Siamo qui al Digital Innovation Forum, dove si è parlato molto di intelligenza artificiale e innovazione. Se guardiamo all’Europa, rispetto agli Stati Uniti abbiamo implementato l’AI Act, che è sicuramente una risorsa importante. A che punto siamo oggi su questo fronte? Molti lo hanno anche criticato in alcuni passaggi: come rispondere a queste critiche?
“Inevitabilmente l’Europa sta puntando su una tecnologia governata, responsabile, quindi sicura. Il tema è quello della fiducia, avere una tecnologia che sia compatibile con i valori dell’Unione Europea, che ovviamente sono diversi dai valori degli Stati Uniti. Chiaramente non mancano le difficoltà. Le difficoltà non sono principalmente nell’AI Act, ma sono in tutto il quadro regolatorio complesso che abbiamo in Europa: le normative sulla privacy, sulla cybersicurezza, sui dati, che vanno a impattare sull’intelligenza artificiale e rappresentano un freno all’innovazione. Ecco perché l’Unione Europea, prendendo spunto dal rapporto sulla competitività del presidente Draghi, sta cercando appunto di modificare, di semplificare questo ordinamento giuridico, lasciando al centro l’AI Act, ma rendendo compatibili con l’innovazione le altre normative che stanno attorno. È già entrato in vigore il Digital Omnibus AI, che posticipa l’entrata in vigore dell’AI Act. Manca, ma è in fase di redazione, il Digital Omnibus sulla semplificazione, che possa appunto rendere questa regolazione più compatibile con l’innovazione. Questa è la partita”.
Quando si parla di intelligenza artificiale si parla inevitabilmente anche di mercato del lavoro. Dal punto di vista accademico, secondo lei, quale può essere una formazione completa per introdurre un giovane in un mercato del lavoro e prepararlo ad affrontare tutte le sfide?
“Su questo il Governo italiano e il Paese hanno le idee molto chiare. Il decreto legislativo recentemente pubblicato in attuazione della legge 132 prevede molte misure dedicate alla formazione. Alla formazione, in realtà, non solo degli studenti, ma di tutte le categorie professionali della pubblica amministrazione, ma certo anche gli studenti. Non possiamo immaginare che la formazione non tenga presente questa tecnologia. Anche perché, lo dico da professore universitario, gli studenti comunque queste tecnologie le utilizzano. Allora, la cosa importante è aiutarli a utilizzarle nel modo giusto, quindi con consapevolezza. Del resto, già oggi il mercato del lavoro cerca dei professionisti moderni che sappiano anche utilizzare questi strumenti a supporto delle loro attività. Quindi credo che ci sia un grossissimo lavoro da fare, ma non possiamo immaginare un futuro senza questa tecnologia a supporto. Non sostitutiva, ma a supporto”.
A chi sostiene che l’intelligenza artificiale ruberà posti di lavoro, lei cosa risponde?
“Credo che sia soltanto propaganda, nel senso che è chiaro che, come tutte le trasformazioni tecnologiche e industriali, sicuramente il lavoro cambierà. Ma cambiare non significa finire, terminare o appunto sostituire l’uomo, perché la società è una società umana, è fatta di persone. Le persone devono necessariamente restare al centro, sennò questi servizi a chi vengono offerti? Però è evidente che, se noi immaginiamo le professioni del futuro, come dicevo per la formazione, tutte avranno un pezzo maggiore di utilizzo di queste tecnologie. Del resto, lei andrebbe oggi in una struttura sanitaria che non usa la tecnologia per curare le persone? Tecnologia è sinonimo di efficienza, di qualità. Ovviamente deve essere una tecnologia governata e sicura e per questo stiamo lavorando”.
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