L’evento – o pseudo tale – dovrebbe officiarsi all’Ariston nel prossimo anno. Stefano De Martino prepara il colpo grosso, mentre Sanremo continua a inseguire giovani, social e canzoni da playlist. Peccato che sotto la vernice nuova il vecchio rito televisivo continui a profumare di naftalina.
Una volta il rock spaventava i genitori. Oggi finisce in prima serata, annunciato con mesi di anticipo, impacchettato per i social e servito comodamente sul divano.
La band romana dei Måneskin dovrebbe tornare insieme a Sanremo 2027, dal 16 al 20 febbraio, chiamati dal nuovo direttore artistico Stefano De Martino per quella che si annuncia come una delle operazioni televisive più redditizie dell’anno. Reunion, nostalgia, rockstar internazionali e valanga di clip da rilanciare su TikTok: il pacchetto è perfetto.
Sanremo si veste da giovane, ma sotto sotto resta sempre la solita zuppa
Va riconosciuto: il Festival negli ultimi anni ha provato seriamente a svecchiarsi. Più social, più streaming, artisti sempre più giovani, canzoni spesso pensate per il pubblico teen e ritornelli concepiti per sopravvivere nei quindici secondi di un reel. Il problema è che, nonostante la manicure generazionale, l’odore di muffa persiste.
Cambia la scenografia, cambiano i conduttori, cambiano i tormentoni, ma il rito resta quello: l’Ariston, la liturgia dello share, l’ospite-evento, la reunion annunciata come apparizione mariana e il pubblico chiamato a emozionarsi al momento giusto.
Dalla provocazione alla pantofola
Nel 2021 Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan sembravano rappresentare una frattura: pelle, tacchi, trasparenze, provocazione, Eurovision e conquista internazionale. Oggi quella stessa estetica è stata digerita, sterilizzata e trasformata in intrattenimento rassicurante. Non scandalizza più neppure i novantenni. Al massimo qualcuno alza il volume, quando l’apparecchio posizionato nell’orecchio non basta…
Ed è forse questo il paradosso più gustoso: i Måneskin possono anche aver conquistato il mondo, ma per la televisione italiana diventano definitivamente grandi quando tornano presso la Riviera dei Fiori. Il Festival, intanto, continua a fingersi adolescente. Ma basta aprire una finestra dell’Ariston per sentire ancora un vago profumo di armadio chiuso.


