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Toscana
Fipe - Confcommercio Toscana lancia l'allarme per la crisi della ristorazione

Il presidente di Fipe-Confcommercio Toscana Aldo Cursano, insieme direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, il direttore di Fipe nazionale Roberto Calugi, lo chef stellato Marco Stabile, presidente dell’Associazione Ristoratori Fiorentini, e il coordinatore dei pubblici esercizi fiorentini Francesco Sanapo hanno lanciato un appello alle istituzioni nazionali per il grave stato di crisi in cui versa la ristorazione nel periodo post Covid-19.

Nel corso dell’incontro stampa nella sede di Fipe-Confcommercio Toscana in piazza Annigoni a Firenze il direttivo toscano ha riferito oggi sull’esito dell’incontro con il viceministro all’economia Laura Castelli, che si è impegnata a prendere importanti provvedimenti per sostenere la categoria con indennizzi e ammortizzatori sociali, rilanciare i consumi e ripopolare i centri storici.  Sgravi contributivi per ridurre l’impatto del costo del lavoro, proroga della cassa integrazione fino a fine anno, l’impegno ad intervenire sui canoni di locazione attraverso la proroga del credito d’imposta, l’istituzione di un fondo specifico per il settore e incentivi a chi consuma nei pubblici esercizi sotto forma del riaccredito del 20% di quanto speso con moneta elettronica. Sono queste, in estrema sintesi, le promesse che la delegazione Fipe-Confcommercio guidata dal vicepresidente vicario nazionale Aldo Cursano è riuscita ad ottenere nei giorni scorsi dalla viceministra all’economia Laura Castelli, che si è anche dichiarata disponibile a valutare la proposta sulla deducibilità delle spese per i pasti fuori casa, avanzata da Fipe per venire incontro ai tanti consumatori che, spesso per esigenze di lavoro, sono costretti a mangiare fuori casa.

Particolarmente toccanti le testimonianze del celebre chef stellato Marco Stabile, presidente dell’Associazione Ristoratori Fiorentini dell’imprenditore Francesco Sanapo, coordinatore dei pubblici esercizi fiorentini e titolare di Ditta Artigianale, vero e proprio tempio del Caffè nel cuore dell’Oltrarno fiorentino. “Ricevere un contributo quantificato sulla base della differenza di fatturato rispetto all’anno 2019 sarebbe una boccata d’ossigeno importante per le imprese in difficoltà. L’importante è che non ci si metta di mezzo la burocrazia a rallentare le cose”, ha sottolineato Marco Stabile, “noi stiamo facendo salti mortali per mantenere l’occupazione, perché abbiamo investito sulla formazione e la professionalità dei nostri collaboratori, che sono il vero valore aggiunto delle nostre imprese. Ma se la situazione continua così da soli non ce la facciamo”. Francesco Sanapo ha ricordato “la necessità di ridurre in maniera significativa i costi di gestione delle attività, da quelli che gravano sul lavoro agli affitti. Tutto questo per evitare il rischio di perdere quel patrimonio inestimabile rappresentato dai pubblici esercizi, sia come anelli importanti della filiera agroalimentare sia come luoghi di aggregazione. Ci vuole una visione strategica: che città sarebbero le nostre senza bar e ristoranti?”. Per aiutare davvero la categoria a superare gli effetti della crisi da Covid-19, secondo Fipe-Confcommercio occorre ora prorogare misure già testate e rivelatesi efficaci, come quelle previste dallo scorso decreto Rilancio per l’erogazione di indennizzi a fondo perduto.

“In Toscana il comparto dei pubblici esercizi rappresenta 22mila imprese, per metà ristoranti, ed oltre 53mila lavoratori dipendenti”, ha sottolineato il presidente Aldo Cursano, “nella sola provincia di Firenze esiste una rete formata da più di cinquemila locali, che rappresentano un vero “patrimonio immateriale” dell’accoglienza e dello stile di vita italiano. Sostenere queste imprese non è solo questione economica, perché significa anche salvare i valori che hanno reso grandi socialità e turismo nel nostro Paese. Ecco perché abbiamo rivendicato con forza al Ministero dell’Economia interventi urgenti che tutelassero questo comparto, fortemente penalizzato dagli effetti della pandemia. Ma più che sussidi noi chiediamo di lavorare”. Proprio in queste ore sono arrivati dal Governo segnali importanti in questa direzione. “Un bonus che incentivi i consumi in bar e ristoranti, in particolare attraverso i pagamenti in digitale, la promessa di sostenere i centri storici svuotati dall'assenza dei turisti e dal persistere dello smart working, così come la proposta di istituire un fondo per la ristorazione per l'acquisto di prodotti agroalimentari italiani”, ha detto il direttore nazionale di Fipe-Confcommercio Roberto Calugi , “sono il segnale di un cambio di rotta che ci fa ben sperare per il futuro. Le misure proposte, in particolare dal Viceministro Castelli e dai Ministri Dario Franceschini e Teresa Bellanova, sono testimonianza del fatto che il Governo si è reso conto della crisi drammatica che sta vivendo il comparto dei pubblici esercizi e del ruolo che questo comparto svolge nelle filiere turistiche e agro-alimentare, come la nostra Federazione denuncia ininterrottamente da mesi. Se le cose non cambiano, a livello nazionale per fine 2020 stimiamo la perdita di 50mila imprese e 350mila posti di lavoro a rischio.”. 

“Anche se le imprese sono tutte operative, la situazione resta grave, con perdite medie di fatturato del 40% ma superiori al 70% in settori ancora fermi come catering e banqueting”, ha ricordato il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, “gli imprenditori ce la mettono tutta per resistere e lo hanno dimostrato anche nella fase del “lockdown”, ingegnandosi per continuare a dare servizi ai propri clienti fra consegne a domicilio e asporto. Poi hanno accelerato l’innovazione, con menù digitali, presenza sui social, prenotazioni on line. Ma ci vorrà molto tempo prima che si torni alla normalità. E dire che i pubblici esercizi erano in forte crescita, un vero fiore dall’occhiello anche per l’occupazione”. Secondo l’ultima indagine di Confcommercio, infatti, negli ultimi dodici anni le città capoluogo della Toscana, a fronte di un progressivo arretramento degli esercizi commerciali (-1.272, dalle 16.748 unità del 2008 alle 15.476 del 2019), avevano visto un boom di bar, ristoranti e strutture ricettive, passati dai 7.894 totali del 2008 ai 9.935 del 2019.

 

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