X Factor, da ieri nuovamente in onda, arriva ai vent’anni, Amici ne ha superati venticinque. Ma mentre i programmi resistono, le star sembrano uscire sempre più spesso da altrove. Il sospetto è che il talento sia diventato il pretesto e lo spettacolo il vero prodotto. Nel quale gli “artisti” (quante volte questa parola viene usata a sproposito…) si trasformano in mero prodotto di consumo usa-e-getta.
C’era una volta il talent che prometteva di scoprire cantanti. Oggi, più modestamente, scopre concorrenti. La differenza non è linguistica: è industriale. Quando Giusy Ferreri uscì da X Factor, una canzone poteva trasformare in poche settimane una sconosciuta in un fenomeno nazionale. Poi arrivarono Marco Mengoni, Emma Marrone, i Måneskin, Angelina Mango. Nomi capaci di sopravvivere alla sigla finale. Ma proprio qui cominciano i problemi: quanti degli ultimi vincitori saprebbe nominare oggi il pubblico senza consultare Google?
Il cantante dura una stagione, il giudice molto di più
X Factor festeggia vent’anni con Giorgia alla conduzione e una giuria composta da personaggi già perfettamente confezionati per la televisione. Ed è forse questo il paradosso definitivo: sono ormai i giudici ad avere bisogno del talent molto meno di quanto il talent abbia bisogno di loro.
Il concorrente di turno canta, piange, racconta la propria fragilità, supera una prova, abbraccia il coach. Poi cala il sipario e spesso cala anche l’interesse. Nel frattempo restano le battute dei giudici, le polemiche social, gli outfit, le clip virali. Più che una fabbrica di popstar, sembra diventata una fabbrica di reel buoni per i social.
Da Amici arrivano anche boxe e judo: manca giusto il curling…
Nemmeno Amici sfugge alla necessità di reinventarsi. Dopo canto e ballo, arrivano boxe, pattinaggio artistico e judo. Nulla di male, naturalmente. Ma il messaggio è piuttosto eloquente: quando una formula deve continuamente allargare il perimetro, forse il suo centro non basta più.
Nel frattempo molti dei nomi musicali che dominano classifiche, streaming e concerti sono cresciuti altrove. Internet ha tolto alla televisione il monopolio della consacrazione: oggi un artista può costruire il proprio pubblico prima ancora che qualcuno gli assegni una poltrona rossa, una squadra o un televoto.
Il vero X Factor? Restare vivi dopo i titoli di coda
La frase più illuminante arriva proprio da uno dei giudici, Jake La Furia: lì si fa televisione. Esatto. Ed è forse arrivato il momento di smettere di fingere il contrario.


