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Asta 5G, solo Iliad ed Eolo sui lotti nazionali. I colossi restano a guardare (e sperano nel rinnovo gratuito)

Una decisione dovrà essere presa entro il 2026

Asta 5G, solo Iliad ed Eolo sui lotti nazionali. I colossi restano a guardare (e sperano nel rinnovo gratuito)

Asta 5G, Iliad ed Eolo sole sui lotti nazionali

Il Mimit, Ministero delle imprese e del made in Italy, ha comunicato i nomi degli operatori che sono stati ammessi a partecipare alla procedura di gara per lo spettro compreso tra 24,25 e 26,5 GHz fondamentale per lo sviluppo dei servizi 5G ad alta capacità e, soprattutto, delle connessioni wireless a banda ultralarga con tecnologia Fwa.

Al bando sono stati ammessi 6 partecipanti. Per le frequenze a livello nazionale ci sono solo Iliad ed Eolo mentre a livello territoriale sono presenti Stel, Telecomunicazioni digitali Fastalp, Bbbell e il raggruppamento Fidoka-Newtec. Vengono messi a disposizione circa 2,25 GHz di spettro divisi in 5 lotti nazionali da 200 MHz e 42 lotti territoriali. I grandi operatori storici come Tim, Fastweb+Vodafone e Wind Tre sono invece assenti da questa specifica gara, che è a titolo oneroso.

L’aggiudicazione è attesa entro la fine del 2026, con decorrenza effettiva dei diritti d’uso dal 1° gennaio del 2029. I maggiori operatori nazionali non hanno partecipato perché hanno chiesto al governo e alle autorità competenti il rinnovo gratuito delle frequenze in scadenza nel 2029 (fino al 2037), offrendo in cambio l’impegno a realizzare nuovi investimenti nelle infrastrutture di rete.

La strategia di contenimento dei costi è comune a tutti i grandi operatori che nella gara per il 5G nel 2018, e in quelle precedenti, hanno investito miliardi di euro. Ora chiedono condizioni normative diverse e non vogliono partecipare a nuove procedure onerose per ulteriori porzioni di spettro a onde millimetriche. Le frequenze che più interessano i grandi operatori sono i lotti a 900 e 1800 MHz necessari ai servizi di telefonia mobile.

L’Agcom ha avviato consultazioni pubbliche per esaminare la questione. Una decisione dovrà essere presa entro il 2026. Ci sono però critiche dato che l’Antitrust e diversi osservatori mettono in guardia sui rischi per la concorrenza e sulla perdita di gettito per lo Stato. Si stima che rinunciare a una gara pubblica per lo spettro delle frequenze possa comportare un mancato introito di diversi miliardi di euro. Si parla di 5,5 miliardi di euro complessivi tra il 2030 e il 2037, una cifra impossibile da investire per gli operatori di telefonia fissa e mobile.

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