Immerso nel verde della campagna dell’alto Lazio, il Casale Bonaparte rappresenta il buen ritiro controcorrente per prendersi del tempo, rilassarsi, gustare buon cibo tra storia e natura.
Ci sono ancora le tegole datate 1610 con la firma degli artigiani dell’epoca in questa suggestiva tenuta di campagna appartenuta, tra gli altri, a Luciano Bonaparte, fratello minore di Napoleone. Immerso negli ulivi nel cuore della Maremma laziale, l’antico Casale Bonaparte è, oggi, un rinomato luogo di villeggiatura al confine con la Toscana. La tenuta si estende per 40 ettari tra Cellere e Canino, a due passi dalle Terme di Vulci. La meta estiva lontana dalle solite località affollate dove potersi ritirare per soggiorni all’insegna dell’otium. La vera essenza di questo luogo d’antan è, infatti, la tranquillità. L”invito – quando si entra in questo luogo incantevole – è quello di godersi la natura, il cinguettio degli uccelli, il frinire delle cicale. Sembra, davvero, di essere tornati indietro nel tempo mentre si osservano le rondini che vengono ad abbeverarsi nelle grandi vasche d’acqua. “Volevo mantenere inalterata l’architettura originale del casale, andando a riprendere i colori di un tempo nei punti in cui si sono conservati” – rivela Simona Archibusacci, proprietaria della tenuta – “Rispettare la storia di questo luogo consente al visitatore di di poter soggiornare in una struttura senza tempo. Chi viene qui, non si sente più un ospite. Si sente a casa”.

Tra gli ulivi, una storia di famiglia
Il casale – appartiene da quattro generazioni alla famiglia Bocci, madre di Simona Archibusacci – nasce, probabilmente, come dogana pontificia del ducato di Castro. “Il mio bisnonno e mio nonno” – racconta l’ultima erede della famiglia di grandi latifondisti – “si videro espropriare diversi possedimenti a causa della riforma agraria e fondiaria. Quando ero bambina, l’azienda comprendeva un vigneto e diversi oliveti, ma, nel tempo, è diventata prettamente olivicola, complice il fatto che mio padre possedeva un frantoio di famiglia a Canino. Entrambi i nonni erano frantoiani. Uno lo ha fatto diventare un vero e proprio lavoro, l’altro ha creato un servizio da offrire alla cittadinanza”.

Sui passi di Luciano Bonaparte
Luciano Bonaparte visse in questo luogo tra il 1808 e il 1830 “All’epoca la struttura era circondata da un’enorme siepe di Lillà. Alcune piante sono tutt’ora presenti” – spiega l’attuale proprietaria – “e durante le ristrutturazioni abbiamo rinvenuto una lunga cantina – datata 1817 – di circa 40 metri dove la temperatura è costante tutto l’anno, dove sono conservate botti antiche. E, poi, un forno a legna datato 1819 nel piano all’epoca destinato alla servitù, diverse monete, stemmi e coni francesi”.
Nato ad Ajaccio nel 1775 – e morto a Viterbo nel 1840, Luciano Bonaparte ebbe un ruolo centrale nel 1799, in occasione del colpo di stato che permise al fratello maggiore di salire al potere in Francia. Nonostante ciò, mantenne salde le sue idee repubblicane, trovandosi spesso in contrasto con il fratello del quale rifiutò i titoli reali, preferendo l’esilio. Si trasferì nello Stato Pontificio, dove venne accolto da Papa Pio VII, che lo insignì del titolo di Principe di Canino nel 1814. Proprio in questi luoghi trascorse il tempo dedicandosi all’archeologia e alla letteratura. Fu lui a scoprire gli affreschi della Tomba François. A Canino esistono, tuttora, un monumento a lui dedicato e la tomba.

Olio D.O.P., eccellenza del territorio.
Tutti i terreni che appartengono alla tenuta – oltre 10 ettari di superficie con più di 10.000 alberi di ulivo – sono iscritti nelle produzioni di qualità D.O.P. Canino. L’olio prodotto è caratterizzato dalla Varietà Caninese, autoctona, proveniente da olive piccola, nocciolute, dal un sapore deciso, intenso, note amare e piccanti, sentori di carciofo, rucola e erba fresca, che si ritrovano anche nel profumi ed un colore verde smeraldo intenso. L’azienda ha vari appezzamenti di terreno dislocati sui comuni di Canino e Cellere, con sistemi di coltura di piante secolari a impianti intensivi, da cui si ottiene, il Monocultivar Caninese Chiusa del Tesoro – nome scelto da Archibusacci riprendendolo da una vecchia cartografia del casale – all’intensivo. L’olio, così come altri prodotti dell’azienda di famiglia, si possono acquistare nell’angolo shop.

Il mattino ha l’oro in bocca con la colazione fatta in casa
Tutte le torte sono preparate da Simona Archibusacci con i prodotti che provengono dalla tenuta o da aziende locali. A colazione, è impossibile non innamorarsi della torta di fiori, di quella di mele e di carote. Non mancano le pietanze salate come muffin al formaggio, salumi e prodotti caseari del territorio, oltre a miele, frutta, e le uova delle galline del pollaio annesso al casale. E, poi, il tutto in piscina e l’ombra del grande albero di fico.

