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Striscioni ignobili, ma si può criticare la madre di Ciro

Di Pietro Mancini

Qualcuno pensa che sia impossibile continuare a stimare la mamma di Ciro Esposito, il giovane tifoso del Napoli, ucciso-è accusato un ultrà giallorosso- durante gli scontri, che precedettero, lo scorso anno, la finale di Coppa Italia Tim tra la squadra campana e la Fiorentina? E, tuttavia, non additare al disprezzo di tutto il Paese i fans giallorossi, che hanno collocato, sabato, nella curva Sud dello Stadio Olimpico, uno striscione polemico con donna Antonella Leardi, che le forze dell’ordine avrebbero dovuto sequestrare?

Certo, quello esposto da un settore dei sostenitori della squadra di capitan Totti è stato uno striscione inopportuno, e di pessimo gusto, che ha, purtroppo, allontanato la auspicabile pace tra le accese tifoserie delle due squadre più forti del Centro-Sud. Ma quello striscione non conteneva vergognose ingiurie nè offese alla mamma di Esposito, bensì il dissenso, legittimo, nei confronti della decisione della signora Leardi di non vivere, appartata e con discrezione, il suo dolore. Ma di manifestarlo pubblicamente, scrivendo un libro sulla tragica fine di Ciro ed esternando, spesso, sui media, nei talk delle Tv  e in convegni, a Napoli e altrove.

Mamme di altri tifosi, che hanno perso la vita, sugli spalti o fuori degli stadi- come il diciannovenne sostenitore della Roma, Antonio Falchi, selvaggiamente aggredito dagli ultras del Milan e morto a San Siro nel 1989- hanno preferito elaborare il loro lutto in modo più riservato, lontane dalle luci delle telecamere.

Come, con equilibrio, ha osservato il Presidente del club giallorosso, James Pallotta, le ferite, irreparabili, subite dai genitori di tante vittime di un’assurda violenza e l’enorme dolore, che ne è conseguito, meritano “il massimo ed incondizionato rispetto da parte di tutti. E richiedono, soprattutto, un impegno, più forte e concreto, di tutte le parti, tifosi, società e forze dell’ordine, affinché non si rinnovi, neanche in forma verbale, sugli spalti di uno stadio”.