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Dušan Vlahović, il "figlio della guerra" concepito sotto le bombe della Nato
Dušan Vlahović ieri e oggi

La stagione 2020-2021 è quella della consacrazione. La Fiorentina parte male. Federico Chiesa gira a vuoto. Vlahovic scalda la panchina con qualche sporadica apparizione, i risultati non arrivano. In sette giornate di Serie A Dušan fa solo 1 gol. Il 9 novembre Beppe Iachini va a casa. Esonerato. Ecco un signore mite, un intenditore di calcio. Un uomo d’altri tempi. Sulla panchina viola torna Cesare Prandelli. La prima cosa che fa è non togliere più Vlahović dal campo. Tuttavia, il ragazzo venuto da Belgrado non ingrana. Gioca 4 partite senza mai trovare la via della rete.

Su Prandelli si posa la cappa polemica della piazza. Sale il pressing per panchinare il serbo. Scalpitano Christian Kouamé e Patrick Cutrone. Ma Prandelli non molla e continua a dare fiducia al suo pupillo. Il 16 dicembre la svolta. Vlahović segna in casa col Sassuolo. La partita finisce in pareggio. Da lì 3 gol di seguito, uno anche alla Juve, il 22 dicembre, l’ultima partita dell’anno. Dušan sgancia la bomba. Sbancato lo Stadium. La viola vince 0-3. Con l’anno nuovo il serbo non smette più di fare gol. In tutto 21. È nata una stella.  

Dušan comincia la stagione 2021-2022 meglio di come aveva finito quella prima. A settembre le prime voci di addio. Il presidente Rocco Commisso vuole convincerlo a restare. Cominciano gli incontri, i pettegolezzi, gli scazzi, le dichiarazioni al vetriolo, i botta e risposta. Il 5 ottobre Rocco rompe gli indugi: “Vlahović non vuole rinnovare”. Mossa azzardata. Il pericolo è che il serbo si senta all’angolo e smetta di fare il fenomeno.

Però Vlahovic (che carattere) continua a segnare come se non ci fosse un domani. I suoi riferimenti sportivi in effetti hanno una tempra di ferro: Novak Djokovic, Cristiano Ronaldo, Zlatan Ibrahimović. Gente che non molla mai. E lui Dušan, gol a grappoli. Diciassette reti pesantissime che portano Firenze in estasi (e vicina alla zona Champions League).

Vlahović rompe definitivamente con la società a inizio anno. Non si siede nemmeno al tavolo delle trattative. Di rinnovo non se ne parla. In molti pensano che dietro al serbo ci sia la Vecchia Signora. Hanno ragione. Il 28 gennaio le visite mediche a Torino. Si chiude. È fatta. La Juventus si prende il talento più cristallino della Serie A. Centravanti purissimo. “La maglia numero 7 non rappresenta nulla per me”, dice nel giorno della presentazione. Bum. Dušan sgancia la bomba. Senza paura. L’esordio in casa col Verona, domenica scorsa.

La sblocca proprio lui con una giocata sublime, un pallonetto chirurgico. Viene giù lo Stadium. Entusiasmo a mille. Quelli che passeggiavano, con lui in campo corrono a mille all’ora. E ieri sera l’ultimo colpo di nerbo. È quasi il 90esimo, palla vicino alla bandierina. Da lì difficile inventare qualcosa, il massimo che si può ottenere è il calcio d’angolo. Il Sassuolo sta per conquistare i supplementari. La semifinale di Coppa Italia è alla portata ma i neroverdi non hanno ancora fatto i conti con Dušan. Piroetta sul terzino a fondo campo, Muldur scherzato. Il serbo entra in aerea, tiro, deviazione, estasi. Bomba sganciata. Il ragazzo venuto da Belgrado ha fatto ancora gol.

 

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