Di Maurizio Zanoni
@mauriziozanoni
Un giro al calar del sole, nelle notti di plenilunio, che si inerpica sui binari che corrono in salita, tra ripidi pendii e le cime innevate delle Alpi svizzere. Nella centenaria storia della ferrovia del Bernina, un’ardita opera di ingegneria edificata tra il 1906 e il 1910, non si può stimare il numero illimitato dei turisti che, provenienti da ogni dove, si sono alternati nella successione degli anni. Benché la sua esistenza risalga pertanto a più di un secolo fa, la motivazione che spinge le persone a comprare il biglietto del trenino rosso rimane sempre la stessa: intraprendere un viaggio che permetta di sfiorare il tetto del mondo, con un’immersione in uno scenario muto, ovattato, custodito intimamente tra pareti di roccia, nevi perenni e millenari ghiacciai. Chi sale sul Bernina Express sceglie dunque di godere di questa esperienza unica, comodamente seduto in gradevoli convogli che, con finestroni panoramici, aprono all’osservazione del mutare del paesaggio.
Un’esplorazione delle vette alpine intensa, avvolgente, che, dall’introduzione della modalità notturna, assume contorni ancor più suggestivi. Tant’è vero che tale particolare opzione viene organizzata soltanto quando nel calendario è prevista luna piena. Perché saranno proprio i raggi lunari a rischiarare il panorama, contaminato dal solo sferragliamento del treno che da St. Moritz, a partire dalle ore 18.15, valica il massivo del Bernina, fino a raggiungere ad Alp Grüm. Oltre perciò alla bellezza scenografica che la natura offre, a rendere migliore il tragitto più di quanto non lo sia già, vi è la somministrazione dell’aperitivo: a ruote in movimento si comincia a sorseggiare calici di prosecco, seguito da ottimo vin brulé e da diversi stuzzichini. E le luci, nei momenti non strettamente necessari, vengono spente. Così, nella penombra, con una selezione musicale intervallata tra genere classico e moderno, la visione di quello che c’è oltre al vetro pare più nitida.
Finché, puntale come un orologio svizzero, il treno arresta la sua marcia, dinnanzi al ristorante albergo Alp Grüm, ove è prevista una cena a 2091 metri sul livello del mare, compresa nel pacchetto di viaggio, in cui è possibile assaporare la fonduta del ghiacciaio (sono escluse le bevande, caffè e liquori che dovranno essere saldati a parte, a prezzi non proprio a buon mercato). Dopodiché, intorno alle ore 22.30, con la pancia piena, il viaggio riparte. La luna, stavolta, è ben visibile e illumina ovunque. I rumori allora vengono soffocati dalle emozioni che ciascuno assorbe da quello spettacolo magnificente. Per un’ora filata i presenti strabuzzano gli occhi, prima che l’ultima fermata non decreti la conclusione dello straordinario tour. Quel che resta, una volta messo piede sulla banchina della stazione, sono ricordi memorabili di una esperienza totalizzante, sopra la più alta ferrovia ad aderenza naturale d’Europa che, a ragion veduta, è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

