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Striscia la Notizia, l’epopea è davvero finita? Il funerale è in corso ma il morto non si trova…

Striscia la Notizia non è stata ufficialmente cancellata. I profili social non risultano oscurati, Mediaset non ha diffuso comunicati di chiusura e Antonio Ricci non ha annunciato nessuna rottura. La fine resta possibile, ma per ora il funerale mediatico continua ad avere un piccolo problema: manca la salma.

Striscia la Notizia, l’epopea è davvero finita? Il funerale è in corso ma il morto non si trova…

Da settimane si racconta che il programma di Antonio Ricci sia stato cancellato, smantellato e consegnato alla storia della televisione. Ma i social non sono stati oscurati, Mediaset non ha annunciato alcuna chiusura e le parti continuano prudentemente a tacere. Più che una sentenza, sembra una trattativa combattuta a colpi di indiscrezioni.

Striscia la Notizia, l’epopea è davvero finita? Il funerale è in corso ma il morto non si trova…
L’ultimo post pubblicato sull’Instagram ufficiale del programma, risalente al giorno prima della presentazione dei palinsesti Mediaset, riporta uno stralcio del libro di Antonio Ricci “Me tapiro”, uscito nel 2017.

Vatti a fidare dei social

Nel giornalismo televisivo contemporaneo la morte di un programma può precedere tranquillamente la sua cancellazione. Basta un’indiscrezione, un tweet ripreso senza troppe verifiche e una processione di articoli costruiti sugli articoli precedenti. Alla fine nessuno sa esattamente che cosa sia successo, anche se tutti conoscono già la data delle esequie,

È quanto sta accadendo con Striscia la Notizia, data per finita, archiviata e praticamente sfrattata da Mediaset. Il problema è che, ad oggi, non esiste alcun annuncio ufficiale che certifichi la chiusura.

La valanga sarebbe partita dalla notizia secondo cui Mediaset avrebbe sottratto alla squadra di Antonio Ricci la gestione dei profili social. Una ricostruzione suggestiva, perché evoca porte chiuse, password cambiate e scatoloni caricati in ascensore. Ma non sembra corrispondere ai fatti. I social di Striscia risultano ancora visibili. Inoltre non venivano gestiti direttamente dal gruppo autorale di Ricci, bensì da personale interno all’azienda. La struttura editoriale aveva terminato il proprio lavoro mesi prima, mentre gli addetti ai canali digitali, dipendenti Mediaset, destinati ad altri incarichi. Una riorganizzazione, dunque, non necessariamente una decapitazione.

Mediaset tace: il silenzio non è una conferma

Naturalmente, il fatto che la chiusura non sia stata annunciata non significa che il programma tornerà certamente. Significa soltanto che non è ancora possibile raccontare come definitiva una decisione che definitiva, pubblicamente, non è. Se Mediaset avesse già scelto di interrompere una storia lunga quasi quarant’anni, sarebbe lecito aspettarsi il tradizionale comunicato aziendale: ringraziamenti, parole come “straordinario”, “irripetibile” e “nuove sfide professionali”. Una formula elegante con la quale la televisione accompagna alla porta perfino chi giura di essersene andato spontaneamente.

Quel comunicato non è mai arrivato. E Antonio Ricci, che nella gestione delle parole non è propriamente un dilettante, non ha denunciato espulsioni, tradimenti o colpi di palazzo. Il reciproco silenzio non prova un accordo, ma rende credibile l’ipotesi di una trattativa ancora in corso.

Uno dei nodi potrebbe essere di carattere economico. Ne esisterebbe però anche un altro, meno chiaro e non ufficialmente identificato. Qui la prudenza è obbligatoria: si può registrare l’esistenza di una distanza tra le parti, non inventarne le ragioni. Il resto appartiene alla nobile disciplina del retroscena, nella quale spesso il condizionale entra dalla porta e la certezza esce dal titolo.

Ascolti, prima serata e complottismi da palinsesto

C’è anche chi sostiene che Mediaset abbia collocato Striscia in prima serata con l’intenzione di farla schiantare. Una teoria indubbiamente affascinante con tutti gli elementi necessari: un mandante, una vittima e persino l’arma del delitto, il telecomando.

I fatti disponibili raccontano però una situazione meno cinematografica. Pier Silvio Berlusconi partecipò alla registrazione della prima puntata e sostenne il progetto. La trasmissione si trovò poi contro avversari pesanti, tra fiction molto seguite, le Olimpiadi milanesi – sui quali all’inizio aleggiavano alcuni dubbi in termini di numeri – ed alcuni programmi capaci di intercettare un pubblico analogo.

Gli ascolti hanno mostrato certamente delle difficoltà, ma attribuirle automaticamente a un sabotaggio richiede una dose di fantasia che nessun dato, da solo, può sostenere. È possibile che dentro l’azienda esistano posizioni differenti sul futuro del programma. Sarebbe persino normale: in un grande gruppo editoriale non tutti amano le stesse trasmissioni, specialmente quando costano molto e non fanno più i numeri di un tempo. Altra cosa è affermare che la sentenza sia stata già pronunciata.

To be continued…