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Viaggi

di Franca D. Scotti


Improvvisamente balzata all'attenzione del mondo, Buenos Aires sorprende per architetture e atmosfere cosmopolite, un mix creativo nobile e popolare, unico in tutto il Sud America. Nessuna città al mondo, forse, come questa , conserva tutte le stratificazioni della sua storia di immigrazione.  E Papa  Francesco, che ha richiamato su di sé e sulla sua terra l'attenzione del mondo, ne è un ottimo testimone. Forse solo New York le può essere paragonata.

La zona dove approdò il capitano spagnolo  Pedro de Mendoza nel 1536, cercando di imporsi agli indigeni e che  fu poi definitivamente occupata nel 1580 da Juan de Garay , fu la culla della città chiamata Nuestra Senora Santa Maria del Buen Aire. Le "buone arie" erano quelle che provenivano dal Rio della Plata e spiravano dall'oceano Atlantico, dove il Rio della Plata sfocia  con un enorme estuario.

Spagnola dunque la fisionomia iniziale di Baires, come in tutta l'Argentina del secolo 16°, per la presenza dei conquistadores prima, e dei Gesuiti poi. E l'influenza spagnola si percepisce ancora, nella lingua innanzitutto e poi in alcuni edifici di stile coloniale che sono sopravvissuti per quattro secoli.

Lo stile spagnoleggiante coloniale é presente in tutto il quartiere di San Telmo a sud del centro: nobili palazzi a due piani, dai ricchi cornicioni decorati, oggi trasformati in eleganti caffè oppure in negozi di antiquariato, si affacciano sulla famosa plaza Dorrego, un tempo stazione di posta per carrozze e carri che passavano dalla capitale. Qui si può assistere il pomeriggio, tra i tavolini all'aperto, ad esibizioni di orchestrine e coppie di tangueros, oppure al famoso mercato dell'antiquariato della domenica.

Si trova di tutto, dai libri su Evita Peron alle foto del Che, dalle tazzine Wedgwood a candelieri in Sheffield, quasi sempre recuperati dalle ricche case borghesi del quartiere. Anche le chiese rispecchiano lo stile e la cultura spagnoleggiante: soprattutto le chiese settecentesche dedicate a Santo Domingo e a Sant'Ignacio, legate al quartiere dell'educazione o della cultura gesuitica, chiamato Manzana de las Luces, o quartiere della luce.

C'è poi a Buenos Aires un aspetto monumentale di grande, sontuosa imponenza. E' lo stile eclettico d'ispirazione francese: balconi di ferro battuto e vetrate liberty,  facciate panciute e archi ricurvi, cupole e tetti a mansarda  ad ampie falde, abbaini affacciati su bellissimi viali alberati a imitazione dei boulevard francesi.

Oltre a spagnoli e francesi, la città ha ancora, e come non potrebbe?, la sua inconfondibile impronta italiana. Gli Italiani arrivarono a più riprese, alla fine dell'800, dopo la prima guerra mondiale e dopo la seconda. Soprattutto dopo il 1880 esplose l'immigrazione, in coincidenza con gli investimenti stranieri e lo sviluppo del commercio: basti pensare che la popolazione argentina tra la fine dell'800 e i primi del '900 crebbe quattro volte.

Alla prima ondata di migranti, molti genovesi, si deve l'origine del famoso quartiere Boca, che forse deriva il nome proprio da Boccadasse. I genovesi arrivavano nei bastimenti che approdavano a La Vuelta, il porto più antico di Baires. Intorno si sviluppò un quartiere pittoresco dove le casupole dei marinai erano fatte con le lamiere recuperate e dipinte con le vernici avanzate dalle barche, rosse, gialle, blu, verdi, rosa. Così nacque la fisionomia inconfondibile di Boca, oggi il quartiere più fotografato di Baires, che si sviluppa intorno al famoso Caminito, unico museo all'aperto in Argentina.

"Caminito" cioé sentierino, che prende il nome da un celebre tango malinconico e struggente. Colori sgargianti, personaggi di cartapesta affacciati ai balconi, murales vivacissimi, esibizioni di tangueros per strada, musica ovunque, profumo di asado, fantasia in vetrina, audacia creativa sulle pareti di case, negozi e ristoranti e sullo sfondo il fiume Riachuelo: è questo il fascino  indimenticabile di Boca, paradiso per i fotografi e gli appassionati del folclore. Un fascino evidente  anche negli acquerelli del famoso pittore Benito Martin, a cui è dedicato un museo in questo quartiere.

Guai però a uscir fuori dal circuito classico e turistico. Il quartiere, nato da marinai, prostitute e gente di coltello, conserva ancora tutta la sua atmosfera di zona malfamata, dove è meglio non avventurarsi da soli e tanto meno dopo il tramonto. Dopo il tramonto, invece, si può solo andare alla Bombonera, il famoso stadio di calcio, regno del Boca junior e di tifoserie sfegatate.

Il Tango
Quello che è uno dei miti argentini, nato nei bar e nei bordelli che sorsero intorno a Buenos Aires alla fine del diciannovesimo secolo, vanta le origini più disparate. Forse anche questa è una dimostrazione della vivacità e della varietà di Buenos Aires. Crogiolo di immigrati, eclettica, cosmopolita, vivacissima, tollerante, Baires é tanto mescolata di popoli e tradizioni, che qui nessuno si stupisce se una delle teorie sull'origine del tango lo fa risalire addirittura ad una invenzione giapponese.

Consigli di viaggio 
Per informazioni: www.welcomeargentina.com, www.argentina.it www.infoargentina.net
Per viaggiare: Patagonia World, c.so Tassoni, 24, Torino, Tel.: 011.0371201; info@patagoniaworld.it, www.patagoniaworld.it


 

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