Juventus il colombiano fa ancora sentire la propria presenza fisica, combatte e contribuisce a difendere il risultato del Cagliari. Il problema, però, è tutto il contorno. Provocazioni, gesti plateali e atteggiamenti che fanno innervosire gli avversari. McKennie viene preso in giro, Douglas Luiz e Sarr reagiscono e perfino Spalletti finisce per protestare per il comportamento del difensore rossoblù. A qualcuno piacerà. Ognuno ha il proprio carattere, e il calcio è anche duello psicologico. Però diciamo che certi atteggiamenti del buon vecchio Yerry non dovrebbero diventare materiale da insegnare nelle scuole calcio. Diciamo così.

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