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"Sacchi? Lo capisco meglio adesso che anche io faccio l’allenatore, perché lui era un fanatico, voleva fare tutto sempre al massimo e il lavoro era molto pesante e difficile. Questo, però, ci ha aiutato tanto per giocare bene insieme e ci è servito per vincere che poi è quello che conta. Da giocatore vuoi sempre vincere ed avere successo e noi siamo stati vincitori e abbiamo avuto successo in tutto il mondo, quindi se un allenatore è stato capace di fare questo significa che ha fatto bene", parola di Marco Van Basten. Nel corso di un'intervista a Sky (per la rubrica "I signori del calcio") il Cigno di Utrecht si confessa.

I tre Palloni d’Oro: "Vincere tre Palloni d’Oro non è una cosa che capita a tutti, significa che il mondo del calcio ti sceglie e tu devi ringraziare tutti. E’ una cosa particolare, speciale, rimane scritto sui libri. Però, si fa sempre parte di una squadra perché tu magari sei il giocatore che fa la differenza e fa le cose più belle, ma da solo non faresti niente. E’ importante capire che è la squadra che ti da’ la possibilità di esprimerti al meglio. Il primo Pallone d’Oro era per me, poi il secondo l’ho dato a mio papà ed il terzo a Berlusconi, la squadra e la società perché è il Milan che mi ha dato la possibilità di farmi vedere nel modo migliore".

L'ex attaccante del Milan ricorda il suo addio precoce (28 anni a causa di quella maledetta caviglia) al calcio giocato. Un giro di campo a San Siro prima di un trofeo Berlusconi con i tifosi rossoneri che lo applaudivano e tenevano a stento il magone: "Tu puoi vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, di pende da come lo vedi. All’inizio lo vedevo sempre mezzo vuoto perché volevo fare ancora tanto, volevo vincere ancora di più, volevo essere un giocatore ancora più importante, però poi capisci che la realtà non cambia. Io ho dovuto smettere, ho smesso e basta. E dopo ho affrontato la situazione in modo diverso perché ho vissuto grandissimi momenti, abbiamo vinto tanto, ho avuto successo, ho guadagnato. Ricordo San Siro pieno di gente che applaudiva e sono stati davvero dei momenti molto belli".

Ora c'è una carriera da allenatore che lo ha visto ct dell'Olanda (eliminato agli ottavi nei Mondiali 2006 e ai quarti a Euro 2008). Attualmente all'Heerenveen) sognando magari il suo Milan (cui è stato accostato almeno un paio di volte negli ultimi anni). E dire che "all’inizio non volevo fare l’allenatore perché la vita del giocatore era troppo bella e fare l’allenatore è un’altra cosa. Poi, però, ho pensato che sono cresciuto nel calcio, so tante cose di calcio e magari è giusto dare anche qualcosa come allenatore. Quindi, inizi facendo il corso, poi inizi in campo e, piano piano, fai sempre di più".
 

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